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Aline, la voce dell’Amore: gran sorpresa al cinema per lo spettatore intelligente

Aline è una ragazzina lunga lunga e dal viso bruttino, ultima di una famiglia poverissima e prolifica (15 figli) residente nel Quebec. Un giorno, durante una festa, viene spronata a cantare “Love is blue” lasciando tutti di stucco. La piccola rivela doti vocali senza eguali; così i genitori, spronati da uno dei fratelli metteranno Aline […]

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Aline è una ragazzina lunga lunga e dal viso bruttino, ultima di una famiglia poverissima e prolifica (15 figli) residente nel Quebec. Un giorno, durante una festa, viene spronata a cantare “Love is blue” lasciando tutti di stucco. La piccola rivela doti vocali senza eguali; così i genitori, spronati da uno dei fratelli metteranno Aline in contatto con un manager in crisi.

Sarà il primo passo verso una carriera sfolgorante e priva di cedimenti. Concerti sold out, una canzone da Oscar, traversie superate con la voglia di vivere. L’amore quello vero. Vi ricorda qualcuno questa Aline? Se sì non sbagliate. Aline è in realtà Celine Dion, l’amatissima/odiatissima ugola d’oro, regina degli eurofestival, mattatrice della colonna sonora di “Titanic”.
Ma il film non è un vero biopic, quanto un’interpretazione in chiave ironica, comica, bizzarra e affettuosa da parte di una regista, attrice, entertainer, militante femminista nei confronti della infaticabile professionista che gronda melassa da tutti i pori.

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Perché proprio Celine Dion allora? E perché non un biopic in ginocchio o pedissequo nel seguire passo passo le vicende artistiche e umane, magari travagliate o dannate, di un artista reale? Chiunque abbia letto il fondamentale libro di Carl Wilson “Musica di merda. Parliamo d’amore e di Cèlin Dion, ovvero: perché pensiamo di avere gusti migliori degli altri “ (un testo chiave per capire come sia cambiata la critica musicale degli ultimi anni) può già farsi un’idea sul tono del film della Lemercier.

Più che condannare o santificare un artista si cerca di scendere nel profondo della sua essenza e del perché arrivi così tanto dentro un numero enorme di persone in tutto il mondo. Ma non si tratta solo di questo: in “Aline” abbiamo la prova che oggi non si possono costruire biopic neutrali. Cosa falsa di per sé ma in questi ultimi tempi qualcuno sembra essersene reso conto. Per cui tanto vale giocare sulla vita di un artista così celebre, mettere i suoi panni, moltiplicare i punti di vista e anche accettare che questa cantante così celebre, dalla vita così normale, ignorante come una zucca, onesta e intelligente e per cui il mondo è un pianeta fatto solo di palcoscenici, possa essere riletta, interpretata, travisata, giocata pur senza mancarle di rispetto o sommergerla di acido caustico per denigrarla.

L’interpretazione di Lemercier (bravissima) è straniante: è diversa da Celine Dion ma allo stesso tempo è Celine Dion. D’altra parte che si tratti di un gioco il fatto viene esplicitato con un gioco di parole sin da subito, al momento della presentazione della bambina al futuro manager e “unico uomo della vita” di Aline. Così come dualista è la colonna sonora dove sentiamo le vere canzoni dell’artista ma la colonna sonora è fatta di canzoni di altri artisti. La scelta extradiegetica non vede mai presente Dion ma altre voci, contrappunto esterno alla storia della protagonista.

Se il film può deludere i fan agguerriti della cantante, almeno quelli non disposti a stare al gioco, potrà invece rivelarsi una gran sorpresa per lo spettatore intelligente, piaccia o meno la cantante. Non fatevi trascinare dai pregiudizi: questo film, che fa a pezzi la retorica dei biopic è l’unica strada possibile per fare un biopic. E poco importa se magari ci potrà far strano il vedere un volto di adulta su un corpo di ragazzina grazie alla cgi; “Aline” è un tenero, spassoso, libero modo di rubare una vita e modellarla secondo il proprio punto di vista, pur non tradendo gli avvenimenti reali; e ci offre la possibilità di vedere le cose da una prospettiva che mai ci saremmo sognati di assumere.

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ALINE-LA VOCE DELL’AMORE
(Aline- 2020, U.S.A., Francia)
Regia: Valerie Lemercier con Valerie Lemercier, Sylvian Marcel, Danielle Ficaud

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Giovanni Natoli
Giovanni Natoli
Giornalista, critico cinematografico e musicista. Puntuale testimone della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Facebook
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