Venezia è porto, Bonifacio: «Subito un piano per rimetterlo al centro della città»

ultimo aggiornamento: 21/08/2020 ore 07:06

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Ex operatore della Marco Polo System, gruppo di iniziative culturali con sede a Forte Marghera, e della Biennale di Venezia, il figlio del partigiano dell’Anpi Mario Bonifacio, Andrea, candidato in Consiglio comunale nella lista Verde e Progressista, riflette sul «ruolo strategico» del porto di Venezia per la ripresa e lo sviluppo economico sostenibile della città. «Fino a ieri proiettata esclusivamente allo sviluppo dell’industria turistica, Venezia si trova ad affrontare il crollo della sua principale attività economica, in una fase storica in cui la pandemia è solo una delle tante crisi che investono il pianeta. In questo scenario è il porto l’infrastruttura necessaria alla trasformazione “Green” della produzione industriale, auspicata (e finanziata) anche dal governo nazionale e da quello europeo», scrive.

«Occorre investire strategicamente in ricerca e nuove tecnologie risulta indispensabile – continua Bonifacio – per affrontare concretamente le sfide poste alla città e ai suoi abitanti superando le spaccature che da anni contrappongono artificiosamente, ad esempio, la salvaguardia della salute a quella dei posti di lavoro, la difesa dell’occupazione legata al traffico delle grandi navi a quella della laguna».


I fattori della ripresa

La pandemia ha mostrato il rischio di affidare ad uno soltanto dei fattori economici il benessere della città. E non si vede, spiega Bonifacio, «perché in questo momento che rappresenta un’opportunità, non si dovrebbe ripensare ecologica-mente il porto e la produzione industriale, estendendo virtuosamente le attività produttive e la logistica attraverso bonifiche e riconversioni, ottenendo una sintesi di interessi contrapposti. Pier Paolo Baretta, candidato sindaco sostenuto dalla lista Verde e Progressista, ha parlato spesso di una valorizzazione dell’artigianato e antichi mestieri, di una ricollocazione all’interno del sito produttivo di Porto Marghera, dello sviluppo di nuove sinergie produttive accanto al ruolo dei traffici, della logistica e del commercio della nostra area industriale. In questo senso il Porto, ora più che mai, è una risorsa insostituibile per il lavoro, per la ripresa, lo sviluppo e la pianificazione strategica dell’economia della città».


Escavi e navi

«Bene intanto manutenere i canali – afferma Bonifacio – che consentono alle navi commerciali di raggiungere Porto Marghera, ma occorre insistere sulla riqualificazione dell’intero ecosistema lagunare. Per le grandi navi da crociera, ad esempio, va compresa la ricaduta della pandemia su questo segmento del mercato turistico: se (magari accompagnata da opportuni provvedimenti) evolverà la sensibilità dei turisti e degli armatori, o se proseguirà la rincorsa al gigantismo delle navi: cosa che automaticamente le terrà fuori gioco, o fuori laguna».

Il confronto

Ci sono le istituzioni nazionali e sovranazionali in gioco, ricorda il candidato, «disposte a sostenere economicamente la città: il che rappresenta un’occasione irripetibile, ma il successo di questi investimenti dipenderà dalla capacità dei tanti attori che incidono a vario titolo nel governo della città di elaborare ed attuare strategie efficaci. La collaborazione tra istituzioni, in particolare a livello locale, è condizione necessaria. In questo come nel caso di tutte le scelte che riguardano il futuro di Venezia, serve il confronto e non lo scontro. Il dialogo secondo le regole della democrazia è il metodo che dà voce anche alla difesa dei diritti e del benessere dei cittadini, che negli ultimi mesi abbiamo imparato essere un importante fattore di sviluppo, anche economico». A.G.

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