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L’albero crollato a Piazzale Roma protagonista di uno scambio di corrispondenze e di atti che avrebbero dovuto portare al suo abbattimento, invece ciò non è mai avvenuto, fino al disastro con dodici feriti e un’inchiesta per lesioni colpose. Sullo sfondo si accende il dibattito sul verde urbano in una città fragile come Venezia.
Poteva essere evitato il crollo del leccio avvenuto lo scorso 2 giugno in Piazzale Roma? È la domanda che si pongono i cittadini, ed è l’interrogativo al centro dell’indagine avviata dalla Procura di Venezia. L’albero, un grande leccio che si trovava in una delle aree più trafficate della città, era malato e ne era stato disposto l’abbattimento già diversi mesi prima del tragico episodio. Tuttavia, quell’ordine è rimasto lettera morta fino al giorno in cui l’albero si è schiantato al suolo, travolgendo i passanti.
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Scopri come fare
Dodici le persone ferite nell’incidente, alcune in maniera lieve, altre in modo più serio. La più grave, una donna di 39 anni, è rimasta ricoverata per settimane in terapia intensiva e solo recentemente è stata trasferita in una struttura riabilitativa. Ora la vicenda si arricchisce di nuovi elementi grazie all’attività investigativa: tra i documenti acquisiti dagli inquirenti, spunta infatti una nota ufficiale firmata dal responsabile del Verde pubblico del Comune. In quel documento, il leccio di Piazzale Roma era stato inserito tra gli esemplari da abbattere per gravi condizioni fitosanitarie.
Una catena di responsabilità ancora da chiarire
L’indagine, al momento aperta per lesioni colpose, è nella fase preliminare: nessun nome è ancora stato iscritto nel registro degli indagati, ma la Procura sta delimitando il campo delle responsabilità. I magistrati intendono ricostruire l’intera catena gestionale della manutenzione del verde urbano, che coinvolge diversi soggetti: l’ufficio comunale con funzioni di coordinamento, e almeno due cooperative incaricate del monitoraggio e della cura degli alberi.
I tecnici incaricati avevano già segnalato lo stato compromesso del leccio, suggerendone l’abbattimento. L’informazione era poi giunta agli uffici comunali competenti, e il dirigente responsabile aveva effettivamente firmato l’ordine di rimozione. Ma qualcosa, lungo questa catena, non ha funzionato. Ed è proprio questo che i magistrati vogliono chiarire: perché, nonostante l’allarme lanciato e l’ordine formale, l’albero è rimasto al suo posto fino al crollo?
Perizia in arrivo e indagini tecniche
Nei prossimi giorni è prevista una svolta nell’inchiesta: la Procura affiderà una consulenza tecnica al professor Lucio Montecchio, docente ordinario all’Università di Padova e specialista in patologie forestali. La sua perizia dovrà stabilire se il crollo del leccio fosse effettivamente prevedibile e prevenibile, in base alle condizioni riscontrate. Si tratterà di un accertamento irripetibile, al quale potranno partecipare, con i loro consulenti, sia le parti offese che eventuali indagati.
Il caso che riaccende il dibattito sul verde urbano
Il crollo del leccio ha sollevato anche un forte dibattito pubblico sulla gestione del verde in città. Negli ultimi anni a Venezia si è assistito a numerosi abbattimenti di alberi, spesso contestati da comitati e cittadini.
In questo clima di tensione, un comitato spontaneo ha recentemente ottenuto la sospensione dell’abbattimento di due grandi platani in Campo Sant’Agnese, raccogliendo oltre 600 firme in una petizione presentata al Consiglio comunale. Il comitato si è anche affidato all’agronomo Daniele Zanzi, che in una lettera al Comune ha chiesto maggior cautela e valutazioni indipendenti prima di procedere con ulteriori abbattimenti.
La replica dell’amministrazione non si è fatta attendere: il Comune ha rifiutato la controperizia proposta, ribadendo la necessità degli interventi per motivi di sicurezza. Ma la tensione resta alta, e nuove manifestazioni sono già state annunciate per i prossimi giorni.
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