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venerdì 15 Ottobre 2021

“Voodooblues. Il misterioso caso di Robert Johnson”. Recensione del saggio di Sara Bao

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Il blues è uno dei linguaggi musicali fondamentali del ‘900.
Nell’arco di un secolo e mezzo ha caratterizzato il suo tempo in maniera indelebile ed è alla base di altri linguaggi che dal blues han preso a mani basse per poi trasformarsi in qualcos’altro (un esempio per tutti: il rock’n’roll).
Ma per molti versi il blues resta il grande sconosciuto.
Purtroppo la stratificazione di luoghi comuni e di misinterpretazioni lontani mille miglia dal significato originale del blues ne hanno lungamente compromesso un ascolto serio e consapevole
Per dissipare il velo di Maya ecco che ci viene incontro “Voodooblues- Il misterioso caso di Robert Johnson”, saggio scritto da Sara Bao, nata nel 1995 a Bassano del Grappa, blogger musicale laureata al DAMS con una tesi su Robert Johnson, giornalista presso la storica rivista “Il blues” e vera e propria pasionaria del mondo delle blue notes.

E proprio da Robert Johnson si parte per un viaggio che, prendendo spunto dall’analisi dei testi e delle soluzioni musicali di quattro brani del “più grande bluesman di tutti i tempi” ci accompagna a toccare differenti continenti, differenti etnie e differenti approcci religiosi, sociali, esistenziali, tra collettivismo e individualismo, riti sciamanici, canti di lavoro, incontri e scambi con altre culture (specie quella cattolica).
Oltre che a contestualizzare la figura di Robert Johnson; musicista avvolto nel mistero, di cui solo da pochi anni si conosce il volto grazie al ritrovamento di alcune fotografie.
Leggenda musicale, innovatore del chitarrismo blues ma anche “figlio” di altri padri musicali (come Son House ad esempio) e non genio venuto dal nulla.
In questo libro ogni testo viene analizzato correlandolo ai lavori degli ispiratori musicali del bluesman di Hazlehurst, traghettatore del blues rurale verso una dimensione metropolitana.

Benin, Yoruba, Louisiana, Brasile e Tarantismo nostrano sono alcuni dei luoghi nei quali la deportazione degli schiavi ha messo a frutto operazioni sincretiche relative a culti ed espressioni musicali.
Il lavoro di Sara Bao intende demolire, con la forza dei fatti, l’immagine diabolica del blues e soprattutto dell’incontro al crocicchio e del patto col diavolo da parte dell’artista che, in cambio della propria anima, riceve i doni della scienza musicale.
Siamo piuttosto lontani dal mito di Faust che molti han tentato di applicare a Robert Johnson trascurando il fatto che i testi in realtà parlano di ben altro e che gli spiriti evocati han ben altra funzione che quella di un do ut des all’insegna del male.

Leggendo “Voodooblues” avremo in mano una mole considerevole di strumenti che ci permetteranno di ascoltare il blues con orecchie diverse non più legato alla scelta di dannazione ma al racconto di un popolo che non dimentica le origini africane e le rielabora non più in forma collettiva ma individuale.
Uno dei punti chiave del testo di Sara Bao è proprio il punto sul rapporto blues-condizione lavorativa secondo un’ottica che non è peregrino definire “analisi sociale e capitalista” del lavoro.
Ma ciò che sorprenderà molti lettori saranno i paralleli tra le tradizioni religiose africane e quelle dell’antica Roma, le quali presentano stupefacenti similitudini, come a dire che per certe cose “tutto il mondo è paese”.

Aperto da una divertente prefazione di Andrea Facchin, bluesman mestrino, leader dei Mr. Wob and the Canes; chiuso da una postfazione “zappiana”di Jimmy Ragazzon, chitarrista vogherese dei “Mandolin Brothers“, arricchito da una esauriente bibliografia, “Voodooblues”, se letto con pazienza, saprà aprirvi molte porte relative alla natura del blues. Porte che ben difficilmente condurranno dal Diavolo.

Per richiedere il volume (prezzo di copertina euro 18.00)
contattare via mail: [email protected]

Blog dell’autrice
rocknroll398.wordpress.com

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