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17 anni al trasportatore veneziano che ha ucciso il tunisino

Raffaele Marconi, veneziano, 34 anni, è detenuto nelle carceri di Santa maria maggiore per aver sparato al 25enne tunisino Khalil Ben Malat, uccidendolo con un colpo solo a causa di un litigio in un bar nel quale lo straniero avrebbe rivolto pesanti apprezzamenti alla moglie del veneziano. Oggi su quel fatto di sangue arriva la […]

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Raffaele Marconi, veneziano, 34 anni, è detenuto nelle carceri di Santa maria maggiore per aver sparato al 25enne tunisino Khalil Ben Malat, uccidendolo con un colpo solo a causa di un litigio in un bar nel quale lo straniero avrebbe rivolto pesanti apprezzamenti alla moglie del veneziano.

Oggi su quel fatto di sangue arriva la sentenza: condanna a 17 anni e 4 mesi di reclusione a Raffaele Marconi per l’omicidio avvenuto nel novembre del 2023 in un bar di Salizada San Geremia, a Cannaregio. La sentenza è stata pronunciata ieri dal giudice per l’udienza preliminare Benedetta Vitolo al termine di un processo con rito abbreviato.

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Il pubblico ministero Ermindo Mammucci aveva chiesto una pena di 20 anni, accusando Marconi non solo dell’omicidio volontario, ma anche del tentato omicidio di un connazionale della vittima. Secondo la ricostruzione dell’accusa, dopo aver sparato a Mallat con un fucile a canne mozze, l’imputato avrebbe tentato di colpire anche un altro uomo, senza riuscirci a causa di un malfunzionamento dell’arma. Tuttavia, il giudice ha accolto la tesi difensiva sostenuta dagli avvocati Renato Alberini e Sara Rinaldin, riqualificando l’accusa di tentato omicidio in minaccia aggravata.

Durante il processo, Marconi aveva espresso il proprio pentimento per l’accaduto, dichiarando di essere consapevole di aver distrutto due famiglie. Secondo la sua versione, il tragico episodio sarebbe scaturito da un alterco nato a seguito di alcuni apprezzamenti rivolti alla moglie da parte della vittima. Il trasportatore ha raccontato di essere stato colpito di striscio con un coltello da Mallat prima di rientrare a casa, recuperare un fucile a canne mozze con matricola abrasa e tornare a cercarlo.

Le immagini delle telecamere di sorveglianza hanno documentato i movimenti dell’imputato, riprendendolo mentre si dirigeva rapidamente verso il bar e successivamente mentre, fucile alla mano, inseguiva il connazionale della vittima tra i passanti in fuga.

Nei giorni scorsi, i familiari di Mallat avevano già ricevuto un risarcimento di circa 50 mila euro, motivo per cui gli avvocati di parte civile, Giorgio e Luca Pietramala, hanno revocato la loro costituzione in giudizio.

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Nonostante la soddisfazione per la caduta dell’accusa di tentato omicidio, la difesa ha espresso perplessità sulla durata della pena inflitta e ha annunciato che valuterà la possibilità di presentare appello una volta rese pubbliche le motivazioni della sentenza.

Mario Nascimbeni
Mario Nascimbeni
Giornalista professionista, collabora con testate nazionali. Ha base operativa a Roma, ma la sua professione lo porta in ogni parte del mondo.
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