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In un paradosso amaro, proprio nel giorno dedicato alla Festa dei Lavoratori, le luci si sono spente definitivamente su uno dei simboli del lusso veneziano. Il Fondaco dei Tedeschi, celebre centro commerciale affacciato sul Canal Grande a pochi passi dal Ponte di Rialto, ha chiuso i battenti. A farne le spese sono 226 dipendenti, ora senza occupazione. La chiusura, di cui si parlava da tempo, è divenuta concreta proprio in coincidenza con la festa del 1° maggio, mentre in Italia si festeggia il lavoro e i lavoratori.
La chiusura, che assume un valore altamente simbolico getta ombre sul futuro occupazionale di molti giovani. Il Fondaco, nato da un ambizioso progetto di riqualificazione e trasformato in tempio dello shopping di fascia alta, rappresentava un punto di riferimento sia per il turismo internazionale sia per l’economia locale.
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Dei 226 lavoratori coinvolti, l’80% è costituito da giovani con un profilo professionale relativamente flessibile e una maggiore possibilità di reinserimento. Tuttavia, è il restante 20% – composto da uomini e donne tra i 50 e i 60 anni – a destare la maggiore preoccupazione. Per loro, il timore è che la perdita del lavoro possa significare una vera e propria esclusione dal mondo produttivo. Al momento, questi lavoratori stanno usufruendo dell’indennità di disoccupazione (Naspi), ma il percorso verso un nuovo impiego appare tutt’altro che semplice.
Nel tentativo di offrire un futuro a chi oggi si trova senza prospettive, sono stati già attivati corsi di riqualificazione professionale della durata di nove mesi. Parallelamente, Regione Veneto, Comune di Venezia e organizzazioni sindacali stanno dialogando per mantenere viva la struttura, magari con una nuova destinazione d’uso che possa riportare occupazione e vitalità nel cuore della città.
La chiusura del Fondaco non è solo la fine di un’era commerciale: è anche un monito sulla fragilità del lavoro che si basa unicamente in contesti ad alta intensità turistica. Proprio nel giorno che celebra i diritti dei lavoratori, Venezia si interroga sul fatto di come le cose possano cambiare anche nel lavoro se le premesse si fondano unicamente sull’aspettativa turistica.
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A me spiace già nel 2009 aver visto un edificio del ‘200 stravolto nella sua architettura, addirittura con la costruzione di un belvedere. E questo solo grazie al nome della proprietà. Avesse fatto qualcun altro questo stravolgimento radicale, non avrebbe certo ottenuto i permessi.
E dopo questo scempio dell’architettura storica, con la compiacenza della Sovrintendenza, ci preoccupiamo che abbia chiuso uno dei peggiori ed orrendi mega store di lusso dove molti entravano e tutti uscivano? I lavoratori troveranno sicuramente impiego nelle altre svariate boutique cinesi o indiane della zona.
Buon 1 maggio
Quanta invidia, gli stessi veneziani che hanno fatto i milioni per anni con le case vacanza.. gli indiani servirebbero a voi piuttosto, ve li meritate
Mi spiace per i lavoratori ma non per quegli esercizi commerciali.