5 x 1000
HomeLa StoriaCarlos Henrique Raposo, il calciatore più grande di tutti... nelle illusioni

Carlos Henrique Raposo, il calciatore più grande di tutti… nelle illusioni

Carlos Henrique Raposo, il calciatore più grande di tutti… a parole. Che cosa rende grande un giocatore? Sicuramente, come sostiene De Gregori nella sua famosa canzone, non è la capacità di tirare un calcio di rigore. Nemmeno i trofei vinti definiscono completamente un campione. Il calcio, in fondo, è un gioco di squadra, eppure ciò […]

Carlos Henrique Raposo, il calciatore più grande di tutti… a parole.
Che cosa rende grande un giocatore? Sicuramente, come sostiene De Gregori nella sua famosa canzone, non è la capacità di tirare un calcio di rigore. Nemmeno i trofei vinti definiscono completamente un campione. Il calcio, in fondo, è un gioco di squadra, eppure ciò che rimane nella memoria dei tifosi sono le vittorie.

Esiste però una figura unica nel panorama calcistico: un giocatore che, senza quasi mai mettere piede in campo, è riuscito incredibilmente a farsi considerare un fenomeno. Questo è Carlos Henrique Raposo, conosciuto come “Kaiser” per la sua somiglianza fisica con il grande Rumenigge. Durante quasi vent’anni di carriera, ha disputato appena 34 partite.

Raposo, un brasiliano con il sogno di diventare un grande calciatore, non era assolutamente capace di tirare un calcio al pallone. Come ha potuto allora ingannare ben 11 società prestigiose come Botafogo, Flamengo e Vasco de Gama? Grazie alla sua sfacciataggine e alla straordinaria capacità di stringere amicizie con i calciatori più influenti del Brasile degli anni ’80.

Grazie all’intercessione di Mauricio, beniamino dei tifosi del Botafogo, Raposo ottenne il suo primo contratto a vent’anni. Doveva dimostrare di essere all’altezza, ma fingeva dolori al polpaccio e presentava certificati medici compiacenti per passare mesi in infermeria senza mai giocare.

L’anno successivo fu ceduto al Flamengo, dove trovò il sostegno di Renato Gaucho e altri compagni che lo aiutavano a evitare il campo, facendogli totalizzare di nuovo zero presenze. Per mantenere viva l’illusione, faceva credere agli allenatori e ai dirigenti di essere un atleta ambito a livello internazionale. Si presentava agli allenamenti con un grosso telefono cellulare, fingendo conversazioni in inglese con fantomatici grandi club europei. Raposo arrivò perfino a litigare con un tifoso poco prima di entrare in campo per una sostituzione, facendosi espellere pur di non giocare.

In un’epoca senza internet, bastavano alcuni amici giornalisti per esaltare le sue doti. Emigrò in Messico e negli Stati Uniti, ottenendo ingaggi di breve durata che gli garantivano una vita agiata. Pagava persino le donne per i compagni durante i ritiri, garantendosi la loro complicità senza mai dover uscire dall’albergo.

5 x 1000

Il suo colpo di genio avvenne in Francia, all’Ajaccio. Il giorno della presentazione, con decine di palloni e una folla festante, Carlos capì che tutti avrebbero scoperto il suo ‘talento’. Invece di allenarsi, cominciò a salutare i tifosi e a calciare palloni verso le tribune, mandando gli ultras in delirio.

Chiuse la carriera a 39 anni in Brasile, amico di tutti ma atleta di poco talento. Nonostante il suo nome sia apparso in qualche classifica dei migliori giocatori (anche in una del Telegraph) Carlos Henrique Raposo è stato soprattutto un maestro dell’illusione nel mondo del calcio.

La Voce di Venezia è seguita da 54.379 persone
Se hai gradito la lettura
👍   CLICCA "SEGUI" SU FACEBOOK
Mattia Cagalli
Mattia Cagalli
Tra i fondatori di questo Giornale, di cui è direttore, è giornalista, scrittore e regista cinematografico. E' laureato in Scienze della Comunicazione. mattia_c@lavocedivenezia.it
LEGGI TUTTO
RIPRODUZIONE VIETATA
ASCOLTA RADIO LA VOCE DI VENEZIA
Radio La Voce di Venezia

Persa qualche notizia? Le ultime:

Notizia interessante? Scrivi cosa ne pensi tu...

Scrivi qui la tua opinione
Il tuo nome o uno pseudonimo

vai alla HOME PAGE