Caleidoscopio: forme disarmoniche della politica. Di Andreina Corso

ultimo aggiornamento: 26/09/2020 ore 03:26

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Referendum 1 dicembre 2019 Venezia - Mestre : gli uffici per le tessere elettorali

La politica e noi. O noi e la politica. Cosa c’è al centro dei due soggetti? Nel mezzo, quale mare dobbiamo attraversare? È un mare, un fosso, un lago, un fiume, un torrente? Quel che è vero è che quell’acqua siamo noi. Nessuno si senta offeso.

In queste giornate il mare ha accolto una valanga di schede elettorali che ora, dopo il bagno, riposano strette strette dentro solidi scatoloni di cartone. Invocano libertà, ma oramai nessuno le può sentire. C’è un uomo, il pazzo, lo chiamano, che le vorrebbe liberare, interrogare, interloquire con loro. Che cosa vuole quell’uomo pazzo? E chi lo sa? Quel che lo han sentito borbottare riguarda domande semplici, da matto. Perché hai votato sì, perché il no? Perché quel partito? Perché quel candidato? E immagina che se le schede avessero la voce direbbero “perché conoscevo il nome, perché avevo cinquanta santini pagani in tasca con ben scritto un nome e cognome, perché quello che ho scelto aveva un viso simpatico, l’ho visto appiccicato e moltiplicato su autobus e tram, perché la ragazza del santino era bella, perché mi hanno fatto tanti regalini, bracciali, mascherine, portachiavi. . . tanto, per me votare l’uno o l’altra, è lo stesso. Non me ne importa niente”.


Non hanno torto le schede, il loro è un pensiero di carta e si sa che alla fine andranno al macero. Oppure bruceranno in un falò, del resto non è successo anche ai libri? Grave sarebbe che quel ‘Non me ne importa niente” l’avessero pronunciato gli uomini.

Chi ha vinto esulta, chi ha stravinto talvolta perde la ragione. Un buon bagno nel torrente indurrebbe alla moderazione chi in queste ore si sente padrone del mondo, altro che pensiero liquido (scusi il sociologo polacco Zygmunt Bauman) “la convinzione che il cambiamento è l’unica cosa permanente e che l’incertezza è l’unica certezza”, ammoniva. Il pensiero liquido è diventato ghiaccio e le rocce l’hanno catturato, imprigionato nelle zone più buie della mente. E là rimane.

Chi ha perso, non può evitare di rammaricarsi, ma bisogna saper perdere, diceva una canzone di qualche decennio fa, non sempre si può vincere, mi pare continuasse così il verso. . . richiamando a una dignità necessaria per ricominciare a sperare, a recuperare l’ottimismo umiliato. Forse gioverebbe un bagno nel fiume, bello anche se piove.
Il mio amico matto non vuol dirmi chi preferisce buttare nel fosso, vuole dirlo alle schede elettorali e pare che loro, sì loro, le schede di carta, dopo aver ascoltato la rivelazione, gli abbiano suggerito alcuni nomi e dicono, quelli che lo spiano, che lo hanno visto ridere e grattarsi la barba.


Solo un matto può ridere quando sono in troppi a piangere, talvolta a occhi asciutti. “Se piangi, amore, io sono con te, perché tu fai parte di me. . .” Era Bobby Solo? Di chi fai parte tu, caro matto? Non offenderti se ti dico che fai parte degli invisibili di quelli che i politici ti assicurano, arriveremo anche da te, nessuno sarà mai escluso! Che bugiardi, mi dici? Sì sono bugiardi, però consolati, con te ci sono i senza tetto, i vecchi segregati in carrozzella nelle case di riposo, gli uomini, le donne e perfino i bambini, nelle patrie galere, gli immigrati, gli zingari: come prediceva Enzo Iannacci? “Fu quando gli zingari arrivarono al mare che la gente li vide, che la gente li vide come si presentano loro, loro, loro gli zingari, come un gruppo cencioso, così disuguale e negli occhi, negli occhi impossibile, impossibile poterli guardare.
E allora gli zingari guardarono il mare.

Sì perché il vecchio, proprio lui, il mare, parlò a quella gente ridotta, sfinita, parlò ma non disse di stragi, di morti, di incendi, di guerra, d’amore, di bene e di male, non disse, lui li ringraziò solo tutti di quel loro muto guardare”.
Sì, caro il mio matto, non commuoverti, il mare sa che con te ci sono I poveri, gli ammalati, la miserabile assistenza ai disabili e alle loro famiglie, i lunghi tempi di attesa per un esame clinico. Come dici, se ho i soldi me lo fanno subito? Dai non sognare, tanto lo sanno tutti che i poveri i soldi non li hanno e poi, a essere matti è una complicazione in più. Chi vuoi che ti ascolti?

Cara Rossana, che ci hai lasciato da qualche giorno, Rossana Rossanda, così coraggiosa nella ricerca di una politica come educazione sentimentale, tu che hai scelto definitivamente e orgogliosamente da che parte stare, quando di notte seduti dentro un tram, hai visto quegli operai che tornavano sfatti dal lavoro. Hai visto i loro volti distrutti dalla fatica, a penzoloni sul petto cercando il sonno, il riposo. Le unghie delle mani nere e vinte. Con loro volevi essere, con gli ultimi della terra. Per loro volevi lottare.

Ha fatto lo stesso pensiero Simone Weil che solo lavorando dentro la fabbrica ha capito la fatica e l’umiliazione dello sfruttamento e dell’ ingiustizia. Cosa brontoli, vecchio mio, cos’hai detto? La banalità del male? Hai letto il libro di Hannah Aredent? E sai anche di etica? Per forza sei andato fuori di senno. E non ridere sotto la barba, chi l’avrebbe detto! Lo sai che un povero colto e stravagante è più pericoloso di un industriale ricco? E tu per chi hai votato?

Lo sai che dicono che quelli come te mangiano i bambini? E poi ci sono anche i bambini in terre lontane che soffrono la fame. Così è la vita, chi troppo, chi niente. I vincitori si considerano eroi e si mostrano magnanimi nei confronti degli sconfitti. Gli eroi greci non disdegnavano il pianto, in molti casi le lacrime erano virtù, lavavano il sangue, i rimorsi e la vanità.
Così i vincitori ritrovavano quell’umanità necessaria a capire che in fondo, erano anche uomini vinti.

 

 

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Andreina Corso
speciale Scuol@ Maturità

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