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Contributo di Accesso per Venezia, il Garante per la Privacy bacchetta il Comune: multa di 10mila euro

Contributo di Accesso per Venezia, il Garante per la Privacy sanziona il Comune di Venezia per il trattamento dei dati. Il Comune di Venezia è stato sanzionato dal Garante per la protezione dei dati personali con una multa di 10 mila euro. La decisione, formalizzata il 4 agosto 2025 al termine di un’istruttoria avviata nel […]

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Contributo di Accesso per Venezia, il Garante per la Privacy sanziona il Comune di Venezia per il trattamento dei dati.

Il Comune di Venezia è stato sanzionato dal Garante per la protezione dei dati personali con una multa di 10 mila euro. La decisione, formalizzata il 4 agosto 2025 al termine di un’istruttoria avviata nel 2022, riguarda le modalità di raccolta dei dati personali previste dal regolamento comunale sul contributo d’accesso, il cosiddetto ticket di ingresso in città.

L’Autorità ha ritenuto che le procedure adottate dal Comune non fossero conformi ai principi stabiliti dal regolamento europeo sulla protezione dei dati (Gdpr). In particolare, la fase di sperimentazione del sistema, condotta tra aprile e luglio 2024, ha evidenziato criticità legate alla proporzionalità e alla necessità della raccolta delle informazioni richieste ai visitatori.

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Uno degli aspetti contestati riguarda la pre-registrazione obbligatoria sul portale per gran parte delle categorie esentate dal pagamento del ticket. Tale procedura ha comportato, secondo il Garante, una raccolta massiva di dati personali e informazioni sugli spostamenti che non risultava giustificata dalle finalità dichiarate. Ulteriori problemi sono stati riscontrati anche nei totem installati in città, le cui impostazioni potevano essere modificate dagli utenti, con potenziali rischi per la riservatezza.

Il provvedimento sottolinea che la violazione riguarda il regolamento approvato nel 2019 e successivamente applicato in via sperimentale. Durante l’istruttoria, il Garante aveva già sollecitato il Comune a introdurre modifiche, come l’eliminazione dell’obbligo di registrazione per studenti e residenti in Veneto, misura poi adottata nel 2025. Tuttavia, tali interventi sono stati giudicati insufficienti.

La sanzione di 10 mila euro è stata comminata tenendo conto della collaborazione degli uffici comunali e dell’assenza di precedenti. L’importo avrebbe potuto essere molto più elevato: per violazioni di questo tipo la normativa prevede infatti una sanzione fino a 20 milioni di euro. Nonostante l’entità contenuta della multa, il provvedimento rappresenta un richiamo vero perché impone al Comune di rivedere in profondità le modalità di gestione del contributo d’accesso in relazione al trattamento dei dati personali.

Il Garante ha indicato alcune modifiche da adottare con urgenza. In primo luogo, ridurre ulteriormente le categorie di soggetti obbligati alla registrazione, soprattutto nei casi in cui le informazioni necessarie possano essere ottenute da altre fonti, come le strutture ricettive. Inoltre, è stato chiesto di sospendere la raccolta dei dati personali dei visitatori invitati dai residenti, sostituendola con sistemi alternativi di verifica. Altri punti riguardano la disciplina dettagliata delle procedure di controllo, con l’individuazione delle tipologie di dati trattati e delle misure a tutela dei diritti degli interessati.

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Il provvedimento non mette in discussione l’impianto generale del contributo d’accesso, ma colpisce in modo mirato la gestione dei dati personali collegata alla sua applicazione. Per l’amministrazione comunale si tratta quindi di riformulare il regolamento per allinearlo alle prescrizioni europee e nazionali in materia di privacy, evitando procedure ridondanti o sproporzionate.

Sul piano politico, la decisione ha avuto immediate ripercussioni. I gruppi di opposizione in Consiglio comunale hanno depositato un’interrogazione chiedendo chiarimenti sulle modifiche che verranno adottate e sui tempi di attuazione. Alcuni esponenti hanno sottolineato come la vicenda confermi i rischi legati a un regolamento che, fin dalla sua approvazione, era stato criticato per la gestione dei dati sensibili.

L’intervento del Garante rappresenta un passaggio rilevante in un dibattito che da anni accompagna l’introduzione del ticket di accesso a Venezia. L’obiettivo della misura era quello di regolare i flussi turistici e di introdurre un contributo economico a carico dei visitatori giornalieri. Tuttavia, la scelta di subordinare numerose esenzioni a una registrazione preventiva online si è rivelata problematica dal punto di vista della tutela dei diritti fondamentali alla riservatezza.

L’istruttoria si chiude così con una sanzione contenuta ma con un obbligo chiaro: rivedere le procedure affinché la gestione del contributo d’accesso sia compatibile con i principi di liceità, correttezza, trasparenza, minimizzazione e proporzionalità stabiliti dal Gdpr.

Per il Comune di Venezia, a cui va comunque riconosciuto il merito di essersi avventurato in una landa inesplorata su sollecitazione dei residenti asfissiati dell’overtourism, si apre ora una nuova fase di revisione del regolamento, che dovrà conciliare le esigenze di controllo dei flussi turistici con il rispetto delle normative europee sulla protezione dei dati personali.

Mario Nascimbeni
Mario Nascimbeni
Giornalista professionista, collabora con testate nazionali. Ha base operativa a Roma, ma la sua professione lo porta in ogni parte del mondo.
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5 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

  1. Basta con questo Garante della Privacy! È ora di tornare al passato, alle nostre leggi e alle nostre regole. Venezia non ha bisogno di imposizioni europee che ostacolano il controllo dei flussi turistici. Se qualcuno non è d’accordo, che stia pure a casa sua.

    E già che ci siamo: altro che 3 o 5 euro! Il contributo d’accesso dovrebbe essere di 50 euro a persona, anche per i veneti. Chi vuole godersi Venezia, paghi. Chi vive qui sa bene cosa significa essere sommersi ogni giorno da frotte di turisti. È ora di dire basta.

    Venezia ai veneziani. Privacy? Sì, ma non a scapito della nostra città.

  2. tale abuso di utilizzo di dati personali, la cui riservatezza sarebbe dovuta anche in assenza della legge sulla privacy, ha avuto una sanzione a dir poco ridicola di fronte al grave danno d’immagine provocato alla città.

    • e invece i gravi danni (non solo di immagine) che mangiano orde di barbari che bevono un caffè per andare in bagno e hanno i panini in zaino che mangiano seduti per terra chi li paga?

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