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domenica 11 Aprile 2021
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Zaia, curve in crescita. Malattie infettive e pneumologie pronte a far fronte a turbolenze Covid

Oltre mille terapie intensive e un centinaio di respiratori portati a casa prima di Natale. L’area critica in Veneto è attrezzata per le emergenze per il presidente del Veneto Luca Zaia. In un contesto di incidenza in crescita del Covid, sia nelle regioni vicine che nel Paese in generale, la regione si attrezza ad ogni evenienza. «La squadra è iper attrezzata per affrontare un’eventuale necessità. Da questo istante vacciniamo tutte le classi di età con AstraZeneca (che prima negli over 55 e poi 65 non poteva essere utilizzato, e questo ha condizionato la campagna vaccinale, essendo disponibili per queste classi di età il Moderna e Pfizer)». Entro aprile dovrebbero arrivare un milione di dosi con un incremento delle case farmaceutiche che le producono, Johnson & Johnson, Sputnik, man mano che vengono autorizzate. Il bollettino delle ultime 24 ore indica 757 positivi intercettati. I positivi isolati a domicilio sono 29.514 in aumento; i ricoveri sono a 1400, cresciuti. I decessi sono 9980. Ottava regione d’Italia per mortalità.

Il piano

La riunione di stamattina con i direttori ha fatto emergere una situazione di preoccupazione, con tre province (Padova, Treviso e Verona e il Veneto orientale) con curva in crescita, come quella regionale del resto. Si è deciso per questo un nuovo piano di sanità pubblica. Si pensa ancora ai Covid hospital e alla riduzione dell’ordinario per far spazio nelle malattie infettive e nelle pneumologie. «Si guarda alle previsioni di qui a una settimana. Ci stiamo attrezzando per affrontare le turbolenze. Un anno fa a quest’ora si cominciava a caricare pazienti. Oggi abbiamo 1016 terapie intensive attivate e attivabili». La Regione stabilirà degli standard per decidere di chiudere l’attività ordinaria degli ospedali. Ma ad oggi la situazione è assolutamente sostenibile.

I centri per la vaccinazione

Domenica prossima verranno presentati i centri vaccinali delle Ulss. Le strutture, i palazzetti, i 68 ospedali, i plessi scolastici: «non ci sono problemi logistici», dice Zaia. «La sfida è vaccinare tutti per l’estate e anche il passaporto vaccinale sta diventando realtà. Chi non si vuole vaccinare è libero ma se è richiesto rilasciamo l’avvenuta vaccinazione. Per 10 anni abbiamo creduto nel sistema della volontarietà ma va tutelato chi decide di vaccinarsi». La Regione sta per chiudere un accordo per l’utilizzo degli specializzandi in Medicina nelle vaccinazioni, anche per aumentare la capacità di vaccinazione.

Zona rossa

Ci sono interventi a livello nazionale che si cerca di comprendere su eventuali lock down localizzati o circoscritti nei fine settimana per completare il quadro anche a livello regionale. Il dipartimento di prevenzione tiene sotto controllo l’andamento della situazione, soprattutto nelle scuole. Gli isolamenti nelle scuole sono sotto osservazione. «Il virus rispetto alla prima fase circola di più nelle fasce giovani – dice Zaia – Per questo lo studente e lo 0-6 è sotto attenzione e a livello nazionale è stato costruito il parametro dei 250 contagi ogni 100 mila abitanti per decidere se chiudere o meno le scuole». Si cerca di trovare un punto di equilibrio nel piano di sanità pubblica in riferimento anche alle conseguenze per le famiglie di eventuali chiusure. Al momento si pensa alle superiori e forse qualche classe delle medie. «La questione delle varianti gioca un ruolo fondamentale in queste scelte», dice Zaia. Il piano della dottoressa Russo della Prevenzione regionale, diretto ai Sisp (Servizio Igiene e Sanità Pubblica) indicherà quali sono i casi di chiusura.

I distretti dove partirà la didattica a distanza

Il dipartimento di prevenzione, diretto dalla dottoressa Russo, in base al nuovo Dpcm che prevede la sospensione delle scuole in presenza quando c’è un numero di casi pari o superiore ai 250 casi per centomila, di settimana in settimana, a livello di distretti ha assunto una decisione. Quelli che superano quei livelli di contagio sono solo alcuni e permettono di provvedere in modo mirato. In Veneto le realtà sono l’alta Padovana (4 scuole), il distretto di Asolo (268 su 100 mila) e l’Ulss 4 Veneto orientale (parametro 302 su 100 mila) che riguarda tutte le scuole del distretto (sono 26 i distretti in tutto). Andranno in Dad le scuole dalla seconda media in sù. «Daremo il tempo di 24, 48 ore affinché parta questo provvedimento – dice Russo -. All’incirca giovedì. Il significato del provvedimento è che il setting scuola rispecchia la popolazione, l’obiettivo è rallentare il virus nella comunità. Se c’è un cluster specifico si valuta per classi o scuole, come è stato finora».

 

 

 

 

 

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