Affitti delle case pubbliche: cosa cambia da marzo 2020. Correttivi retroattivi da luglio 2019

ultimo aggiornamento: 11/03/2020 ore 14:31

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Canoni delle case pubbliche: cosa cambia da marzo 2020.
Lo spiega un comunicato dell’Arav (l’Associazione regionale tra le Ater del Veneto).

Dal 1° marzo sono in vigore i nuovi canoni di locazione degli alloggi di edilizia pubblica residenziale in Veneto.

I direttori delle Ater del Veneto e i Comuni interessati stanno inviando in questi giorni le lettere di comunicazione e i relativi bollettini precompilati agli oltre 40 mila inquilini assegnatari di un alloggio pubblico di proprietà di Ater, Comuni o municipalizzate.


I nuovi canoni, ricalcolati con l’utilizzo della piattaforma regionale che raccoglie tutte le informazioni dei nuclei assegnatari e degli immobili destinati ad edilizia residenziale pubblica, hanno valore retroattivo, a partire dal 1° luglio scorso.

Nella quasi totalità dei casi i nuovi conteggi determinano riduzioni del canone dovuto: le aziende territoriali delle sette province venete provvederanno a restituire agli assegnatari quanto percepito in più dal 1° luglio scorso, data di applicazione delle novità introdotte con la legge regionale 39/2017.

Gli importi dovuti saranno ripartiti in più mensilità e dovranno essere corrisposti nel più breve periodo possibile, comunque entro il 31 dicembre di quest’anno.


I conguagli comportano complessi ricalcoli che vanno adeguati da caso a caso perché nel frattempo ci potrebbero esser state modifiche dei dati reddituali, della composizione del nucleo familiare o altri fattori che sono intervenuti a modificare le condizioni oggettive in cui si trovano gli assegnatari di alloggi.

Il PRESIDENTE DELL’ATER DI VENEZIA
“C’è soddisfazione per questo risultato concordato con la Regione e tutte le Ater del Veneto – spiega Raffaele Speranzo, presidente dell’Ater di venezia – Come annunciato, i nuovi canoni sono stati calcolati con tutele per gli anziani e i disabili, e hanno effetto retroattivo da luglio 2019”.

“E’ importante, soprattutto in questo momento, l’attività informativa nei confronti degli inquilini – aggiunge Speranzon – che stiamo cercando di portare avanti a distanza. Abbiamo dovuto sospendere momentaneamente gli incontri con gli inquilini sul territorio per tutelare la salute pubblica e in ottemperanza alle misure di contenimento dell’epidemia, ma abbiamo potenziato le linee telefoniche e continuo ad incontrare gli inquilini, solo che gli appuntamenti ora si svolgono con FaceTime. Il tema è quanto mai attuale e interessa tutti i residenti degli alloggi Erp (edilizia residenziale pubblica)”.

COSA CAMBIA:
Queste le principali novità per gli inquilini Ater:
a) il limite di reddito Isee per poter mantenere il diritto all’alloggio pubblico sale da 20 mila a 35 mila euro per gli assegnatari ‘storici’, cioè per gli inquilini entrati in base alla ‘vecchia’ legge 10/1996;
b) la permanenza è garantita, indipendentemente dal reddito, se nel nucleo familiare è presente un anziano over 65 o una persona disabile;
c) per gli inquilini che hanno ottenuto un alloggio pubblico in base alla ‘nuova’ legge 39/2017 la soglia di reddito annuo per mantenere il diritto all’alloggio sale da 20 a 26 mila euro;
d) l’importo del canone deve essere sterilizzato dall’eventuale applicazione dell’Iva (che è quindi a eventuale carico delle aziende e non degli assegnatari degli alloggi).

