Chiese cedute per altri scopi, giusto uscire dal percorso di rito e preghiera?

Questa la domanda che sottintende l’utilizzo delle chiese per biblioteche, spazi espositivi, attività culturali, ma anche luoghi preposti all’accoglienza

ultimo aggiornamento: 09/04/2017 ore 11:35

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Chiese cedute ad altri scopi, giusto uscire dal percorso di rito e preghiera?

Alcune chiese veneziane, luoghi di culto ad alto valore artistico e culturale, oggi sono chiuse e per questo sono al vaglio di un pensiero, che partendo dalla sensibilità umanistica di Papa Francesco, ha condizionato il mondo clericale, che intende rimettersi in gioco e a uscire dai canoni strettamente legati all’idea della chiesa, esclusivamente quale luogo di rito e preghiera.

La sacralità del tempio, può essere ben rappresentata, ai giorni nostri, quale offerta di spazio e opportunità, alla comunità circostante, interpretando bisogni e priorità. Di questo avviso sono don Gianmatteo Caputo delegato patriarcale ai Beni culturali e il patriarca Francesco Moraglia, che oltre alle ragioni di carattere sociale della proposta, si trovano costretti ad inserire tra le motivazioni, il calo dei fedeli dovuto anche ad un mancato ricambio generazionale e l’impossibilità di affrontare le spese di manutenzione delle chiese e dei restauri necessari agli oggetti, ai quadri di grande valore artistico che le abitano”.


Le chiese senza fedeli, fiumi senza l’acqua, in una metafora illuminante di un fedele, luoghi che conservano tesori che necessitano interventi conservativi, spazi alteri che rischiano il degrado e l’abbandono, è giusto lasciarli morire così, senza nulla tentare?

Questa la domanda che sottintende l’utilizzo delle chiese per biblioteche, spazi espositivi, attività culturali, ma anche luoghi preposti all’accoglienza, considerati i tempi difficili, da destinare ai bisogni delle famiglie, anche extracomunitarie. Si studieranno i tempi e i modi per la nascita di queste possibili alternative e tutto dovrà essere svolto alla luce del sole e con la collaborazione di una comunità viva, in grado di farsi carico di queste scelte nonché dell’approvazione del patriarcato.

Gli edifici censiti, riguarderanno gli interventi su San Fantin, per primo, grazie anche a un finanziamento della Regione, che creerà un nuovo sistema di illuminazione e un nuovo riscaldamento sotto un pavimento, e a seguire il Tempio votivo del Lido, poi San Beneto, Maddalena, Sant’Aponal e Santo Spirito.


Don Caputo è intervenuto all’Assemblea dei Comitati Privati Internazionali per la Salvaguardia di Venezia sul tema dei restauri, riconoscendo la preziosa collaborazione che il “privato” per oltre cinquant’anni, ha riservato alla tutela del patrimonio ecclesiastico. Non sono mancati accenti anche accorati sulla difficoltà di ridar vita al percorso liturgico pastorale, proprio per l’oggettiva diminuzione dei fedeli, che è corrispettiva al calo dei residenti in città.

Venezia, con le sue 200 diocesi esprime bisogni urgenti in tema di conservazione e il patriarca Francesco Moraglia interpreta la futura scelta di utilizzo “solo” per alcune chiese ora chiuse, come un esempio in ambito culturale e caritativo, che mantenga il valore simbolico della Chiesa e della spiritualità di fede che la caratterizza.

Alle prese con un censimento di non facile interpretazione e certamente coraggioso nella sua riproposizione, la Chiesa, unendo necessità a virtù si presta ad un lavoro di sinergia, di “squadra”, che puntando al mantenimento dei luoghi di culto e alla loro funzione, affiderà ai parroci la coordinazione di più chiese.

Collaborazioni quindi interparrocchiali, per mettere insieme le forze e ricostruire un tessuto con i fedeli che sono l’indispensabile punto di coesione per la ricostruzione di un cammino comune. “Un edificio senza vita non è mai tutelato e valorizzato ed è destinato all’abbandono”, ha ribadito il Patriarca, che come Papa Francesco ha a cuore il destino degli uomini e delle donne che oggi più che mai hanno bisogno di posti, di luoghi di accoglienza nel rispetto di una “fede” universale che consacri la sua stessa vocazione.

Andreina Corso

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