Addio a Silvestro, con l’ultima merceria chiude un pezzo di storia di via Garibaldi

ultima modifica: 09/12/2019 ore 09:25

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Venezia perde un altro pezzo storico: il 31 dicembre chiuderà Silvestro, la conosciuta merceria in Via Garibaldi che da generazioni riforniva gli abitanti della zona.

E i motivi sono due: il rincaro dell’affitto e lo spopolamento: fattori ormai comuni nel Centro Storico che stanno portando le attività di vicinato verso una preannunciata quanto inesorabile scomparsa.

Da qualche settimana la merce è in liquidazione, e a Claudio, titolare e ultimo esponente di una famiglia di commercianti, non resterà altro che abbassare le serrande.

“Mio nonno iniziò cent’anni fa – racconta –: dapprima con la vendita porta a porta e successivamente con piccoli negozi. Ebbe dieci figli, ognuno dei quali aprì un’attività. Ma erano altri tempi: i Veneziani erano 170 mila e in via Garibaldi si contavano 4 botteghe di abbigliamento, due di calzature e 4 o 5 mercerie”.

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I Silvestro si espansero un po’ dappertutto: da San Polo a Mestre fino a raggiungere Jesolo. Ma il loro fulcro rimase in Via Garibaldi. “Avevamo tre botteghe: una di 350 mq (su due piani) con l’abbigliamento, una di 220 mq con le tende e i materassi, e l’ultima, più piccola, con la biancheria intima e gli accessori. Ma nel tempo dovemmo ridimensionarci fino a condensare tutta la merce in un unico negozio”.

Negli anni 2000 Claudio convertì uno spazio in bar-sala slot. “Era l’unico modo per sostenere i costi e sopravvivere. Spostai la merceria pochi metri più avanti: non volevo farla morire, è un ricordo della mia famiglia e ci sono legato. La ribattezzai ‘pronto soccorso sartoriale’ per la sua vocazione alle piccole riparazioni”.

Ora Silvestro dovrà lasciare anche la nuova sede, ma questa volta non riaprirà, mettendo fine a una tradizione famigliare che durava da più di un secolo.

“Il commercio è finito – commenta Claudio – e a ucciderlo non è stata solo la vendita on-line ma soprattutto l’assenza di una politica seria sulla città di Venezia: gli abitanti sono sempre meno e le uniche attività che aprono sono indirizzate al turista. Di fronte a questi affitti, queste tasse e un’utenza sempre più ristretta, un negozio come il mio non ha più i mezzi per sostenersi”.

Negli ultimi anni la monocultura turistica ha colpito duramente anche Via Garibaldi, trasformandola da zona residenziale a zona ad uso e consumo turistico: aperte 9 attività ristorative e 17 tra bar, caffè e osterie negli ultimi tempi. E nelle calli laterali, B&B, affittacamere e appartamenti a uso turistico non si contano più.

“Questo turismo è un’industria – continua Claudio – da un lato ci sono le grandi griffe, sostenute da aziende in grado di coprire i costi; dall’altro i bar, i ristoranti, i negozi di cianfrusaglie o, peggio ancora, le rivendite di cibo da asporto, che fanno cassa puntando sui numeri. Siamo diventati Disneyland”.

Ma Claudio non si vorrebbe arrendere: “Sto cercando uno spazio con affitto contenuto che mi permetta di riaprire la merceria e ripartire. Molti clienti mi stanno aiutando nella ricerca, ma di questi tempi, e soprattutto nella Città Storica, non sarà per niente facile”.

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Una speranza che diventa un appello per ogni Veneziano proprietario di un fondo che voglia aiutare Claudio, la sua attività e il lavoro di Sabrina, la commessa che da più di due anni si dà da fare per esaudire le richieste dei clienti.

Sabrina è anche “sarta completa”, più che abile con lavori di cucitura e a macchina. Un altro caso di professione al servizio della cittadinanza che andrà a sparire.

“Il mio augurio non è tanto per la Venezia presente – conclude Claudio – ma per quella futura: ormai i miei figli si sono trasferiti, e ho paura che prima o poi toccherà anche a me”.

Con la chiusura di Silvestro, Via Garibaldi perde forse l’ultimo baluardo di venezianità, una delle botteghe che erano rimaste a fronteggiare bar, i caffè e le pizzerie che negli ultimi anni hanno reso l’area fotocopia di ogni altra zona della città. Quando fino a ieri proprio la ‘via Garibaldi’ si distingueva per la tradizione e il tessuto sociale dei suoi numerosi abitanti.

E, da gennaio, quando un visitatore ci chiederà dove si trovi “la Venezia non turistica”, purtroppo non sapremo più dove indirizzarlo.

Nino Baldan

(per approfondire: La Venezia Perduta, di Nino Baldan)

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