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La Mostra del Cinema di Venezia si chiude con un podio dalle tinte femminili: il Leone d’oro dell’83ª edizione è andato a Woman Unknown di May el‑Toukhy, mentre il documentario Naza, firmato da Rachel Szor e Yuval Abraham, si è aggiudicato il Premio speciale della giuria. Il palmarès del Lido mette in luce storie di donne, conflitto e lavoro, e conferma una rassegna che ha scelto di interrogare la memoria collettiva.
Woman Unknown ha convinto la giuria con un racconto ambientato nella Danimarca del secondo dopoguerra. La protagonista, Marie, una governante che sta per sposare il vedovo per cui lavora, vede la propria vita travolta dal ritorno di un segreto: durante la guerra la donna aveva avuto una relazione con un soldato tedesco. Il film esplora le conseguenze personali e sociali delle vendette post‑belliche contro le donne accusate di collaborazionismo.
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Accanto a May el‑Toukhy, sul palco è salita anche Mathilde Arcel: al suo primo ruolo da protagonista e alla prima partecipazione al Festival, l’attrice ha ottenuto la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile. La doppia presenza italiana‑internazionale dei premi — regista e interprete — ha assunto rilievo soprattutto in un’edizione aperta dalle polemiche per la scarsa rappresentanza femminile in concorso.
Naza si è trasformato in uno dei momenti più intensi del Festival. Il documentario, costruito anche sulle testimonianze di militari e ufficiali dell’intelligence israeliana, propone una radiografia della guerra a Gaza. La proiezione al Lido è stata accolta da una standing ovation durata oltre venti minuti, che ha sottolineato la carica emotiva e politica del film e il dibattito che l’opera ha acceso durante la rassegna.
Il Gran Premio della Giuria è stato assegnato a Possible Love di Lee Chang‑dong. La pellicola mette in scena l’incrocio di due coppie sposate — tra cui un lavoratore licenziato e sua moglie — e di una documentarista con il marito, le cui vite si intrecciano durante la realizzazione di un film, offrendo uno sguardo sulle tensioni intime e sociali del presente.
Il Leone d’argento per la regia ha premiato Ilya Khrzhanovsky per Dau, un’opera che percorre quattro decenni di storia sovietica attorno alla figura di un fisico ispirato ai protagonisti della costruzione della bomba atomica sovietica; nel ritirare il riconoscimento il regista ha espresso vicinanza agli ucraini impegnati nella difesa del proprio Paese. La scelta di premiare un film così ambizioso conferma l’attenzione della giuria per opere che intrecciano biografia, storia e sperimentazione cinematografica.
Tra gli altri riconoscimenti, la Coppa Volpi maschile è andata a John Malkovich per la sua interpretazione in Wild Horse Nine di Martin McDonagh. La sceneggiatura migliore è stata attribuita a Un bon petit soldat di Stéphane Brizé, con Alba Rohrwacher protagonista.
Per l’Italia il bilancio principale è più misurato: nonostante la presenza di cinque titoli in concorso, nessuno è stato premiato nella selezione principale. Un riscontro arriva però dalla sezione Orizzonti, dove Riccardo Scamarcio ha vinto il premio come miglior attore per I figli della scimmia, pellicola che si è aggiudicata anche il riconoscimento per la sceneggiatura. L’attore ha dedicato il premio a tutti i padri, menzionando anche la propria famiglia e il giovane Andrea Aggio, che interpreta suo figlio nel film.
La Mostra del Lido, la più antica al mondo tra i festival cinematografici, conferma con questo palmarès il ruolo di vetrina internazionale in grado di mettere in luce temi sensibili: memoria storica, identità e responsabilità collettiva, ma anche i dilemmi del lavoro e della libertà individuale. I premi assegnati rivelano una programmazione orientata a opere che cercano di fare i conti con il passato e con le contraddizioni del presente.
A chiudere la rassegna è dunque la vittoria di una regista che, attraverso il ritratto di una “donna sconosciuta”, ha restituito voce e centralità a figure rimaste troppe volte invisibili nella storia.
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