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Intervista a me stesso.

D ) Ciao Cesare. Mi era venuta l’idea di intervistarti. Ho pensato che nessuno al mondo lo avrebbe potuto fare meglio di me, cosa ne pensi?

R ) Ciao a te Cesare. Presuntuoso.
Beh, tra noi due vi e’ confidenza. Questo ti autorizza a chiedermi qualsiasi cosa con la certezza che la mia risposta sara’ leale. Bisogna vedere se ti rispondo. Con te non posso barare. Poi non amo i ritocchi, e’ bello quando un intervista esce così com’e’, senza cornici e senza modifiche.

D ) Parli dei ritocchi chirurgici? Ho percepito una sorta di allusione…

R ) Si si, bravo, mi riferivo anche a quelli. Pero’non e’ vero che non amo i ritocchi. Qualche volta la chirurgia plastica da’ effetti davvero piacevoli ed aiuta a sentirsi piu'”freschi”. Ci sto pensando in merito. C’e’ una cosa che mi intenerisce molto. Quando vedo donne avanti con l’eta’ e ritocchi davvero molto evidenti sul loro viso. Oppure quando vedo uomini coi capelli tinti. Li portano con indifferenza, con disinvoltura, come se nessuno notasse le modifiche, eppure son consapevoli di dimostrare 50 anni sul viso e 80 sulle mani. Le mani non barano mai. Insomma, ammiro e mi fa tenerezza chi nella vita combatte. E questo, sotto un certo punto di vista e’ un modo di combattere.

D ) E tu Cesare, sei un combattente?

R ) Che domanda, fatta proprio da te. Certo che lo sono! La vita e’ piena di cime irte e invalicalibili. Non si puo’ rimanere inermi, non si puo’ lasciarsi sopraffare dal destino che qualche volta gioca con le nostre vite. Non si puo’farlo senza aver prima lottato.
Diciamo pure che il destino alla fine avra’ la meglio, ma se noi combattiamo il necessario, potra’ persino diventar generoso con noi.

D ) Il destino? E che robba e’?

R )Il destino e’ quella parola che abbiamo imparato da bambini e che serviva a giustificare tutti gli errori che gli adulti comettevano verso di noi. Quando sbagliavamo noi, era perche’ sbagliavamo, quando sbagliavano loro e’ perche’ era destino.
A parte gli scherzi, il destino e’ quel disegno gia’ stabilito per noi. Un disegno invisibile, impercettibile che diluisce le nostre esperienze nel tempo. Con gli anni e con l’esperienza la vita la conosciamo meglio, peccato che il tempo ci allontani pian piano da lei.

D ) C’e’ odore di malinconia in quello che dici. A cosa ti riferisci?

R ) Certo che c’e’. Il passare del tempo ci ancòra spesso ai ricordi, ci fa guardare indietro e pensare: se tornassi indietro farei così, se tornassi indietro non lo rifarei. E’ inutile, indietro non si puo’ tornare. Pero’ si puo’ far tesoro di cio’ che si e’ vissuto, si possono dare dei consigli a chi ne ha bisogno, si puo’ raccontare la propria esperienza.

D ) Hai un rimpianto?

R ) Si, un rimpianto ce l’ho. Un paio di anni fa incontrai per strada un mio vecchio amico. Erano anni che non ci si vedeva, erano davvero anni.
Ci incrociammo in calle della Bissa e ci fermammo a parlare all’angolo della rosticceria dove finimmo per andarci a mangiare una mozzarella.
Fu un momento molto intenso che mi rese felice. Al momento non pensai di scambiar il numero di telefono e ci salutammo lì.
Lo cercai ancora, anche perche’ riflettendo nei giorni a seguire, avevo notato in lui un po’ di malinconia, di tristezza e avrei voluto parlargli di piu’.
Ma stavo vivendo una situazione non del tutto felice anche io e così un po di tempo passo’. Non molto pero’, un mese e mezzo, due.
Finche’ un giorno passando per calle della Bissa, all’angolo sotto il portico vidi la sua foto che mi guardava e sorrideva. Davide. Mi torna sempre in mente.

D ) Qual’e’ stato il giorno piu’ bello della tua vita? E il giorno piu’ tragico?

R ) Quando sono nato. Il 22 Ottobre 1963. Il giorno in cui mia Madre per la prima volta mi ha tenuto tra le sue braccia. E’ stato di sicuro il giorno piu’ bello.

Il 1 Giugno del 97 e’ stato il giorno piu’ brutto. Quando muore l’unico fratello che hai e si e’ giovani sembra che la vita finisca lì. Non vi sono risarcimenti che ripaghino tanto dolore, perche’ la morte di un figlio giovane distrugge la famiglia intera e quando tutto finisce ti rendi conto che meriteresti una pensione per aver dovuto lottare una vita intera senza ritrovarti niente. Invece quasi sicuramente la societa’ ti lascera’ solo e saran solo le tue forze a far la differenza. Per me e’ stato così. Destino? No, ancora una volta errori degli altri ( in questo caso i medici) che poi si ripercuotono sulla tua esistenza.

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Redazione
A cura della Redazione di www.lavocedivenezia.it

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