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Dopo vent’anni di maltrattamenti, l’ultimo atto è stato brutale, definitivo. Una bottiglia presa dalla parte dell’estremità più piccola tra le mani e la furia cieca dell’uomo che si abbatte sulla moglie, quella donna che l’aveva sposato e che aveva sopportato per anni le sue violenze.
Cinzia Luison, 60 anni, madre, parrucchiera stimata, donna sopravvissuta troppo a lungo nel silenzio delle mura domestiche, è morta così. Ieri per quell’omicidio la Corte d’Assise d’appello di Trieste ha confermato la condanna all’ergastolo per il marito, Giuseppe “Walter” Pitteri, ex autista Actv, già riconosciuto colpevole in primo grado dell’omicidio avvenuto il 6 dicembre 2022 nella loro casa di San Stino di Livenza.
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La giustizia ha detto ancora una volta: non fu un raptus, ma l’inevitabile epilogo di una lunga storia di abusi. Nessuna attenuante. Nessuna giustificazione. Solo una pena esemplare per un uomo che per anni ha trasformato la vita familiare della povera donna in un teatro di paura e umiliazioni. A nulla è valsa la tesi della difesa, secondo cui quel gesto sarebbe stato “d’impeto”: i giudici hanno riconosciuto nel delitto una continuità logica e devastante con i maltrattamenti inflitti per decenni a Cinzia e, indirettamente, anche alle figlie.
Secondo le testimonianze e le ricostruzioni processuali, le violenze erano iniziate già all’inizio degli anni Duemila. Spinte, pugni, addirittura minacce con un coltello, fino a farla cadere dalle scale. Un’escalation che si nutriva del controllo, della rabbia, e di una dipendenza dal gioco che negli anni aveva consumato anche le risorse economiche della famiglia.
Nel 2022, infatti, la decisione della famiglia di chiedere un amministratore di sostegno per impedire all’uomo l’accesso diretto al conto corrente. Purtroppo, però, è stata quella la miccia che ha fatto esplodere la tragedia. Pitteri, che da allora poteva contare solo su una carta prepagata con 50 euro settimanali, aveva perso la possibilità di alimentare la sua ossessione per le slot machine e questo ha fatto aumentare la frustrazione, la rabbia repressa, le discussioni, fino a che tutto non è sfociato in violenza.
Cinzia è stata colpita più e più volte, senza pietà. Quando Pitteri ha realizzato quanto accaduto, ha composto il numero dei carabinieri: «Venite, ho ucciso mia moglie». Nessun tentativo di fuga. Nessun pentimento visibile.
Una perizia psichiatrica ha escluso l’infermità mentale, rilevando però una personalità disturbata, narcisista, aggressiva. Ma ciò che resta è il vuoto, la perdita ingiusta e crudele di una donna che forse aveva sperato, a lungo, che quell’uomo cambiasse.
Con la conferma dell’ergastolo, la giustizia ha parlato. Un atto riparatorio che non cancella le domande che restano sospese: Cinzia poteva essere salvata? Quante Cinzia ci sono ancora là fuori?
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Come si dice sempre , purtroppo, un altro femminicidio annunciato ….. che si poteva evitare