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16/07/2024: Venezia si risveglia con un terremoto, avvolta da una vera e propria bufera giudiziaria. I termini sono i peggiori, si parla di Corruzione “continuativa e perdurante”. Le indagini coinvolgono le istituzioni più eccellenti: il sindaco Brugnaro, ufficialmente indagato insieme a due funzionari del suo staff, Morris Ceron e Derek Donadini, poi l’Assessore Boraso e altri. L’assessore è addirittura trasferito in carcere. Il Procuratore capo conferma gli esiti delle indagini: 18 personaggi pubblici, a vario titolo, coinvolti. E’ un terremoto giudiziario che riporta ai tempi del Mose.
L’indagine per corruzione riguarda la vendita di aree pubbliche e di palazzi comunali, il sindaco Luigi Brugnaro è ufficialmente indagato insieme a due funzionari del suo staff, Morris Ceron e Derek Donadini, mentre in un filone parallelo della stessa indagine condotta dalla Guardia di Finanza, l’assessore comunale alla mobilità, Renato Boraso, è stato arrestato. Coinvolto anche l’imprenditore edile Fabrizio Ormenese, finito in carcere.
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Sette funzionari comunali e delle partecipate pubbliche, tra cui l’azienda di trasporti Actv, sono stati posti agli arresti domiciliari. Inoltre, sei altri indagati sono stati sospesi dai pubblici uffici per 12 mesi. In totale, gli indagati sono 18, includendo il direttore generale dell’Actv, Giovanni Seno, e il responsabile del settore appalti, Fabio Cacco. La portata di questa bufera politica e giudiziaria è seconda solo allo scandalo del Mose di dieci anni fa, che portò a 35 arresti.
La Procura di Venezia contesta a Boraso, ex Forza Italia ora nella “Lista Brugnaro” e in “Coraggio Italia”, undici episodi di corruzione, concussione e autoriciclaggio. Tra le vicende incriminate figura la vendita sottocosto di Palazzo Papadopoli, che vede coinvolti anche Brugnaro e Ceron. L’accusa sostiene che Boraso, allora assessore al Patrimonio, avrebbe ricevuto 73.200 euro dal magnate di Singapore Chiat Kwong Ching attraverso fatture per consulenze inesistenti, cifre poi girate a due altre sue aziende.
Secondo il giudice per le indagini preliminari, Boraso avrebbe sistematicamente “mercificato la propria funzione pubblica, svendendola agli interessi privati”. In un’intercettazione, il sindaco Brugnaro lo ammonisce: “Tu non mi ascolti, tu non capisci… Mi stanno domandando che tu domandi soldi, tu non ti rendi conto, rischi troppo… Se io ti dico di stare attento, ti devi controllare”.
Per Brugnaro, Ceron e Donadini, l’inchiesta riguarda l’area dei Pili, acquistata dall’imprenditore di ‘Umana’ prima della sua carriera politica per soli 5 milioni di euro. Quest’area, inquinata dalle attività industriali di Marghera, fu poi soggetta a trattative (poi fallite) sempre con Ching per la sua lottizzazione. La Guardia di Finanza indaga anche sui meccanismi del blind trust, istituito da Brugnaro per evitare conflitti di interesse.
L’ordinanza riporta che Brugnaro, Ceron e Donadini avevano concordato con Ching il versamento di 150 milioni di euro in cambio dell’approvazione di varianti urbanistiche necessarie per un progetto edilizio.
Brugnaro ha dichiarato di essere “esterrefatto” dalle accuse, ribadendo di aver sempre agito nell’interesse della comunità. Ha specificato che l’area dei Pili era già edificabile prima della sua amministrazione. Tuttavia, i magistrati sostengono che Brugnaro, Ceron e Donadini avevano concordato con Ching la vendita di Palazzo Papadopoli a un prezzo inferiore al valore reale per facilitare le trattative sui terreni dei Pili. Questa riduzione del valore è avvenuta attraverso “atti contrari ai doveri di ufficio” da parte di Brugnaro, Ceron e Donadini.
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