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Brutto episodio avvenuto nella Casa Circondariale di Santa Maria Maggiore a Venezia. Il fatto ha coinvolto un medico, un agente, e un detenuto straniero come aggressore. si tratta dell’undicesima aggressione a personale penitenziario dall’inizio dell’anno.
Il fatto domenica pomeriggio, durante una visita richiesta dal detenuto. A denunciare l’accaduto è la Segreteria Regionale dell’Unione Polizia Penitenziaria (Uspp) del Triveneto. “L’aggressione – dichiara Leonardo Angiulli – è stata compiuta da un detenuto difficile che si era già reso responsabile di atti analoghi nel carcere di Padova. Due mesi fa, per motivi di sicurezza, è stato trasferito nel carcere di Venezia”.
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“Le aggressioni sono avvenute in due fasi distinte. La prima aggressione ha preso di mira uno dei medici dell’USL in servizio nel carcere, colpito con due violenti pugni al corpo. L’altra aggressione, sempre dello stesso detenuto, ha coinvolto purtroppo un penitenziario ufficiale che ha ricevuto un potente calcio al petto.”
“Queste sono le gravi conseguenze che la Polizia Penitenziaria paga a caro prezzo, a causa dell’inadeguatezza delle strutture e dei servizi interni al sistema penitenziario”, ha proseguito il Sottosegretario Angiulli. “Facciamo appello a tutti, compreso il Ministro della Giustizia, il Capo dello Stato e le autorità politiche, chiedendo che il personale possa lavorare in totale sicurezza con il supporto dei rappresentanti dello Stato. Non è più accettabile sopportare questi assalti; queste questioni devono essere affrontate senza indugio. Auspichiamo, infine, che l’Amministrazione centrale prenda immediate e opportune misure per individuare le giuste soluzioni”.
Il referto medico per l’ufficiale non è certo da poco: i medici del pronto soccorso dell’Ospedale Civile hanno stimato un tempo di recupero di una decina di giorni. Meno gravi, fortunatamente, le ferite riportate dal medico. Nelle precedenti aggressioni, il numero totale di referti medici per gli agenti ammontava a oltre cinquanta giorni.
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Mi vengono i brividi a pensare che un mio parente, medico, a volte effettua visite in carcere…..
La signora scrive : Una prima prevenzione potrebbe essere quella di non dimenticare che un uomo, anche se ha sbagliato, rimane un uomo e come tale deve essere trattato. Per la sua e nostra incolumità e perché così recita la nostra Costituzione. Come fa un uomo che ha bisogno di ritrovarsi, a rimettersi in piedi, se dorme in spazi piccoli e affollati, se non fa niente dalla mattina alla sera, se rimane in cella 20 ore, se assume psicofarmaci e vi si adegua. I bagni delle celle non sempre sono situati in un vano separato, e non sono forniti di doccia né di acqua calda, né di bidet. Il degrado interiore si associa, per somiglianza, a quelle ambientale: senza lavoro, attività, lontano dagli affetti, chiuso a chiave in una cella. Quell’uomo qualcosa dice anche a noi, al nostro senso di responsabilità, a noi che osserviamo da fuori, da lontano.
Andreina Corso
Lo dica lei al medico e alla guardia carceraria che è giusto così. Shylock the first