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Ragionamen-to sui terremoti (2a parte)

Una volta appurato che è recente la cultura della costruzione antisismica e che pochi conoscevano le leggi preventive quando le città venivano edificate su territori rocciosi si è capito che l’Italia che crolla è l’Italia della roccia. Ora siamo tutti ad osservare il dramma dei paesi “centrali”, e un misto di dolore e di rabbia, […]

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Ragionamento sui terremoti (seconda parte). Di Andreina Corso

Una volta appurato che è recente la cultura della costruzione antisismica e che pochi conoscevano le leggi preventive quando le città venivano edificate su territori rocciosi si è capito che l’Italia che crolla è l’Italia della roccia.

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Ora siamo tutti ad osservare il dramma dei paesi “centrali”, e un misto di dolore e di rabbia, annebbia una realtà evidente. L’Italia è tutta sismica e là, dove sono state costruite case resistenti alla forza di un sisma elevato, si è compiuto un atto giusto, se pur dovuto. Da quando si è iniziato a costruire su piloni di cemento armato? Le mappature sono state eseguite, così come le verifiche dei territori e perché i cittadini non le hanno pretese queste verifiche?

Oggi si parla di una solitudine dei sindaci che si sentono responsabili dei disastri, ma insieme a loro dovrebbero parlare i geometri, gli ingegneri, gli imprenditori, dovrebbero dire agli italiani, proprio nel rispetto di questi morti, di che materiale erano state costruite le case, le scuole, gli ospedali.

E ancor più la politica nelle sue scelte o non scelte, per non doversi convincere che è stata la fatalità, il caso, la forza bruta del terremoto dalla quale è impossibile difendersi. Sappiamo che non è così, si potevano arginare i lutti, se si fosse scelta un’etica sociale rigorosa nei confronti dell’interesse pubblico. Dovrebbe prevalere sull’interesse privato. E il condizionale è tristemente d’obbligo.

Nel 2012 la Camera ha istituito una Commissione d’indagine sulla sicurezza sismica, dei risultati non c’è traccia, ma è certo che durante i lavori parlamentari erano emersi dati preoccupanti:6 milioni di edifici in cattivo stato di conservazione, molti di questi, di vecchia costruzione, ma anche e soprattutto le abitazioni costruite nel dopoguerra (da 35 a 80 milioni), spuntate come funghi e realizzate senza alcun controllo.

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Metà di queste abitazioni sono state giudicate non idonee, al punto che il prof. Aldo Loris Rossi, professore di Progettazione Architettonica all’Università di Napoli alcuni anni fa aveva invitato a “Rottamare la spazzatura edilizia post bellica, 40 milioni di vani, costruiti tra il 1945 e il 1975, senza qualità, interesse storico ed efficienza antisismica”.

A suo giudizio, ogni fabbricato dovrebbe avere una carta d’identità che accerti lo stato reale e questo processo era stato avviato, pur trovando i principali oppositori nelle associazioni dei proprietari di immobili. Intanto cresce il numero delle vittime in quella terra martoriata dall’ignavia di chi non ha saputo o voluto prevenirne la drammaticità.
(terremoti: terza parte)
(precedente: prima parte)
Andreina Corso | 27/08/2016 | (Photo d’archive) | [cod terremoto]

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