Canal Grande sempre più intasato. Per l’incidente di Rialto tutti condannati

Il pm Roberto Terzo, che da anni si occupa del moto ondoso e che è titolare dell'inchiesta investigativa, ha parlato esplicitamente della pericolosità dell'area

ultimo aggiornamento: 25/11/2017 ore 09:59

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Incidente vaporetto gondola anche gondoliere responsabile

Troppi mezzi di trasporto in Canal Grande: da anni in città si parla e ci si rende conto che esistono rischi concreti nei passaggi intasati di vaporetti, motoscafi, gondole, che mettono a rischio, non solo le fondamenta della città lesionate dagli effetti del moto ondoso, ma anche la sicurezza dei passeggeri coinvolti talvolta in slalom imprevisti.

Non può che venire alla mente la storia tragica vissuta dal criminologo Joachim Vogel, che nel 2013 si trovava in gondola sotto il ponte di Rialto con la sua famiglia, ed è rimasto schiacciato da un vaporetto: incidente che purtroppo provocò la sua morte.

La parte del Canal Grande che riguarda Rialto e la zona circostante, è considerata tra quelle più a rischio, insieme a Ferrovia e San Zaccaria e ancora non sono state assunte con dovuta perizia, misure capaci di ridisegnare i passaggi e di adattarli a navigazioni in sicurezza.

Il pm Roberto Terzo, che da anni si occupa del moto ondoso e che è titolare di un’inchiesta investigativa, ha parlato della pericolosità dell’area, ieri nella sua requisitoria, ha posto l’accento sulla gravità di quanto è accaduto alla famiglia tedesca, evidenziando la pericolosità della situazione, e pur ammettendo che qualcosa si è fatto in merito alla regolamentazione del traffico, non si sfugge all’evidenza che la circolazione in acqua andrebbe ridotta del 25%.

Le conseguenze e le responsabilità che hanno provocato la morte del docente tedesco, sono state attribuite a Danilo Forcellini, il gondoliere che dal rio del Fontego dei Tedeschi si è avviato verso la Riva del Vin, infilandosi sotto il ponte di Rialto e provocando ‘imprudentemente’ uno scombinamento della navigazione a tre vaporetti e un taxi.

Il gondoliere è stato condannato a 17 mesi di reclusione per concorso in omicidio colposo, e anche i piloti Actv Manuele Venerando e Riccardo De Ambrosi sono stati condannati rispettivamente a un anno e un mese e a un anno e due mesi, con rito abbreviato, modalità scelta anche dal pilota Actv Fabio Zamboni e dal tassista Franco Amborsi.

L’Actv ha versato alla moglie del criminologo un milione di euro, ma la richiesta risarcitoria corrisponde a 7, 7 milioni.

Quattro anni fa, dopo la tragedia, il presidente dei bancali Aldo Reato, rappresentante dei gondolieri, aveva commentato “A Rialto ci sono solo due pontili dei vaporetti come 30 anni fa, quando c’erano solo tre linee di navigazione, ma ora sono tante. E’ giusto che in quel punto passino solo le linee Actv indispensabili, non può passare un vaporetto ogni minuto”

Ora sorge un problema che è direttamente connesso ai mezzi di trasporto e alla presenza turistica in città. La famiglia di Joachim Vogel, vittima e tradita dal sogno di un giro in gondola, è emblematica e riscatta qualche ragionevole sillogismo.

Da un lato cresce la domanda turistica ed è prevedibile e logico che si utilizzino i mezzi di trasporto, che dovrebbero servire anche i residenti, con il condizionale d’obbligo. C’è chi sogna da una vita di sedersi su una gondola veneziana e girare tra scorci e canali.

Dall’altro, con la domanda cresce il numero di mezzi pubblici e poi barche e barconi per ogni attività lavorativa. E poi ancora le gondole, fantasmi neri fra le onde.

L’operazione aritmetica è una addizione di mezzi che attraversano il Canal Grande e il Canale della Giudecca e la somma è il moto ondoso, la precarietà e la sicurezza. Forse sarebbe utile contare il numero dei mezzi che transitano rapportandoli al numero di presenze turistiche. Da qualche parte il conto si perde.

Andreina Corso

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