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Anche medici tra gli assenteisti: timbravano e andavano a giocare alle macchinette

E’ giunto a termine il processo che ha coinvolto trentasei lavoratori degli uffici regionali di Rovigo accusati di assenteismo, dopo un’indagine che in una prima fase aveva interessato oltre cento dipendenti istituzionali.

Si è concluso con otto condanne definite in cinque mesi ciascuna, corrispettive alla sanzione che riconosce agli imputati la truffa aggravata ad ente pubblico. La pena inflitta per la condotta lavorativa contestata, riguarda l’essersi assentati durante l’orario di lavoro, e la sentenza è già nella via della prescrizione prevista per fine anno.

Silvia Varotto, la giudice che ha curato il dibattimento in aula ha constatato la veridicità delle prove e dei fatti attribuiti ai dipendenti regionali, pur rilevando che in realtà consisterebbe in dodici ore il danno provocato all’ente, corrispettivo a 200 euro.
Assolti gli altri 28 imputati verso i quali non si è riconosciuto reato.

La sentenza ha diluito le pene più severe richieste dalla Pubblico Ministero Sabrina Duò, che si orientavano tra i 12 e 18 mesi.

Non è stata attuata alcuna sospensione cautelare nei confronti degli 8 dipendenti, in virtù e in ragione del decreto Madia del 2016 che stabilisce “la sospensione dal lavoro non è applicabile per la truffa nella rilevazione delle presenze, in quanto si applica ai fatti avvenuti dopo l’entrata in vigore della legge stessa”, quindi niente retroattività della norma.

I dipendenti torneranno quindi al loro posto di lavoro ed è probabile che impugnando la sentenza, potranno usufruire dell’imminente prescrizione.

Si chiude così un processo che ha affrontato un comportamento odioso da parte di un numero significativo di dipendenti dell’Urp, del Genio civile, e dell’Ispettorato dell’Agricoltura rodigini, segnalati in un prima istanza in un esposto di un lavoratore della Regione.

Chi timbrava il cartellino e poi usciva per tornare dopo diverse ore, chi andava a fare la spesa, comportamenti illeciti che hanno indignato i dipendenti che ogni giorno svolgono attentamente e puntualmente il loro lavoro.

Questo processo ha messo in luce fatti controversi che hanno segnato la storia travagliata di sei anni di indagini. Singolare e in grado di rovesciare le logiche che avevano determinato il dibattimento, la testimonianza del consulente del diritto del lavoro Livio Squarzoni, nominato dalla giudice Silvia Varotto, che si è spinto a dichiarare che il 70% degli imputati sono in credito verso la Regione dei pagamenti delle ore lavorate che non state conteggiate nella busta paga. Sono “loro” quindi, secondo l’esperto ad aver lavorato più del dovuto e a non essere stati retribuiti.

Dichiarazioni e sentenze a tela di ragno, dove si intersecano diritti e doveri, violazioni e interrogativi che si agitano intorno alla piaga dell’assenteismo e ai comportamenti di quei lavoratori che intorno all’uso e all’abuso del cartellino hanno scritto una brutta pagina che si legge non senza difficoltà di comprensione.

Andreina Corso

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