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Primo Maggio, ULS: “Si torni a lottare per il Lavoro e per far rispettare l’art. 1 della Costituzione”

Questo Primo Maggio purtroppo cade in un momento tragico per il Paese tra l’evoluzione di una guerra per procura e la crisi economica devastante in corso. Il continuo attacco ai diritti dei Lavoratori, a partire dal 1995 con il pacchetto Treu fino al Jobs Act di Renzi, ha sistematicamente distrutto il mondo del Lavoro, andando […]

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Questo Primo Maggio purtroppo cade in un momento tragico per il Paese tra l’evoluzione di una guerra per procura e la crisi economica devastante in corso. Il continuo attacco ai diritti dei Lavoratori, a partire dal 1995 con il pacchetto Treu fino al Jobs Act di Renzi, ha sistematicamente distrutto il mondo del Lavoro, andando contro quanto recita l’art. 1 della Costituzione- dichiarano Anna Rita Amato e Antonino Gentile del Direttivo Nazionale ULS Unione Lavoratori Sanità-.

Piuttosto che pensare a festeggiamenti durante una guerra in cui stanno morendo migliaia di esseri umani, tralasciando così i costi incalcolabili sia in termini umanitari che economici, andrebbero rimessi al centro del dibattito politico sindacale temi importanti come la disoccupazione, il precariato e la lotta alle differenze sociali sempre più insostenibili. Altro tema dimenticato è quello della sicurezza sul lavoro. Con 411 morti da inizio anno, quasi 3 al giorno, la verità è che si è preferito con il DL 146/2021 rendere meno efficace il contrasto all’illegalità sui luoghi di lavoro – aggiungono dal Direttivo Nazionale ULS- .

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In ambito sanitario lo scenario è catastrofico. Aver permesso il taglio recente alla spesa sanitaria per i prossimi anni per contribuire alla produzione bellica ha dell’inverosimile, considerato che il Servizio Sanitario Nazionale andrebbe potenziato per recuperare quella stagione di tagli disastrosi che si sono palesati durante la pandemia. Sull’altare si vorrebbe sacrificare il diritto alla Salute, concedendo ulteriore campo libero al profitto dei privati. Come Sindacato autonomo e di base chiediamo innanzitutto lo stop immediato all’invio di armi e la costruzione condivisa di un nuovo modello di sviluppo economico sociale che rimetta al centro i Lavoratori e i loro diritti. – concludono Amato e Gentile –.

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