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Il 18 marzo 2020 è una data che rimarrà impressa nella memoria di tutti noi come uno dei momenti più drammatici della storia della Repubblica. Lo ha sottolineato il Capo dello Stato Sergio Mattarella nella giornata nazionale dedicata alla memoria delle vittime del Covid, che quest’anno cade esattamente tre anni dopo la terribile notte in cui i camion dell’esercito portarono via ottanta bare da Bergamo, perché la città non aveva più posto per accoglierle. “Morivano anche duecento persone al giorno. Sollecitammo quindi l’aiuto di altre città”, ha ricordato il sindaco Giorgio Gori.
“Grazie all’impegno straordinario di medici, personale sanitario, forze dell’ordine, esercito e della campagna vaccinale, quei momenti drammatici sono stati superati”. È quanto ha dichiarato il sindaco Gori durante la cerimonia di inaugurazione del bosco della memoria nel parco Martin Lutero, a poche centinaia di metri dall’ospedale Papa Giovanni XXIII. Si tratta di un luogo dove c’è vita per ricordare chi è morto e per dare anche il senso della rinascita.
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In Italia, al 16 marzo, il numero di vittime del Covid-19 registrate è pari a 188.750, mentre i contagi sono stati 25.651.205. Nel mondo, invece, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), ci sono stati quasi sette milioni di decessi segnalati per Covid-19, ma si ritiene che il numero effettivo di decessi sia molto più alto. Questi dati sono stati il punto di partenza per la Giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid, proclamata – da oggi per sempre – per il 18 marzo.
Secondo l’OMS, la fine della pandemia sembra essere finalmente prossima, e si è espressa la speranza che l’emergenza internazionale possa terminare entro l’anno. Il virus Sars-CoV-2 diventerà paragonabile a quelli dell’influenza stagionale. Tuttavia, tornando ai dati italiani, è stato rilevato un impatto significativo tra gli operatori sanitari, ai quali è stata dedicata una Giornata nazionale lo scorso 20 febbraio. In tale occasione, il presidente della Federazione degli ordini dei medici (Fnomceo), Filippo Anelli, ha ricordato che 379 medici e, secondo il sindacato Nursing Up, 90 infermieri hanno perso la vita. Anelli ha sottolineato che nei primi mesi della pandemia, circa 60-80 medici morivano ogni mese e la metà dei decessi si sono verificati sul territorio, dove i medici erano soli senza dispositivi di protezione e con molte difficoltà.
Tuttavia, la situazione attuale in Italia sembra essere migliore, con il numero dei nuovi casi e dei decessi per Covid-19 che continua a diminuire. Nella settimana 10-16 marzo 2023, ci sono stati 23.730 nuovi casi positivi, con una variazione di -1,1% rispetto alla settimana precedente, mentre i decessi sono stati 212, con una variazione di -1,9% rispetto alla settimana precedente. L’impatto clinico appare essere molto basso.
Nonostante ciò, è importante continuare a monitorare la situazione, adottando misure di prevenzione e di protezione per evitare la diffusione del virus e salvaguardare la salute degli operatori sanitari e della popolazione in generale. La pandemia ha dimostrato l’importanza della collaborazione internazionale e della cooperazione tra le nazioni per affrontare crisi sanitarie di questa portata.
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