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Bambini maltrattati, picchiati, uccisi dai genitori. Perché? Perché sempre di più? Di Andreina Corso

HomesocietàBambini maltrattati, picchiati, uccisi dai genitori. Perché? Perché sempre di più? Di Andreina Corso

Bambini vittime di violenze e maltrattamenti. Perché? Casi in aumento, perché?
Eppure quando nascono i figli, i genitori attaccano fiocchi rosa o azzurri sulla porta di casa, talvolta ne aggiungono sui balconi, in mezzo a piante verdi e rigogliose, a dire che un altro fiore è sbocciato e che la vita emana luce e speranza. Le camerette bianche di legno intarsiato, i peluche e il carillon intorno al lettino, talvolta una cesta di vimini guarnita di lino, magari dono costruito dalla nonna, che con ago e filo ha cucito e saldato i pezzi di stoffa ricamati, pronti ad accogliere il nuovo nato.

La sacralità della presenza di un neonato, il suo profumo di latte e borotalco, il bagnetto serale, la nanna, le poppate notturne e quella sensazione di quiete che fa sopportare la fatica e il sonno a singhiozzo della madre. Le prime uscite con la carrozzina nuova, i complimenti di parenti e vicini di casa.

Tutto fa pensare che la vita di quel bambino sarà serena, è amato, coccolato, curato. Poi, come nel teatro dell’assurdo cala il sipario e una volta rialzato (ma quanto tempo è passato?) la realtà ci mostra e ci narra di bambini percossi, uccisi, non dall’orco, da un pazzo, da un automobilista senza scrupoli, ma da chi li ha messi al mondo: i suoi genitori.

Il novanta per cento dei casi di omicidio di cui sono vittime bambini sotto i sei anni avviene per mano della madre.

Depressione, vendetta, rabbia o disperazione spingono le donne a uccidere i propri figli, ci informano le fredde statistiche che spesso fanno riferimento al caso di Cogne e a quello di Lorys Stival, per citare alcuni tra i delitti più cruenti degli ultimi 15 anni.

Già nella mitologia greca, Medea rappresenta la madre assassina dei propri figli che uccide non per odio diretto alla prole, ma semplicemente perché questi sono un ostacolo al suo vivere, l’amore con il compagno per esempio, o per pura ritorsione sull’amante. Medea quindi uccide i suoi figli per sfogo e per vendetta.

Pur apparentemente stridente il riferimento al tempo dei Greci, ci è necessario per associare un tempo lontano ai tempi nostri, dove l’elemento che li accomuna e che smonta quell’ideale del sacro per noi intoccabile, è la rivelazione che I figli possono divenire lo strumento attraverso il quale si sfogano tradimento, dolore, rabbia, delusione e risentimento.

Fin troppo numerosi gli episodi di violenza sui bambini praticati oggi dai compagni di madri divorziate che hanno cercato di crearsi una nuova vita, che hanno dato fiducia a quegli uomini.

Allibiti i medici dei Pronto soccorso e di Pediatria dei nostri ospedali, si sentono dire, come scusante, che il pianto di un neonato era insopportabile, andava spento. I volti tumefatti dei bambini hanno sconvolto la polizia e gli operatori sanitari che hanno ascoltato racconti inenarrabili.

Sullo sfondo, i fratelli, le sorelle che hanno assistito terrorizzati alle violenze e che si trovano dentro un terremoto senza sapere cosa succederà, che ne sarà della loro vita. Chi si occuperà di loro?

Askanews ci comunica i dati OMS: ogni anno in Italia sono ottantamila in Italia i bambini e gli adolescenti vittime di vessazione e maltrattamenti quali violenza fisica, abusi sessuali ed emotivi, abbandono e trascuratezza subiti, nella maggior parte dei casi, in ambiente familiare.

Questi non sono solo dati, ma tangibili prove d’ingresso verso un disagio psicologico spesso irreversibile che rivela la fragilità della vittima anche a scuola, in un penoso via vai d’incomunicabilità, quando un bambino entra in classe con i lividi sul corpo e racconta di essere caduto dalle scale. Si siede al suo posto, a masticare l’umiliazione degli occhi puntati su di lui.

In età adulta rivelano tendenza al suicidio, depressione e disturbi da stress. A questi si aggiunge una predisposizione maggiore all’obesità, o all’anoressia, a comportamenti aggressivi e sessuali a rischio, all’abuso di alcool e sostanze e a una più alta esposizione a malattie croniche, come dimostrato da diversi studi scientifici.

“Tra le principali e frequenti conseguenze del maltrattamento infantile vi sono le alterazioni delle regolazioni emotive e delle emozioni sociali. I bambini maltrattati sviluppano un’immagine di sé negativa, e già all’età di due/ tre anni, tendono a mostrare reazioni emotive intense, e sono riluttanti ad accettare sé stessi in termini positivi. Le difficoltà riscontrate nei bambini maltrattati dipendono dal fatto che gli adulti fanno poco uso di emozioni positive, e l’elevato uso di emozioni negative riducono le espressioni del bambino”. (Shaffer 1996).

Comprendendo quanto un argomento così forte possa impegnare le emozioni di chi legge, non si può ignorare tuttavia il silenzio che raccoglie e getta via altri delitti perpetrati sui bambini.

ProPublica, associazione di giornalismo investigativo, dalle pagine di Avvenire, rivela che dal 2014 in 70 dei 100 centri gestiti dall’Ufficio per i rifugiati sono state presentate almeno 125 denunce di abusi sessuali. Segnalati anche casi di scomparsa e maltrattamenti.

Appellandosi al Freedom of Information Act, ProPublica ha ottenuto i documenti relativi a 70 dei circa 100 centri gestiti dall’Ufficio per i rifugiati, agenzia che dipende dal dipartimento della Sanità. Documenti che si riferiscono anche agli anni dell’amministrazione Obama, a partire dal 2014.

“Se si è un predatore” i centri “sono una miniera d’oro. Si ha pieno accesso a bambini perseguitati da tempo” riferisce a Pro Pubblica Lisa Fortuna, direttore del Centro di psichiatria per bambini e adolescenti del Boston Medical Center.

E come ciliegina sulla torta avvelenata, ecco un nuovo rapporto dell’Unicef che racconta storie terribili su quello che subiscono donne e bambini africani nei centri di detenzione per migranti in Libia.

Non esiste una graduatoria delle violenze, ma certo la più odiosa e insopportabile risulta essere quella che si scaglia sui bambini, vittime innocenti della barbarie umana. Se non c’è una famiglia che li ama, l’unico posto sicuro pare essere il grembo materno. Per troppi di loro il mondo esterno non ce la fa a proteggerli.

Dalle porte sono spariti da tempo i fiocchi rosa e azzurri e le piante del balcone sono prive di foglie. Ci vorrebbe un temporale.

Andreina Corso

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Andreina Corso
Cittadina 'storica' di Venezia, si occupa della città e della sua cronaca. Cura gli approfondimenti, è giornalista, insegnante, autrice letteraria, poetessa.

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