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Classifica, il pantano della zona retrocessione

Come si esce da una crisi di gioco e risultati nel calcio? Come si ferma una caduta inarrestabile verso il fondo classifica e una inevitabile retrocessione? Le tre squadre che al momento occupano il fondo della classifica, stanno affrontando la situazione in modi totalmente differenti.

Il Carpi aveva licenziato il simbolo del miracolo Castori e chiamato Sannino, nella speranza di una scossa che è arrivata solo inizialmente ma che con l’andare delle partite, non ha condotto a una variazione di tendenza. Dopo lo scialbo pareggio casalingo con l’Hellas Verona, altra contendente alla retrocessione, Sannino è stato allontanato. Il suo posto è stato nuovamente ripreso da Castori, spinto dalla vecchia guardia.

A causa del suo ritorno, anche il direttore sportivo Sean Sogliano ha presentato le dimissioni. L’uomo di mercato non ha mai legato con l’allenatore e dato che aveva spinto per l’arrivo di Sannino, ha lasciato. Dimostrando di essere uno dei pochi uomini veri e coerenti in questo pazzo mondo sportivo.

E mentre a Carpi hanno gioito per il suo addio, a Verona molti lo rimpiangono. In questo momenti infatti gli scaligeri sono in un totale stato di immobilismo, convinti secondo le parole del presidente di uscirne grazie a mister Mandorlini.

Zero vittorie in undici partite, un gioco nullo e basato solamente sul lancio lungo per un Luca Toni che ora non c’è. E’ proprio questo l’errore di base di una squadra che è troppo dipendente dall’ex campione del Mondo. Giampaolo Pazzini, per una squadra che deve salvarsi è un lusso, sempre se si riesce a servirlo come dovrebbe. L’ex Milan necessita di una seconda punta a fianco, di essere lanciato in profondità e non servito con cross dalle fasce. Purtroppo dopo anni di successi, l’allenatore ravennate non sembra in grado di trovare il bandolo della matassa e le soluzioni latitano.

Aggrapparsi agli infortuni è un ritornello che rischia di farsi fastidioso e non totalmente accettabile. Anche quando la formazione era al completo, il gioco espresso non ha mai esaltato, quindi per risollevarsi, qualcosa bisogna fare. Dato che cambiare ventidue giocatori è impossibile, una scossa al vertice va data. Ed in questo momento non sembra Mandorlini l’uomo in grado di darla. Difficilmente però la dirigenza sembra propensa a questa soluzione, anzi. Forse se l’allenatore è legato alla squadra e alla città come ha sempre sostenuto, dovrebbe fare volontariamente un passo indietro. Dopo anni di trionfi, rischia di fare la fine di Osvaldo Bagnoli: retrocedere e lasciare Verona mestamente. Con una differenza, Bagnoli con umiltà ha raggiunto traguardi impossibili solo pensare.

A Bologna nel frattempo, hanno scelto la soluzione più scontata, l’allontanamento di Delio Rossi e l’arrivo di Roberto Donadoni. Risultato, una schiacciante vittoria sull’Atalanta e il ritorno al goal di Mattia Destro. Può anche essere stato un caso, si potrà trattare di una vittoria passeggera ma intanto è arrivata.

Sabato pomeriggio si sfidano proprio Verona e Bologna, per uno scontro che sa di ultima spiaggia per gli scaligeri. In caso di mancata vittoria, qualcosa in casa veronese andrà fatta assolutamente.

Mattia Cagalli

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