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Barbara Balanzoni, anestesista, non potrà più esercitare la professione medica. Non potrà mai più curare, guarire, fare il medico insomma, né in Italia, né all’estero.
L’Ordine dei medici di Venezia, a causa delle sue posizioni no-vax, l’ha radiata dall’albo.
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Decine di pagine dell’istruttoria raccontano di insulti, di post aggressivi sui social network, spesso verso i suoi stessi colleghi “rei” di non aderire alla campagna contro i vaccini, preoccupandosi invece di curare i malati, quasi sempre in silenzio.
E’ la dottoressa a confermare tutto in un post: Me ne fotto. «Farò ricorso», ha poi annunciato.
“Toni violenti e aggressivi, una campagna verbale contro colleghi, ministero e lo stesso Ordine”. Queste le motivazioni dell’Ordine dei medici di Venezia.
Barbara Balanzoni lavora come anestesista in libera professione in varie strutture sanitarie del Nord Italia. Difficilmente ora ciò potrà essere possibile.
Durante la Pandemia ha molto spesso rivendicato le sue posizioni no vax utilizzando i social come cassa di risonanza.
L’Ordine ha contestato all’anestesista anche i modi con i quali avrebbe manifestato le sue posizioni anti-vaccino, “insultando senza ritegno, usando frasi e parole volgari e scurrili”. Uno stile, se vogliamo, in linea con i suoi messaggi attuali dato che oggi commenta, via twitter, con un “me ne fotto” la decisione dell’Ordine.
Oggi, intanto, il gup di Pistoia ha condannato a 5 anni, 3 mesi e 10 giorni Federico Calvani, 67 anni, il medico della Montagna Pistoiese accusato di aver vaccinato per finta 60 pazienti per far ottenere loro il green pass.
Nei confronti di Calvani le accuse erano di peculato, falso e truffa.
Il giudice ha anche disposto una provvisionale di 20mila euro ciascuno alle parti civili costituite: l’Ordine dei medici di Pistoia, l’Asl toscana e lo Stato.
Sempre sul fronte giudiziario la Procura di Roma ha citato in giudizio quattro persone accusate di avere inviato mail con minacce di morte al ministro della Salute, Roberto Speranza, tra l’ottobre del 2020 e il gennaio del 2021.
“Ci vediamo in obitorio”, “ti ammazziamo la famiglia e poi ti spelliamo vivo”, le frasi che compaiono nelle missive arrivate in forma anonima anche alla segreteria del ministro.
Nei confronti degli indagati, tutti uomini di età compresa tra i 56 e 36 anni, il reato contestato è di minacce aggravate. In base a quanto ricostruito dai carabinieri del Nas che hanno svolto le indagini, in tre mesi sono state inviate circa una cinquantina di mail al capo del dicastero della Salute.
Tra i quattro, residenti a Torino, Cagliari, Milano ed Enna, non sono emersi collegamenti.
Per i quattro il processo è stato fissato al prossimo 20 settembre davanti al giudice monocratico del Tribunale di Roma.
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