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“Serve urgentemente un cambio di rotta, Venezia non deve morire con me”. La lettera

Cara mia VeneziaSono una veneziana dalla nascita e il miocognome esiste da 500 anni. Mi ricordo che fino a 50 anni fa quando ero bambina e adolescente a San Marco i negozi di vetro chiudevano per la stagione invernale, perché non c’erano turisti.Da adulta, sposata, sono andata a vivere nella zona dei Tre Archi, che […]

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Cara mia Venezia
Sono una veneziana dalla nascita e il mio
cognome esiste da 500 anni.

Mi ricordo che fino a 50 anni fa quando ero bambina e adolescente a San Marco i negozi di vetro chiudevano per la stagione invernale, perché non c’erano turisti.
Da adulta, sposata, sono andata a vivere nella zona dei Tre Archi, che aveva negozi di vario tipo per le necessità dei residenti: panificio, latteria, macelleria , tabaccheria, merceria, negozio di colori e ferramenta; forse anche altro che non rammento.
Ora al loro posto trovate pizzerie, bar, trattorie, ristoranti e hotel di lusso.

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Chi studia economia sa che sono i paesi poveri che vivono di turismo; quindi l’amministrazione comunale in 10 anni ha trasformato la città in un contenitore di superturismo. Ciò significa che l’ha impoverita.
I ticket d’accesso poi non riescono a regolare i flussi turistici e dividono le persone in residenti e non, come se non bastassero le differenze sociali, economiche, culturali a creare disuguaglianze.

Avete reso la città un’arena deserta di veneziane/i, da percorrere a piacimento, per non parlare dell’uso di Piazza San Marco, ad esempio il futuro concerto del cantante Baglioni non può essere fatto in uno stadio, luogo più appropriato?
Perché non ci si rende conto che l’architettura di Venezia è fragile e che la sua stessa costruzione, che ha del meraviglioso in quanto a tecnica antica, è basata su palafitte conficcate nel terreno a contatto continuo con l’acqua, un elemento stupendo e indispensabile dell’universo eppure causa di degrado? E caricare le navi da crociera di stazza grande o piccola che sia, non è fare violenza alla laguna e compromettere la stabilità del Palazzo Ducale?

Sono consapevole che è una questione complessa, non per questo non coltivo la speranza che si cambi velocemente rotta, che si torni a favorire l’ apertura di negozi di prossimità, che si controlli il numero di turisti tramite prenotazione con un limite numerico, che siano date case a famiglie giovani, che siano vietati commerci di pellame e maschere tutti uguali e che si investa sulla cultura.

Abbiamo tante laureate e laureati che possono fare la differenza nella ricerca, nella scienza e nella tecnologia: apriamo loro le porte con enti e sussidi.

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Io morirò ma non voglio che la mia amata città muoia insieme a me.

Dott.ssa Antonella Bontae

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26 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

  1. segue:

    nell’antica arte dell’arrangiarsi,
    autentici mestieri di vivere
    per necessaria sopravvivenza.
    I secolari lavori manuali
    e la silenziosa quotidiana
    lenta fatica del remo,
    tutto ciò io ben conobbi.

    Da troppo tempo ormai
    la Città è in balìa
    di malefici moderni barbari,
    arroganti “Mangiafuoco”
    che con vili proditorie manovre
    continuamente tradiscono
    la sua vera anima.
    E questa
    sempre più inesorabilmente
    viene sradicata da quel corpo
    già vivo….
    oggi ormai muto
    a questi inadeguati occhi,
    dispersa poi
    verso lontane anonime periferie.
    Questi rozzi, lobbystici satrapi
    nel miserabile “reality show” quotidiano
    hanno stretto una santa alleanza
    con i meschini pirati
    dell’esotica miserevole paccottiglia,
    dell’inganno e della truffa
    legale e illegale autorizzata.

    E ormai senz’anima
    questa nuova laida tortuga
    mi diventa
    ogni giorno
    più insopportabile.

    febbraio 2004

  2. mi permetto:
    di inviare una mia composizione tra le tante, una parte già pubblicate da editore nazionale nel 2008:
    Questa Città
    più non sopporto….
    Oh quanto amavo
    già da fanciullo
    quella autentica, viva anima popolare,
    dei campi
    con eserciti di bambini
    urlanti
    sempre di corsa,
    delle calli
    naturali quinte
    per reali commedie
    o tragedie quotidiane,
    delle vecchie bettole
    allora ancora dependance
    di troppo affollate case,
    dei patronati
    modelli di aggregazione
    egualitaria
    ante litteram,
    dei chiassosi mercati
    con vere autentiche merci,
    dei cinema popolari.
    Ovunque piccoli “centri vitali”
    con mitici personaggi
    dai pittoreschi soprannomi.
    I “casermoni”
    formicai di vera umanità,
    microcosmo sempre indaffarato continua

  3. Ah, dimenticavo: non servono titoli davanti al proprio nome. Firmarsi “Dottore” o “Facchino” fa poca differenza davanti alle nostre scelte individuali. Un voto, una testa. E davanti all’urna siamo tutti uguali: fragili, confusi, e irrimediabilmente responsabili.

    E se qualcuno ritiene che la firma “Lettera Firmata” sia un modo per nascondersi nell’anonimato, ricordo che vale a tutti gli effetti giuridici e penali. Firmare è assumersi la responsabilità. E io me la prendo tutta.

    Con affetto, sarcasmo e un pizzico di cinismo, Lettera Firmata

    • Mi firmo col titolo perché ne ho due e se permette preferisco così. In tempo di ignoranza social è bene distinguere. Ha di nuovo equivocato: mi riferivo ad “Anonimo veneziano” non a lei che ha firmato con nome e cognome anche se non è visibile, è come se comunicassi con un anonimo abbastanza inacerbito.

