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New York — Sul filo della tensione internazionale, l’Assemblea Generale dell’Onu è stata teatro di appelli diplomatici, accuse reciproche e contatti bilaterali volti a evitare un’escalation regionale.
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Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, intervenendo all’Assemblea, ha chiamato alla riapertura dello Stretto di Hormuz: “Lo Stretto di Hormuz deve essere riaperto”, ha affermato, sostenendo che la libertà di navigazione tutela commercio, occupazione e crescita e favorisce il dialogo regionale. Tajani ha inoltre invitato i Paesi del Golfo a rilanciare il confronto con l’Iran e a chiedere a Teheran di abbandonare minacce nucleari e politiche aggressive verso gli altri Stati della regione.
A margine dei lavori, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha reso noto su X di aver avuto un “colloquio franco e approfondito” con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Costa ha sottolineato che “il dialogo è l’unica via” per risolvere i conflitti e ha chiesto la fine degli attacchi iraniani contro paesi vicini e il pieno ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Ha anche esortato l’Iran a riprendere la cooperazione con l’Aiea e annunciato la disponibilità dell’UE a sostenere gli sforzi diplomatici in corso.
Il presidente iraniano Pezeshkian, nel suo discorso all’81ª sessione, ha risposto alle recenti minacce statunitensi e ha mostrato alla platea immagini di bambini uccisi durante bombardamenti, suscitando la reazione della delegazione statunitense, di cui l’unico rappresentante presente in aula ha abbandonato la seduta. Pezeshkian ha ribadito che l’Iran non intende cedere alle intimidazioni e ha riaffermato il rifiuto iraniano dell’arma nucleare, rivendicando però il diritto allo sviluppo tecnologico pacifico e denunciando presunti doppi standard verso Israele. Al tempo stesso ha riaffermato la disponibilità al dialogo, a condizione che si rinunci al “linguaggio della forza”.
Sempre a New York, il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha incontrato il suo omologo iraniano Abbas Araghchi “per prevenire un ulteriore aggravamento delle tensioni tra i nostri Paesi”, come ha scritto lo stesso Sybiha su X. L’incontro, avvenuto a margine dell’Assemblea Generale, ha portato all’accordo di mantenere aperti i canali di comunicazione esistenti e a uno scambio di opinioni sulle situazioni in Medio Oriente e in Europa, oltre che sui diversi filoni degli sforzi di pace in corso.
A margine dei lavori, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha incontrato inviati statunitensi per illustrare le condizioni di Teheran volte alla riapertura dello Stretto di Hormuz: la revoca immediata del blocco navale americano, lo sblocco dei beni iraniani congelati all’estero e la fine delle ostilità sui diversi fronti della regione. Il Segretario di Stato USA Marco Rubio ha definito il colloquio “positivo pur senza svolte decisive” e ha lanciato un avvertimento contro la minaccia degli Houthi nello Yemen.
Sul fronte militare, è emerso che otto marinai assegnati al gruppo d’attacco della portaerei USS Abraham Lincoln hanno tentato il suicidio durante la lunga missione che ha incluso operazioni contro l’Iran. Lo ha reso noto il segretario della Marina Usa ad interim Hung Cao in una lettera indirizzata alla senatrice Kirsten Gillibrand, documento di cui The Hill è entrato in possesso. Nella stessa lettera Cau ha precisato che nessun militare si è tolto la vita durante la missione e ha sottolineato la determinazione del Carrier Strike Group THREE in condizioni impegnative, spiegando che le prolunghe operative delle missioni sono dettate da contesti di sicurezza globale in evoluzione e dalla necessità di proteggere interessi e personale statunitensi.
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