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In 24 ore è cambiato tutto. Lunedì notte, attorno all’una, un’auto di grossa cilindrata, tra piazzale Bainsizza e via Piave, punta un gruppetto di persone e ne investe due. Uno è ancora in ospedale in fin di vita. Il conducente dell’auto ha dichiarato di aver perso il controllo del mezzo a causa del pedale dell’auto, mentre gli investiti hanno parlato da subito di un gesto volontario. Le indagini sul fatto vengono aperte per “lesioni aggravate” ma ieri è arrivata la modifica: ora il fascicolo è intitolato “tentato omicidio”.
L’ipotesi di reato è a carico di un commercialista di Mestre che, secondo le accuse, avrebbe avuto un diverbio con un gruppetto di tossicodipendenti che stazionava all’esterno di una attività ricettiva e non se ne voleva andare. La storia, però, avrebbe una premessa più vecchia, in quanto la compagna dell’uomo, proprietaria dell’abitazione turistica, sarebbe stata esasperata da tempo dalla presenza quotidiana di tossicodipendenti nei pressi della proprietà.
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Scopri come fare
Tutta la vicenda è stata ripresa da un video che mostra chiaramente l’investimento. Quello che i fotogrammi non possono dire è se sia stato davvero un atto volontario oppure un inconveniente “tecnico” durante la guida. Quello che è certo è che un uomo di 40 anni è ricoverato in coma farmacologico all’ospedale di Mestre con prognosi riservata, come conferma l’avvocato Federico Tibaldo, incaricato dalla famiglia dell’investito.
“Io e il mio amico eravamo in via Montello, stavamo fumando crack e chiacchierando quando è arrivato quest’uomo in macchina, con un martello in mano ha urlato di andarcene, poi ha accelerato ed è venuto verso di noi per investirci. Ha fatto avanti e indietro tre volte…” ha raccontato il tunisino (il secondo investito dimesso poco dopo) alla Nuova Venezia in edicola oggi che riporta una lunga intervista all’uomo in cui è raccontata dettagliatamente la sua ricostruzione.
Un passo decisivo verso la realtà dei fatti potrebbe avvenire se venisse decisa una perizia tecnica giudiziaria sull’auto ora sotto sequestro. Un malfunzionamento dei freni o un’anomalia sull’acceleratore potrebbe spiegare la dinamica e alleggerire molto la posizione del commercialista.
La vicenda ha anche diviso l’opinione pubblica. Da un lato si registrano i commenti dei residenti che si definiscono “esasperati” da disordini e sbandati della zona, confermando di comprendere quando l’esacerbazione possa portare a gesti estremi. Dall’altro si pone l’accento comunque sui diritti di chi sceglie di vivere “ai margini”, tesi che viene riassunta nel concetto: “Non è che la vita di un tossico valga di meno”.
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chi si fa giustizia da sé non ha alcuna giutificazione, né attenuante! ma qui occorre parlare non solo del valore “della vita”, ma anche della “qualità della vita”, che chi compie questi gesti tragici crede di poter difendere da sé, sostituendosi a chi ha il compito istituzionale di farlo…
Ve ne tiro fuori una terza di tesi: pensa prima di agire, perché il risultato finale è su due 1 è vivo, hai testimoni contro e chi finirà dentro sei tu, gli altri 2 continueranno a fumare crack e a delinquere per prenderlo e tu invece perderai lavoro e attività. Oltretutto ti toccherà pagare oltre l’avvocato pure i danni.