      • Gentile Dott.ssa Bontae, la ringrazio per la precisazione e riconosco con rispetto i suoi titoli, il suo percorso e il contributo culturale che porta. Ma, come direbbe Shakespeare: “Una rosa, con qualsiasi altro nome, avrebbe lo stesso profumo.” Firmarsi con o senza titolo non cambia la sostanza di ciò che si scrive, né il tono con cui si dialoga.

        Non sono anonimo, né inacerbito. Sono solo uno che scrive con passione, a volte con ironia, ma sempre con rispetto per chi ama davvero questa città. E se c’è stato un equivoco, lo archivio volentieri sotto la voce “malintesi digitali”—che, come sa, sono più frequenti dei piccioni in Piazza San Marco.

  4. La spogliazione del tessuto sociale di Venezia è cominciata già alla fine degli anni 70 poi un bel colpo lo hanno dato le amministrazioni dagli anni 90 con i cambi d’uso regalati come caramelle
    Ma il colpo finale è stata la legge Bersani , totalmente appoggiata dall’amministrazione dell’epoca , che ha trasformato Venezia in un suk cacciando letteralmente i negozi di prossimità e le eccellenze dell’artigianato …. mi chiedo perché nella sua accorata lettera parli solo degli ultimi dieci anni , anche se poi ha precisato in una risposta nominando Cacciari …..

    • Perché è un discorso fazioso che possiamo inserire nell’attuale campagna elettorale. Non accorgersi che tutto è cominciato negli anni 70 denuncia scarsa memoria storica

      • Io ho scritto il nome invece lei è anonimo… cmq penso convenga che in questi 10 anni ci sia stato un peggioramento e se mi ritiene faziosa, certo sono delusa dai partiti tradizionali.

    • Non ho fatto un’ analisi politica, certo che la popolazione è diminuita, che si sono costruiti hotel al Cavalcavia e al Tronchetto…Se nn sono scelte da overtourism queste, in questi 10 anni.
      Credo che il sindaco/a sia meglio sia di Venezia perché è unica e solo chi ci beve sa come si è trasformata e di cosa ha urgentemente necessità.

  5. Cara Dott.ssa Bontae, la sua lettera è accorata, lucida, e piena di amore per Venezia. Nulla da dire. Solo una domanda, però: quando la città veniva svuotata sotto le amministrazioni di sinistra, lei dov’era? Nei salotti a discutere di identità o in silenzio ad aspettare che passasse la marea? Perché se “sono i paesi poveri che vivono di turismo”, la povertà non è iniziata ieri. E i negozi di prossimità, le famiglie giovani, la cultura… non erano già in fuga da tempo?

    • Gentilissimo, quando veniva svuotata lavoravo a tempo pieno come insegnante, anzi consiglio la lettura del libro di Somma “Privati di Venezia” che spiega che la svendita della città è iniziata con Cacciari. Un salotto letterario lo tenni a casa mia per 4 anni.

      • Gentile Antonella, la ringrazio per la precisazione, ma il mio riferimento era alla Dott.ssa Bontae, autrice della lettera, che sembra dimenticare chi ha avviato il processo di svuotamento e svendita della città. La memoria è importante, soprattutto quando si parla di responsabilità storiche. Così come oggi si giudica il passato, fra vent’anni si giudicherà il presente. E ci verrà chiesto conto non solo di ciò che abbiamo detto, ma soprattutto di ciò che non siamo stati capaci di fare.

        • Sono sempre io, ha fatto confusione. Io mi prendo le responsabilità di quello che ho scritto e che sto facendo. Perchè non scrive chi ha iniziato? O forse è lei che non vuole prendersi le responsabilità e si rifugia nelle invettive morali? Scriva anche lei una lettera così si capirà se fa parte della corte di Brugnaro o no.

          • Gentile Dott.ssa Bontae, ognuno è responsabile di ciò che scrive e pensa, che si firmi Pinco, Panco o Brugnaro poco importa, purché si mantenga il rispetto. Io non mi rifugio in invettive morali, ma nella memoria storica. Sono stato berlusconiano fin dalla prima ora, ma prima ancora ho attraversato Lotta Continua, Rifondazione, Radicali… evoluzioni darwiniane, diciamo. Con gli anni ho capito che in politica cambiano le bandiere, ma non le intenzioni: nessuno scende in campo per aiutare davvero il popolo. Di lettere ne ho scritte tante, ho anche pubblicato libri, ma qui non si parla di curriculum. Si parla di Venezia. E Venezia non è stata rovinata negli ultimi dieci anni, ma da decenni di scelte sbagliate, da sinistra e da destra, da chi ha svenduto, svuotato, e trasformato la città in un parco tematico. Il problema non è chi ha iniziato, ma chi continua. E se oggi non usiamo l’unico strumento che ci resta—il voto—saremo complici del prossimo disastro. Concludo con una frase che non è mia, ma mi piace tanto: “Non mi importa di che colore è il gatto, mi basta che catturi i topi.” Buona domenica. Peccato solo che non ci fosse questo tempo il giorno della manifestazione… forse ci sarebbero stati quattro gatti.

  6. Grazie per questa lettera sincera e sentita. La speranza è l’ultima a morire, dicono, ma da quel che vediamo non c’è alcuna volontà di restituire un’anima a questa nostra città che tutti ci invidiano ma nessuno rispetta sul serio.
    Veneziana doc, residente

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