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Cheerleader a fine allenamento apre la portiera dell’auto sbagliata: presa a colpi di pistola

Dopo tre ore di prove come cheerleader, quattro ragazze esauste ma felici si trovano nel parcheggio di un centro commerciale a chiacchierare tra di loro. La prima, tra le altre, apre la portiera della macchina che crede sia la sua, ma si accorge subito di aver sbagliato: non è la sua auto, e c’è un […]

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Dopo tre ore di prove come cheerleader, quattro ragazze esauste ma felici si trovano nel parcheggio di un centro commerciale a chiacchierare tra di loro. La prima, tra le altre, apre la portiera della macchina che crede sia la sua, ma si accorge subito di aver sbagliato: non è la sua auto, e c’è un uomo seduto all’interno, è il padre che attende un’altra ragazza. Lei si rende conto del suo errore, ma si spaventa: è tardi, passata la mezzanotte, e il parcheggio è deserto. Scappa e corre verso le sue amiche che sono già salite in un’altra auto, ci si tuffa dentro, ma vede che l’uomo la sta seguendo. Abbassa il finestrino e cerca di spiegarsi, ma l’uomo spara subito all’interno dell’abitacolo credendo di aver a che fare con ladre d’auto. Due delle ragazze rimangono ferite. Una di loro, Payton Washington, in modo molto grave. La vicenda fa subito il giro di Austin, in Texas, dove è avvenuta la tragedia. Non solo perché un giovane ha sparato contro quattro giovani atlete amate e conosciute, ma perché è l’ennesimo episodio di violenza avvenuto per errore nel paese.

La violenza armata negli Stati Uniti è un problema endemico e costante, ma negli ultimi giorni ben tre casi hanno suscitato particolare clamore. Tre sparatorie avvenute per errore, causate dalla paura di essere attaccati o derubati, hanno ferito o ucciso persone innocenti. Il primo caso riguarda l’incidente avvenuto ad Austin, in Texas, dove il giovane ispanico ha sparato contro quattro cheerleader per un malinteso nel parcheggio di un supermercato appena descritto, mentre il secondo caso riguarda il 16enne Ralph Yarl, gravemente ferito dopo aver suonato per errore il campanello sbagliato a Kansas City, nel Missouri. Il proprietario della casa, condizionato da forti sentimenti razzisti, non gli ha chiesto chi fosse e cosa volesse, ma gli ha sparato subito alla testa, giustificandosi con la paura di essere aggredito. Il terzo caso è avvenuto a Hebron, nello Stato di New York, dove il 65enne Kevin Monahan ha aperto il fuoco contro un’auto che era entrata per sbaglio nel suo vialetto, colpendo una giovane di 20 anni.

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In tutti e tre i casi, la violenza è stata scatenata dalla paura e dalla convinzione che l’unica difesa possibile fosse quella di puntare un’arma e sparare. Questo atteggiamento è purtroppo diffuso negli Stati Uniti, dove la cultura dell’individualismo e della difesa personale è molto radicata. La logica di queste barbare reazioni deriva dalla “Dottrina del Castello”, il principio giuridico per cui in una ventina di Stati è lecito “stand your ground”, cioè ricorrere alla forza mortale per difendersi da un intruso in casa, luogo di lavoro, automobile,  anche solo sulla base di un sospetto che l’altro stia per compiere un atto di aggressione.

Mirko R.
Mirko R.
Sono universitario, appassionato di fantascienza e tecnologie. Mi trovate in giro a Mestre e Venezia, ma non solo. Mirko_R@lavocedivenezia.it
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