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A Venezia ha fatto la sua comparsa nel 2024, per la delicata gestione dei flussi turistici, il “Contributo d’accesso”, ma ora la procedura si trova ora al centro di un’indagine per la distribuzione illegale di QR Code creati autonomamente per aggirare il pagamento per entrare in città. La procura lagunare ha aperto un’inchiesta formale, prendendo spunto dall’esposto presentato la scorsa estate dall’allora Procuratore capo Bruno Chierchi, in seguito al riscontro di irregolarità.
Secondo quanto emerso, il sistema prevedeva la creazione di codici alfanumerici tramite siti e app non ufficiali, utilizzati per generare biglietti apparentemente regolari. Questi codici venivano poi distribuiti come pass gratuiti, spesso indicati come biglietti per “amici” di residenti veneziani, permettendo così ai visitatori di evitare il pagamento del contributo d’accesso. Tuttavia, ai successivi controlli, nessuno di questi biglietti risultava nei registri ufficiali del Comune di Venezia, causando un danno economico a Ca’ Farsetti.
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Scopri come fare
Il Comune ha deciso di affidare il caso all’avvocato padovano Alberto Berardelli, già noto per la sua esperienza in procedimenti di rilievo. Berardelli e il suo studio sono coinvolti in numerose cause di interesse pubblico, tra cui la caduta del bus a Mestre e la difesa del direttore generale Morris Ceron nell’inchiesta “Palude”. Nel caso dei QR Code falsi, si configura l’ipotesi di reato di truffa aggravata ai danni dell’amministrazione comunale.
Dal momento dell’avvio dell’indagine, gli investigatori hanno scoperto che in città circolavano centinaia di questi codici fasulli. Secondo le ricostruzioni, si trattava di biglietti che venivano concessi indiscriminatamente a chiunque ne facesse richiesta non versando nulla nelle casse comunali.
Il sindaco di Venezia ha chiesto espressamente agli assessori interessati, Michele Zuin e Simona Simionato, di non rilasciare dichiarazioni pubbliche sulla vicenda. Tuttavia, fonti vicine all’amministrazione confermano che sarà necessario molto tempo per identificare tutti i biglietti falsi e i responsabili della loro diffusione.
Un aspetto chiave dell’indagine sarà rappresentato dalle tecnologie di tracciamento e dal sistema SPID, utilizzato dai residenti veneziani per autorizzare i biglietti gratuiti ai loro ospiti. Ogni QR Code autentico dovrebbe infatti essere legato a un codice identificativo univoco, ma “falle nel sistema” avrebbero permesso la creazione e la distribuzione di codici contraffatti.
Quanto ai danni economici subiti, le cifre riportate oscillano tra importi modesti e somme più significative, ma ciò che emerge chiaramente è il danno strutturale causato dal fenomeno. “Non è una cifra che si può considerare sostanziosa, ma i suoi danni li ha fatti,” ha commentato l’assessore Zuin, responsabile dell’attuazione del programma.
Il Comune punta ora a rafforzare i controlli sui biglietti e a migliorare i sistemi di autenticazione digitale, per evitare che simili episodi possano ripetersi in futuro.
La vicenda dei QR Code intanto fa il giro del mondo. E se da un lato le indagini faranno luce sulle responsabilità individuali, dall’altro sarà essenziale ripensare i sistemi di controllo e prevenzione per garantire che il contributo d’accesso possa effettivamente essere uno strumento efficace per salvaguardare la fragilità veneziana.
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