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A Padova apre una Camera arbitrale islamica: giustizia “parallela” applicando la Sharia?

A Padova nasce una Camera arbitrale islamica che propone risolvere controversie secondo la Sharia; centrodestra annuncia esposti.

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A Padova è nata una Camera arbitrale islamica che intende risolvere per via arbitrale controversie civili e commerciali all’interno della comunità islamica italiana, applicando i principi della Sharia. Ne dà diffusione il notiziario Rai e l’annuncio ha subito suscitato la reazione del centrodestra e avviato una serie di verifiche da parte del Comune.


Sulla homepage del nuovo organismo, fondato lo scorso marzo in via Armistizio, campeggia la frase “La vostra via alla giustizia islamica in Italia”. Nell’atto costitutivo si precisa che lo scopo dell’associazione è quello di gestire controversie interne alla comunità islamica mediante procedure arbitrali conformi ai dettami della Sharia.

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La notizia ha rapidamente sollevato polemiche politiche. L’europarlamentare della Lega Annamaria Cisint ha reso noto di aver presentato un esposto alla Procura di Padova, sollevando dubbi sulla compatibilità di un organismo di questo tipo con l’ordinamento pubblico nazionale.


Anche Futuro Nazionale ha annunciato l’intenzione di depositare un esposto, definendo l’iniziativa problematica sotto il profilo giuridico e della coesione sociale. I particolari degli esposti non sono stati resi noti, ma la scelta di rivolgersi alla magistratura indica la volontà di chiarire eventuali profili di illegittimità.


Il vicepremier Matteo Salvini è intervenuto via social, rivolgendosi direttamente ai ministri della Giustizia e dell’Interno, Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, per sollecitare verifiche sul caso. Salvini ha inoltre comunicato che nei prossimi giorni sarà a Padova per seguire da vicino la questione.


La mobilitazione del centrodestra coinvolge anche altri esponenti: il sottosegretario della Lega Claudio Ostellari ha chiesto chiarimenti, mentre la deputata padovana di Fratelli d’Italia Elisabetta Gardini ha ribadito che in Italia non possono esistere “sistemi di giustizia paralleli”, richiamando il principio dell’unicità dell’ordinamento giudiziario.

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Dal versante istituzionale locale arriva la decisione del Comune di Padova di avviare accertamenti. L’assessore comunale alla sicurezza, Diego Bonavina, ha dichiarato che l’amministrazione non intende sottovalutare segnalazioni provenienti da qualsiasi fonte e che si procederà con le verifiche del caso.


La vicenda mette in luce il confine tra strumenti di risoluzione alternativa delle controversie e norme dello Stato. L’organizzazione parla esplicitamente di arbitrato e di applicazione della Sharia per controversie interne alla comunità islamica italiana, ma gli interlocutori politici pongono l’accento sulla necessità che tali iniziative non confliggano con il principio della sovranità del diritto nazionale.


Sarà ora compito della Procura, delle autorità locali e dei ministeri interessati valutare se e come gli interventi annunciati dall’associazione si collocano nell’ambito del diritto italiano. Nel frattempo la Camera arbitrale islamica resta presente online con la propria offerta rivolta alla comunità.


Il Comune di Padova ha confermato l’apertura di accertamenti sul caso. “Non abbiamo mai sottovalutato una segnalazione, da chiunque provenga”, ha detto l’assessore Diego Bonavina.

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Mario Nascimbeni
Mario Nascimbeni
Giornalista professionista, collabora con testate nazionali. Ha base operativa a Roma, ma la sua professione lo porta in ogni parte del mondo.
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