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Simonetta De Piccoli aveva solo 44 anni, di cui molti trascorsi ad aiutare gli altri. Era la sua natura oltre che la professione che aveva scelto.
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Seguiva gli “utenti”, come li chiamano ora le aziende sanitarie, come Operatore Socio Sanitario dell’Assistenza Domiciliare, e poi nel tempo libero si dedicava ad altre attività sociali per il bene della comunità.
E’ una delle vittime più giovani che hanno perso la vita per il Covid o Coronavirus che dir si voglia. E’ mancata mercoledì sera, in Terapia intensiva all’ospedale di Bassano, dopo una lunga degenza al reparto Covid di Conegliano.
Simonetta non risulterebbe aver avuto altre patologie concomitanti, ma sul suo decesso c’è l’ombra di una valutazione non attenta. Ai primi sintomi forti dell’infezione, infatti, le sarebbe stato detto di rimanere semplicemente a casa in quarantena trattando il caso con antipiretici.
Nessun tampone per lei, nonostante presentasse i sintomi tipici del virus e nonostante la donna lavorasse con gli anziani e i malati.
Dopo due settimane con febbre alta i sintomi si sono ulteriormente aggravati. E’ cominciata la difficoltà a respirare e allora è arrivato il ricovero.
Forse il suo decesso è figlio di quelle prime istruzioni con le quali veniva detto a tutti “Se state male non venite in ospedale e chiamate il medico di base” a fianco dell’avvertenza: “Le mascherine non servono”.
Simonetta, dopo 44 anni di amore per la vita e per gli altri nel trevigiano, se ne va lasciando afflitti e distrutti un marito e due figli, un maschio e una femmina.
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