Comune approva: ‘SI’ al nuovo albergo della Locatelli. Il resto sono parole

ultimo aggiornamento: 05/06/2017 ore 10:59

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Brugnaro al referendum vota sì: "Non ho paura di Salvini"

Venezia ha un nuovo albergo. Finalmente direte voi. Lo ha deciso il Consiglio comunale di ieri approvando la delibera che autorizza il cambio d’uso di alcune proprietà riconducibili alla famiglia della consigliera fucsia Marta Locatelli.

Inutile riferire i commenti vox populi che hanno accompagnato la decisione: “E questa sarebbe la nuova classe politica che dovrebbe difendere la città dall’assalto turistico e impegnarsi per la residenzialità?”. Che te lo dico a fare?

I politici – da sempre – si comportano esattamente come imprenditori privati (quanti altri alberghi sono stati aperti a Venezia in sordina negli ultimi 2-3 anni?) per gestire i loro business, senza più preoccuparsi del fatto che dovrebbero dimostrare riluttanza a mostrare che il loro ruolo pubblico permette delle agevolazioni nei pubblici uffici, oppure che con i fatti vanno in direzione contraria a quanto espresso a parole in fase di propaganda elettorale.

Pochi tra quanti ci leggono sanno che un recente sindaco ha provveduto a comprare proprietà che alla fine sono diventate un blocchetto terra-cielo, poi opportunamente restaurato è diventato un albergo in zona Rialto intestato alla moglie.

E la storia dell’altro sindaco suo predecessore che ha autorizzato la ristrutturazione di una intera zona della Giudecca in cambio di una quota di nuovi appartamenti che dovevano essere riservati a veneziani per l’acquisto a prezzo agevolato? All’apertura del bando già una decina di quegli appartamenti era opzionata con nomi di suoi famigliari.

E’ un fenomeno a cui sembra non esserci difesa.

Il nuovo albergo, con 8 stanze e 18 posti letto, reception e sala colazione, consiste in un gruppo di appartamenti fino a ieri con uso residenziale, ora diventati di uso alberghiero con circa 300 metri quadri, in calle de le Rasse.

Hanno votato in 21, solo consiglieri di maggioranza, con le opposizione fuori dall’aula per protesta.

La vicenda era iniziata un anno e mezzo fa, quando nel precedente Consiglio comunale era passata, tra le polemiche, la trasformazione da residenziale a ricettivo dei tre appartamenti principali. Restava da trasformare l’ultima porzione del complesso. Ieri la nuova delibera per un cambio di destinazione d’uso in deroga, motivato da un beneficio pubblico per l’amministrazione di 14mila euro.

Tutta la contraddizione possibile (insita forse nella natura stessa dell’essere umano) nelle parole del pur bravo Maurizio Crovato, consigliere della Lista Brugnaro: «Dal punto di vista etico la trasformazione di un’abitazione civile in un albergo diventa sempre di più un atto esecrabile. Se io avessi anche mille case a Venezia non farei il cambio d’uso nemmeno di una».

Però ha votato “SI” anche lui… e allora?

E’ un fenomeno a cui sembra non esserci difesa.

(foto di repertorio)

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