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Colpo di scena a seguito della consulenza medico-legale disposta dalla famiglia di Noemi Impellizzeri. L’accertamento autoptico ha individuato segni sul corpo della giovane che, secondo i periti, non sarebbero compatibili con l’ipotesi del suicidio. Parallelamente, la Procura ha avviato accertamenti sui telefoni cellulari legati alla vicenda.
Questo quanto detto dall’avvocato della famiglia, Angelo Patané, intervenuto alla trasmissione Ore 14 su Rai2. Patané ha riferito che la nuova perizia mette in evidenza elementi riferibili a uno strangolamento, distinguendoli da quelli che normalmente si riscontrano in casi di impiccamento.
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Secondo la consulente nominata dai familiari, le tracce osservate sulle vie aeree e sul collo della vittima indicherebbero una compressione esterna antecedente alla sospensione del corpo. Il termine tecnico richiamato dall’avvocato è “sospensione di cadavere”: nella ricostruzione della famiglia sarebbe intervenuta una messa in scena dopo la morte per asfissia.
Il caso riguarda Noemi, trovata senza vita lo scorso agosto nella sua abitazione a Riposto, in provincia di Catania. Dalla prima fase delle indagini, condotte dagli inquirenti locali, erano emerse valutazioni che avevano portato a ipotizzare un suicidio; la famiglia ha tuttavia deciso di incaricare un consulente esterno per ottenere un ulteriore esame autoptico.
L’intervento del nuovo medico legale ha riportato il caso sotto una nuova luce: secondo quanto comunicato dall’avvocato Patané, la letteratura forense consente di distinguere con chiarezza tra i segni lasciati da uno strangolamento e quelli caratteristici dell’impiccamento. È su questa distinzione che si fonda la richiesta della famiglia di riesaminare la dinamica della morte.
Le verifiche aperte dalla Procura, oltre agli accertamenti autoptici, riguardano ora anche l’analisi dei telefoni cellulari. Non sono stati resi noti dettagli sulle modalità delle operazioni né sul numero dei dispositivi coinvolti; l’avvio degli accertamenti telefonici rientra nelle attività ordinarie per chiarire eventuali contatti, spostamenti o altre informazioni utili alle indagini.
L’avvocato ha descritto la possibilità che, dopo la fase letale causata dall’asfissia, il corpo sia stato poi posizionato in modo tale da richiamare un’immagine di impiccamento. Ha definito l’ipotesi «una macabra messa in scena», riportando le conclusioni preliminari della consulenza tecnica della famiglia.
Il caso aveva suscitato attenzione in provincia e anche a livello nazionale al momento del rinvenimento del corpo. Le nuove rilevazioni medico-legali e gli accertamenti sui telefoni potrebbero ora fornire elementi utili agli inquirenti per confermare o confutare le ipotesi investigative fin qui emerse.
La famiglia, assistita dall’avvocato Patané, continuerà a seguire da vicino i risultati delle analisi forensi e le attività disposte dalla Procura. L’attenzione degli investigatori rimane focalizzata sul chiarimento della causa e delle modalità della morte.
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