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Venezia, alla Biennale il confronto su clima e ingegneria: “Non c’è più tempo, servono nuove strategie”

Venezia – “Non è più il tempo di attendere. È quello di agire”. Sono queste le parole di Marco Lombardi, Ceo di Proger – società italiana indipendente di ingegneria – ha aperto il suo intervento alla Biennale di Architettura di Venezia, durante il convegno “Strategie di adattamento per un cambiamento climatico che non aspetta: ingegneria […]

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Venezia – “Non è più il tempo di attendere. È quello di agire”. Sono queste le parole di Marco Lombardi, Ceo di Proger – società italiana indipendente di ingegneria – ha aperto il suo intervento alla Biennale di Architettura di Venezia, durante il convegno “Strategie di adattamento per un cambiamento climatico che non aspetta: ingegneria per i territori e per il patrimonio culturale”, organizzato da Soft Power Club e sostenuto da Proger.

Un evento che ha riunito ingegneri, imprenditori, esperti di ICT, filosofi e rappresentanti istituzionali per affrontare il nodo cruciale del cambiamento climatico e del ruolo che nuove tecnologie e ingegneria predittiva possono giocare nella tutela dei territori e delle infrastrutture.

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Il Ministro per l’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, collegato online, ha sottolineato come la vera sfida oggi sia quella energetica, con un fabbisogno nazionale destinato a raddoppiare nei prossimi 15 anni e la gestione intelligente dell’eccesso di acque: piove troppo, ma non si conservano le acque, così non si riesce a far fronte ai periodi di siccità.

Francesco Rutelli, presidente di Soft Power Club, ha ricordato come l’Italia abbia inventato il concetto di città e gli acquedotti, sottolineando la responsabilità storica e culturale che grava sul Paese: “A noi spetta comprendere come adattare città, imprese e soprattutto il patrimonio culturale ai cambiamenti climatici del pianeta”.

Energia e gestione delle acque

Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, intervenuto in collegamento, ha posto l’accento sulla sfida energetica – con un fabbisogno nazionale destinato a raddoppiare nei prossimi 15 anni – e sulla gestione delle acque. “Piove troppo, ma non si conservano le acque. E quando arriva la siccità non sappiamo da dove prenderla”, ha ammonito.

Sullo stesso tema si è concentrato Erasmo D’Angelis, presidente della Earth Water Agenda Foundation: “Senza controllo degli eccessi idrici e senza manutenzione di acquedotti e dighe non c’è futuro”.

Il nodo urbano è stato affrontato da Federica Brancaccio, presidente di ANCE, che ha parlato di rigenerazione urbana come chiave della modernità: “Chiediamo regole nuove e fondi certi alle istituzioni. Gli imprenditori sono pronti a fare la loro parte con competenze e responsabilità”.

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Il ruolo delle nuove tecnologie è stato sottolineato da Alberto Tripi, presidente di Almaviva: “Attendere che le catastrofi si verifichino per poi intervenire è troppo costoso e inutile. Oggi siamo in grado di capire cosa accadrà prima che accada, salvando vite, patrimoni e risorse economiche”.

Una visione condivisa da Giulio Boccaletti, direttore scientifico del Centro Euro-Mediterraneo per i cambiamenti climatici, che ha ribadito come solo ricerca e competenza possano affrontare fenomeni sempre più estremi.

A ricordare la fragilità delle opere costruite è stata Paola Darò, ingegnere del Consorzio Proger Mens-Sacertis, che ha portato i numeri delle infrastrutture italiane – chilometri di strade e ferrovie, ponti e gallerie – molte delle quali risalgono al dopoguerra: “Anche le infrastrutture hanno una vita utile. Solo un programma di manutenzioni efficace ed efficiente può allungarla ed evitare tragedie e costi insostenibili”.

“Non importa se il cambiamento climatico sia frutto dell’antropizzazione selvaggia o di un ciclo naturale. Quello che conta è adattarsi”, ha osservato Chicco Testa, vicepresidente di Proger ed ex presidente di Enel, ribadendo la necessità di un approccio pratico e immediato.

In chiusura, il presidente della Fondazione Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, ha sottolineato come l’edizione 2025 apra a un orizzonte che va oltre l’arte e le esposizioni: “Una filosofia della natura e della tecnologia che ci aiuti a vivere un mondo nuovo. E soprattutto, fedeli al vecchio adagio: meno avvocati, più ingegneri”.

Balzaimo redattore
Balzaimo redattore
Giornalista professionista, pubblica con questo pseudonimo su La Voce di Venezia. redazione@lavocedivenezia.it
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