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Campionato alla fine, tutti contenti, ma quanti ipocriti

Salire sul carro dei vincitori è una passione italiana. Lo si è fatto durante le guerre, lo si fa in politica, è inevitabile farlo nello sport. Ultimo esempio l’incredibile impresa del Leicester di Claudio Ranieri di quest’anno.

Vinta la Premier, sono arrivati i complimenti di tutto il mondo sportivo e non italico; in primis il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e a seguire allenatori, giornalisti, tifosi, ex calciatori ecc.

Una manica di ipocriti falsi e opportunisti che esaltano Mister Ranieri come orgoglio nazionale, quando fino a ieri lo consideravano un perdente nato ed ex allenatore.

In Italia è stato sempre bollato come eterno secondo, incapace di vincere qualsiasi cosa; quando la realtà dei fatti è ben diversa.

Condotto il Cagliari dalla serie C alla salvezza in serie A, riportato il Napoli in Europa nei primi anni 90, idem la Fiorentina con la vittoria in Coppa Italia. Salvato il Parma dalla serie B e riportato in Champions League la Juventus del dopo Calciopoli (con vittoria al Bernabeu).

Roma, perso lo scudetto all’ultima giornata e costretto ad andarsene dallo spogliatoio (0 a 3 a 4 a 3 in un Genoa – Roma in cui gli giocarono tutti conto contro). Unica vera delusione forse all’Inter, dove alla fine hanno fallito in molti. Compreso il Campione del Mondo Marcello Lippi. Senza contare le vittorie in spagna, non certo con il Barcellona.

Quindi davvero, di che cosa si è parlato per anni? Di aria fritta.

Ora ci si accorge della bravura e della signorilità di un allenatore che è sempre stato bravo, non da oggi.

Non credo proprio abbia vinto per dimostrare l’eccellenza italiana ma lo abbia fatto per se stesso; siamo troppo bravi a vedere l’eccellenza italiana quando questa l’abbiamo cacciata o emarginata da noi. Vera e propria ipocrisia che colpisce ogni campo, dal calcio all’industria alla ricerca scientifica.

Ben venga questa vittoria, di un piccolo club (per il contesto inglese), che lo scorso anno si salvò proprio per merito di Ranieri a poche giornate dalla fine ma non consideriamolo un successo italiano.

Questa è stata anche la settimana di un importante annuncio, qualcosa che era nell’aria e inevitabile: il ritiro di Luca Toni dal calcio giocato.

Capocannoniere della serie B, serie A, della Bundesliga e Campione del Mondo, ha deciso che la centesima partita con la maglia dell’Hellas Verona sarà l’ultima. Contro la Juventus.

Uno dei più forti attaccanti italiani ha capito che a quasi quarant’anni è arrivato il momento di dire basta, un esempio che atleti come Francesco Totti e Di Natale dovrebbero seguire.

Inutile girarci attorno, non è possibile restare aggrappati a certi giocatori come fossero totem insostituibili. Per assurdo quest’anno Toni ha fatto più male che bene ai gialloblu, dopo due anni stratosferici e irripetibili.

Probabilmente con il suo addio, perderemo l’ultimo “esemplare” di numero 9 classico, come con Totti il numero 10 in Italia. Però è ora di dare spazio ai giovani, possibilmente italiani, almeno per una questione di Nazionale.

Mattio Cagalli | 04/05/2016 | (Photo d’archive) | [cod ranie]

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