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mercoledì 21 Aprile 2021
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Chimaera, batterio killer dei macchinari ospedalieri: primo caso da noi. E’ un veneziano

Chimaera, batterio killer dei macchinari ospedalieri: primo caso da noi. E' un veneziano

Chimaera è un batterio killer che si può annidare nei macchinari ospedalieri normalmente usati per tenere in vita i pazienti (ad esempio sotto anestesia durante interventi chirurgici d’elezione). Fino ad oggi si erano contati alcuni casi in Veneto, ma ora arriva purtroppo la notizia che il batterio ha colpito anche un paziente veneziano.

La vicenda.
Chimaera è un microbatterio che si annida nel macchinario che assicura la circolazione extracorporea durante gli interventi di cardiochirurgia.
Questo batterio è stato ritenuto all’origine del decesso del dottor Paolo Demo, 66 anni, morto lo scorso 2 novembre dopo un calvario di sofferenze all’ospedale di Vicenza. Era stato lo stesso medico, prima di morire, a indagare sull’origine dell’infezione che lo stava uccidendo.
Operato nel gennaio 2016, e rioperato a dicembre 2017, Demo aveva lasciato al suo legale, Pier Carlo Scarlassara, i documenti che rivelavano l’esistenza del batterio killer per approfondire l’accaduto.
Il decesso del medico aveva lanciato pubblicamente l’allarme.

Il dubbio del dottor Demo, fino a pochi giorni prima del decesso, riguardava non solo la sua stessa sorte, ma anche quella di 900 pazienti che ogni anno si sottopongono a cardiochirurgia. Il batterio chimera, infatti, ha una latenza che va da uno a cinque anni.
Fino all’ultimo, il dottor Demo si è comportato da medico. Era più preoccupato di altre persone che, come lui, potevano essere state infettate, che di se stesso.

Il batterio.
Chimaera è un batterio insidioso da scoprire e da “trattare”. Si tratta di un pericoloso patogeno che alberga nei serbatoi di raffreddamento delle attrezzature medicali.
Le analisi per accertare la sua presenza sono particolarmente laboriose. Il patogeno potrebbe essere presente nell’acqua utilizzata dai circuiti del dispositivo, quindi potrebbe essere disperso attraverso l’areazione generata dai macchinari stessi in sala operatoria. A questo punto può cadere nell’organismo del paziente durante l’operazione chirurgica. Per la diagnosi sono necessari un prelievo di sangue e una lunga serie di analisi.

I contagi fino ad oggi.
Padova, Treviso, Vicenza e Verona, sono già stati toccati dall’emergenza “batterio killer”. Sono sei i decessi per Chimaera finora in Veneto.
Emergenza che poi si è estesa all’Emilia Romagna, dove risultano 5 decessi legati al batterio e due pazienti oggi seguiti e trattati con trattamento farmacologico.
Emergenza che aveva risparmiato il nostro territorio: nessun caso, infatti, era stato segnalato nel veneziano. Fino ad oggi.

Paziente veneziano.
Tra tutti i pazienti “attenzionati”, in quanto a rischio contagio, in Veneto tra il 1 gennaio 2010 e il 31 dicembre 2017, ce n’è uno operato a cuore aperto in una Cardiochirurgia dell’Ulss 3 Serenissima che ha dato riscontro positivo.
L’uomo è ricoverato all’ospedale di Treviso.
La notizia non è assolutamente di secondo piano in quanto fino ad oggi la nostra Ulss non aveva segnalazioni di pazienti infettati, mentre ora invece si apre un nuovo scenario.

L’uomo, veneziano, si sarebbe rivolto all’ospedale Ca’Foncello di Treviso dopo aver ricevuto la lettera di richiamo inviata a tutti i 10 mila cittadini operati in Veneto tra il 2010 e il 2017 a scopo precauzionale.
Il paziente avrebbe dichiarato di aver già manifestato alcuni sintomi ed è così che l’Usl di Marca ha provveduto a informare le autorità sanitarie veneziane.
Intanto il paziente è sotto terapia farmacologica e antibiotica per debellare il germe.
Il ricovero del paziente veneziano assume un’importanza essenziale perchè si riteneva – erroneamente fino ad oggi – che la Asl veneziana avesse in dotazione macchinari non toccati dal problema del batterio killer. Evidentemente non è così.

Data prima pubblicazione della notizia:

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