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Covid, morto poliziotto di Mestre. L’ultimo messaggio: “Entro in intensiva, scudetto sulla lapide, grazie”

Candido Avezzù è morto. Con grande dignità e con la forza che era tipica nella sua natura, alla fine si è arreso, la malattia, il maledetto Covid, l’ha vinto. Le tappe del suo calvario sono sulle sue brevi note in Facebook. 28 luglio, andato all’ospedale di Jesolo per controlli: “Non è un posto dove passare […]

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Candido Avezzù è morto. Con grande dignità e con la forza che era tipica nella sua natura, alla fine si è arreso, la malattia, il maledetto Covid, l’ha vinto.
Le tappe del suo calvario sono sulle sue brevi note in Facebook.
28 luglio, andato all’ospedale di Jesolo per controlli: “Non è un posto dove passare le vacanze spero di andare a casa stamani”.
10 agosto: “Entro in Intensiva. Sulla lapide lo scudetto del 2 grazie. Grazie”.
Candido Avezzù aveva la forza di sdrammatizzare, ovvero tra il serio e il faceto informava tutti che la battaglia con il virus si era fatta drammatica e che la stava affrontando a viso aperto.
Sono passati 21 giorni da quel suo ingresso in Intensiva, poi l’epilogo

Candido Avezzù, Chicco per gli amici, è morto domenica in terapia intensiva dell’ospedale di Mestre dove era stato trasferito dopo una degenza all’ospedale di Dolo.
Aveva solo 58 anni.
Il suo percorso con il Covid è durato poco più di un mese.
E’ iniziato nella seconda metà di luglio, alla fine di una missione di una decina di giorni all’hotspot di Taranto che ospitava 300 immigrati di cui una certa quota risultata positiva.
Ed ora, assieme al grande dolore, c’è anche rabbia tra conoscenti amici e, naturalmente, famigliari, perché Candido, poliziotto, potrebbe anche aver contratto il virus nel periodo in cui faceva il suo dovere, obbedendo alla missione in cui credeva fermamente.

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Candido Avezzù era originario di Mestre.
Lavoro, fidanzata, la palestra e l’amato cane erano le sue passioni.
Molto conosciuto a Mestre dove aveva prestato servizio alla Polfer, aveva lavorato anche a Santa Chiara.
Da un paio d’anni era al Reparto mobile di Padova.
Ennesima vittima incolpevole di questa guerra contro il virus a 58 anni, ci ricorda che la pandemia non è superata e che certi comportamenti collettivi che dimostrano leggerezza di questi tempi appaiono poco rispettosi davanti questi drammi.

Redazione Venezia
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3 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

  1. leggo su altra testata giornalistic veneta che il compianto non si era vaccinato.
    SE QUESTO È VERO, considerato che le forze dell’ordine sono state tra le prime categoria ad entrare nel ciclo vaccinale, mi domando se avesse patologie che sconsigliavano la vaccinazione o che altro.
    Questo maledetto virus non è solo un banale raffreddore… almeno, non lo è per tutti ! come le morti quotidiane ancora ci dimostrano.
    r.i.p.

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