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C’è timore crescente in Giappone per un pronunciamento di un tribunale giapponese che ha respinto la richiesta avanzata da un gruppo di residenti nel Giappone centrale di sospendere l’operatività di cinque reattori nucleari gestiti dalla Kansai Electric Power. Questi reattori, considerati obsoleti e fonte di preoccupazione per la sicurezza, sono al centro di un acceso dibattito.
La Corte distrettuale di Fukui ha negato le ingiunzioni per fermare il reattore numero 3 dell’impianto di Mihama, e i reattori numero 1 e 4 della centrale di Takahama, ubicati nella prefettura omonima lungo la costa del Mar del Giappone e entrati in funzione tra il 1974 e il 1985.
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Il giudice Yasushi Kato ha motivato la decisione affermando che non sono emersi elementi fondamentali che giustifichino considerazioni sul pericolo per la popolazione locale. Ha spiegato che gli standard di sicurezza dell’impianto sono stati aggiornati secondo i criteri più rigidi introdotti dopo la catastrofe di Fukushima nel marzo 2011, e che l’ubicazione delle centrali è stata valutata in modo adeguato.
L’unità numero 3 di Mihama, in funzione dal 1976, è stata la prima centrale nucleare del Paese a superare il limite di 40 anni di servizio originariamente stabilito dal governo dopo l’incidente del 2011. Nel 2023, il governo dell’attuale premier Fumio Kishida ha esteso il periodo di servizio dei reattori a 60 anni o più, a patto che vengano effettuati adeguamenti sufficienti alla sicurezza.
Attualmente, su scala nazionale, sono state riavviate 12 centrali nucleari a partire dal 2011, mentre altre cinque hanno ricevuto l’autorizzazione a riprendere l’attività. Dieci reattori nucleari sono ancora in fase di ispezione per una possibile ripresa delle operazioni, mentre 24, tra cui 10 della Tepco nella prefettura di Fukushima, sono in fase di smantellamento.
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