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Riprende il campionato, ma si può andare allo stadio tranquillamente?

Con l’Europa ancora scossa dagli attentati di Parigi, il calcio italiano si prepara a tornare in campo anche per dare “un messaggio di fiducia”, ma deve fare i conti con stadi che “non rispondono tutti ai minimi di sicurezza”, come ha ammesso il presidente del Genoa Enrico Preziosi e, attraverso i vertici della Lega Serie A, si mantiene in stretto contatto con l’Osservatorio del Viminale per le manifestazioni sportive per valutare eventuali situazioni di particolare rischio.

Due amichevoli internazionali annullate, in Germania e Belgio, sono un segnale inquietante a pochi giorni dalla ripresa del campionato (che fra l’altro ha in programma il big match di Torino fra Juventus e Milan) ed a ridosso di una settimana di impegni europei, con la Roma a Barcellona, i bianconeri impegnati in casa con il Manchester City, la Lazio con il Dnipro all’Olimpico, la Fiorentina a Basilea, e il Napoli a Bruges, in un Belgio attraversato dalla caccia ai terroristi.

Cosa succederà in caso di allarmi come quelli di Bruxelles e Hannover? Si potrà andare allo stadio tranquillamente?
“E’ improprio fare ipotesi, allo stato non ci sono segnalazioni particolari: il dialogo costante con le autorità è mirato a tenere sotto controllo l’evolversi delle situazioni”, ha detto il presidente della Lega Serie A Maurizio Beretta, spiegando che “ci saranno necessariamente controlli più stringenti nelle partite di cartello e una ulteriore sensibilizzazione degli steward negli stadi”.

Gli stadi di Serie A ogni fine settimana attirano circa 230mila persone e sarà da valutare l’impatto della paura di attentati o dell’effetto panico derivante da eventuali falsi
allarmi. Come quello (emerso oggi) ricevuto ieri sera da un commissariato di Polizia di Bologna (“Non giocare partita, Allah è grande”) tre quarti d’ora prima che Italia e Romania scendessero in campo al Dall’Ara.

Proprio là, sabato pomeriggio, Bologna e Roma inaugureranno un turno di campionato che rischia di far tenere il fiato sospeso da Roma (Lazio-Palermo) a Firenze (c’è il derby toscano fra Fiorentina ed Empoli) passando per il Genoa-Sassuolo di Marassi.

Non sarà facile per i calciatori francesi, come l’interista Kondogbia (“è un momento difficile, ma siamo un grande Paese e ne usciremo tutti insieme”) o il romanista Digne, reduce dalle emozioni dell’amichevole di Wembley con l’Inghilterra: “In questo clima pesante sarà difficile pensare di preparare una partita come quella di Bologna”.

“Bisogna dare il senso che siamo in grado di andare avanti con sicurezza, trasmettendo fiducia”, ha aggiunto Beretta dopo l’assemblea straordinaria dei club (aperta con un minuto di raccoglimento e concentrata sul tema della ripartizione delle risorse), in cui i dirigenti non hanno nascosto certi timori.

“Siamo in guerra e dovremo accettare minore libertà di azione – sostiene il presidente del Genoa Preziosi -. Ci dovrà essere un incontro con il ministro Alfano. Le forze dell’ordine ci chiederanno delle cose e noi ci metteremo a disposizione. Il problema è che non tutti i nostri stadi rispondono ai minimi di sicurezza, dovranno migliorare”.

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