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La Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna a 5 anni e 4 mesi nei confronti di due uomini ritenuti responsabili di violenza sessuale di gruppo ai danni di una giovanissima donna. I fatti risalgono a gennaio 2020 e sono avvenuti in un appartamento milanese dopo un accordo online per una prestazione sessuale a pagamento.
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La giovane si era iscritta a un sito per escort e, dopo l’approccio telematico, aveva concordato l’appuntamento. L’incontro si tenne nell’immobile affittato dagli imputati in via Schiapparelli. Uno dei due la fece entrare in una stanza chiusa a chiave e da lui subì la violenza.
Il secondo uomo entrò successivamente accusandola di un presunto furto commesso in passato, colpendola con uno schiaffo, denudandola e sottraendole il cellulare. La Corte ha ricostruito che il telefonino e il documento d’identità le furono restituiti soltanto al termine dell’atto sessuale, senza che le fosse corrisposto alcunché.
In primo grado e in appello la difesa aveva chiesto la riqualificazione del reato in violenza privata; analoga richiesta era stata avanzata dal pubblico ministero, tesi però respinta dal Tribunale di Milano. Anche la Cassazione ha giudicato infondato il ricorso difensivo, confermando la qualificazione come violenza sessuale di gruppo.
I giudici hanno ritenuto che il secondo imputato abbia fornito un contributo materiale essenziale al reato: oltre ad aver organizzato l’appartamento e le trattative telematiche sul luogo, la tipologia e il prezzo della prestazione, è stato indicato come esecutore delle violenze e delle minacce preliminari e strumentali all’atto sessuale. La sua permanenza appena fuori dalla porta della camera, percepita dalla vittima, ha per i giudici ridotto le possibilità di fuga e di sottrarsi al rapporto non voluto.
La sentenza ha inoltre confermato una provvisionale di 20.000 euro a favore della giovane, assistita dall’avvocato Patrizio Nicolò.
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