Area dei Pili, l’opposizione in coro: “Brugnaro dovrà spiegare”

ultima modifica: 19/10/2020 ore 16:47

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Brugnaro e il terreno dei Pili: deciderà il sindaco o l'imprenditore?

Area dei Pili, vicenda tutt’altro che chiara. L’opposizione: “Brugnaro dovrà spiegare” anche con una “convocazione di un consiglio comunale straordinario da tenersi entro quindici giorni dalla data della richiesta”.
Così Giovanni Andrea Martini: “Un consiglio straordinario sull’area dei Pili è indispensabile. Alla fine del Consiglio Comunale ho lasciato i miei colleghi di opposizione con un impegno preciso: sottoscrivere la richiesta di convocazione di un consiglio comunale straordinario che abbia come ordine del giorno la “questione Pili””.


“Come ho detto anche in seduta, non è pensabile che non si faccia chiarezza sui rapporti tra amministrazione e interessi privati, tra la gestione della cosa pubblica e lo sviluppo di attività che insistono su aree importanti del Comune e che prevedono profondi cambiamenti urbanistici e impotenti impegni di capitali. Un consiglio comunale straordinario dedicato al tema del conflitto di interessi sull’area dei Pili, dopo le recenti rivelazioni, è indispensabile perché la città possa capire quanto avvenuto ed è importante per lo stesso sindaco per chiarire

il suo ruolo e il suo operato”.
“Sui banchi dell’opposizione siamo in 14. Un numero ampiamente sufficiente per la convocazione di un consiglio comunale straordinario da tenersi entro quindici giorni dalla data della richiesta. Nei prossimi giorni la richiesta verrà depositata”.


A Martini fa eco Venezia Verde e Progressista che dichiara: “Alla luce di quanto emerso sulla stampa in questi giorni sulla vicenda dei Pili risulterebbe che:
– una società controllata dal sindaco Brugnaro proprietaria delle aree dei Pili avrebbe ceduto ad una società del magnate asiatico Ching Chiat Kwong, tali aree per effettuarvi uno sviluppo immobiliare turistico e che la vendita fosse subordinata alle autorizzazioni urbanistiche;
– che tale sviluppo immobiliare consisterebbe nella realizzazione di oltre 500.000 metri quadrati (pari a circa due milioni di metri cubi) di centri commerciali, ville, alberghi, centri residenziali, centri direzionali e così via”.

“In pratica, la più grande speculazione immobiliare del dopoguerra a Venezia.
– che tutta l’operazione sarebbe condotta in prima persona dal Sindaco e dai suoi più stretti collaboratori, nello stesso tempo dipendenti di Umana e nella segreteria del Sindaco;
– che la società controllata dal Sindaco avrebbe incassato nell’operazione circa cento milioni di euro per la vendita di terreni acquistati anni fa per cinque milioni;
– che questa speculazione immobiliare prevedrebbe torri da centro metri e altri volumi impattanti costruiti sul bordo della laguna verso Venezia”.

“Tenuto conto che le aree in questione, in tutti gli strumenti urbanistici approvati, avrebbero una destinazione a verde e servizi pubblici e che pertanto l’operazione potrebbe essere resa possibile solo attraverso modifiche urbanistiche o fantasiose interpretazioni di parte della normativa”.
“Tenuto conto che tali modifiche sarebbero allo studio degli uffici comunali e avrebbero dovuto essere approvate dalla Giunta e dal Consiglio Comunale mettendo in atto un clamoroso conflitto di interessi del Sindaco e della sua Giunta,

Riteniamo tutto ciò di estrema gravità e riteniamo che, se solo una parte di quanto emerso dall’inchiesta corrispondesse alla verità, il Sindaco non potrebbe proseguire nella sua carica”.

Conclude il versante Marco Gasparinetti di ‘Terra e Acqua 2020’: “Noi abbiamo denunciato già nel 2017 le anomalie di una situazione in cui c’era un misterioso imprenditore cinese a cui il Comune ha venduto due palazzi al prezzo di uno (perché per il Palazzo Papadopoli era stato fatto uno sconto significativo sul valore indicato sul piano delle alienazioni) ed avevamo il sospetto che l’acquisto di questi due palazzi da parte di questo imprenditore cinese potesse essere legato ad altro ed ora i giornali hanno dato conferma di queste nostre ipotesi”.
“L’imprenditore sarebbe stato contattato per le bonifiche dei Pili


che avrebbero portato una potenziale plusvalenza per il sindaco in carica – pare – di 95 milioni di euro. Quindi cominciamo a chiederci se quelle trattative, che hanno visto un ruolo – a quanto pare – diretto del Vice Capo di Gabinetto del sindaco, non configurassero una qualche forma di ‘scambio'”.

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