Inoltre, sono state introdotte alcune modifiche nel calcolo della situazione economica dell’inquilino e quindi del valore del canone:

• il valore massimo del canone ‘sopportabile’ scende dal 25 al 18% del reddito del nucleo assegnatario;
• per i nuclei con redditi fino a 15 mila euro annui moltiplicati per il corrispondente valore della scala di equivalenza e con patrimoni mobiliari fino a 50 mila euro, si prevede una franchigia di 20 mila euro, migliorativa rispetto alla franchigia massima prevista dalla normativa nazionale ISEE;
• nel caso in cui l’inquilino sia titolare di immobili non alienabili o non fruibili, potrà richiedere al Nucleo Tecnico di Analisi una rivalutazione del proprio Isee e quindi del valore del canone;
• nel caso in cui l’assegnatario abiti un alloggio con dimensioni superiori di oltre il 50% rispetto a quelle previste dal nuovo regolamento regionale, potrà scegliere tra due alternative: la mobilità in altro alloggio di dimensioni inferiori e con canone ridotto, oppure mantenere l’alloggio in assegnazione pagando il relativo canone;
• per gli assegnatari con redditi fino a 15 mila euro annui moltiplicati per il corrispondente valore della scala di equivalenza che abbiano evidenziato un significativo incremento del canone di locazione a seguito della legge 39/2017, gli aumenti saranno graduali, spalmati nell’arco di tre anni;
• per i nuclei dove almeno un componente ha più di 75 anni e un Isee inferiore a 6 mila euro si applica il canone minimo di 40 euro fino al primo rinnovo contrattuale, purchè siano in regola con il pagamento dei canoni precedenti e delle spese per i servizi accessori;
• infine, le Ater (nonché i Comuni e le agenzie municipalizzate di gestione del patrimonio pubblico) nel determinare i valori medi immobiliari comunali ai fini del calcolo del canone, applicheranno agli alloggi le categorie inferiori ‘scadente’ e ‘normale’, anziché quelle superiori ‘normale’ e ‘ottimo’: la diversa classificazione potrà determinare una diminuzione dei relativi valori degli affitti.

Si ricorda che la legge 39/2017 ha riformato i criteri di assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica: i contratti di locazione ora sono temporanei e soggetti a rinnovo e i canoni sono parametrati non solo alla qualità e alla superficie dell’alloggio, ma anche alla situazione economica e patrimoniale degli inquilini.

“Le modifiche legislative e regolamentari approvate da Giunta e Consiglio a fine dicembre – comunica l’Arav – hanno reso più graduale l’applicazione della riforma dell’edilizia residenziale pubblica tutelando gli assegnatari più vulnerabili, cioè i nuclei a basso reddito, gli anziani, le persone disabili. Infatti, per circa l’85% degli assegnatari l’applicazione dei nuovi canoni comporta una riduzione, a volte anche molto consistente del canone mensile, mentre per il restante 15 % l’aumento del canone è determinato in misura preponderante alle mutate e migliorate condizioni economiche del nucleo assegnatario e quindi alla presentazione di valori di Isee più elevati”.

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Una persona ha commentato

  1. Attenzione:
    a me risulta che:
    in base alla L.R. 44/2019, art. 25, l’esclusione dalla decadenza sembra valga solo per coloro che hanno compiuto 65 anni ALLA DATA DEL 1 LULGIO 2019, e non per tutti coloro che supereranno detto limite di età negli anni e periodi successivi a tale data…
    Inoltre: ad oggi non è stato ancora possibile per il sottoscirtto i dati dell’ultimo quinquennio relativi agli alloggi Ater e dei Comuni del Veneto (se non quelli del 2018 di solo Ater Venezia),

    – non è stato ancora possibile avere le formule degli algoritmi affinchè i cittadini possano verificare i calcoli sul loro nuovo canone di affitto.

    – non mi risulta sia stata ancora fatta alcuna modifica per la specificità di Venezia, più volte annunciata anche dal presidente dell’Ater di Venezia, ma che a fine 2019 e ad oggi io non ho visto, e a quanto pare il relativo Tavolo Tecnico, previsto dalla DGR 575/2019, non si è più riunito dall’ottobre scorso, nè è stato possibile ottenere i verbali delle precedenti convocazioni…

    – tanto meno chiari appaiono i motivi per cui i dati acquisiti in 24 anni di attività (almeno presunta) dell’Osservatorio Regionale sulla Casa, previsto dalla L.R.10/1996, art. 4, e confermato dalla L.R: 39/2017, art. 5 non vengono forniti su richiesta dei cittadini, né pubblicatati su apposito sito.

    Prof. Fabio Mozzatto.
    Venezia

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