La Venezia perduta. Addio a Testolini, la cartoleria dei veneziani. Storia e ricordi

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Testolini chiude, dal 1911 la cartoleria dei Veneziani. Storia e ricordi di un altro pezzo di Venezia che scompare. Intervista a Stefano Bettio, assieme al fratello Alessandro, ultimi gestori.

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Anche Testolini si arrende così alla profonda trasformazione della città. L’azienda è in liquidazione, e dal 30 novembre lascerà la sua ultima sede di Campiello Corner, dove dal 2017 divideva i locali con il marchio Buffetti.

Testolini ha la stessa età del Campanile di San Marco – commenta Stefano Bettio, che dagli anni ’80 gestisce la ditta con il fratello Alessandro – mentre in Piazza finiva la ricostruzione, in Bacino Orseolo si apriva il negozio”.

“All’inizio gli spazi erano ridotti, ma negli anni ’50 vennero ampliati e ridisegnati grazie a un restauro avveniristico ad opera dell’architetto Carlo Scarpa. Nel 1954 iniziò a lavorarci mio padre, che affiancò nella gestione la signora Augusta Testolini, ex cassiera e moglie del fondatore”.

Stefano parla dell’attività con amore e passione come fosse un pezzo della sua famiglia: “Testolini era il punto di riferimento di artisti come Emilio Vedova, Miro Romagna e Virgilio Guidi. Da noi si trovava il ‘nero di seppia’ originale, quello ricavato dai molluschi”.

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Nel 1966 la devastante alluvione
, superata con coraggio nonostante qualche conseguenza che Stefano racconta con un sorriso “le risme in magazzino si imbevettero al punto da sollevare di mezzo metro il pavimento del primo piano: dovettero intervenire i pompieri e segarle”.

Nel 1974 l’espansione a Marghera, fino all’ingresso dei figli, avvenuto nel 1981. “Mio padre morì giovane, così subentrammo noi. Ma era un’altra Venezia: il Centro Storico aveva quasi 100.000 abitanti e nella sola area Marciana si contavano 7 cartolerie. Aprimmo 8 punti vendita tra Mestre, Marghera e San Donà; la sede di Bacino Orseolo riforniva ogni giorno centinaia di studenti, professionisti e impiegati senza dimenticare i Pittori di Piazza, che all’epoca erano artisti veri”.

“Con il nuovo millennio – prosegue Stefano – accorpammo in Via Paganello ogni negozio della terraferma, negozio abbigliamento al posto di testolini nostra boxma il problema più grande derivò dalla trasformazione del Centro Storico: le abitazioni divennero b&b, il numero di studenti crollò e il mercato del turismo abbracciò il low-cost. Inoltre, l’aumento dell’affitto ci obbligò a lasciare Bacino Orseolo, costringendoci a celebrare il centenario lontano da quello che i Veneziani ricordano come ‘Il Ponte di Testolini’”.

Dal 2008 la cartoleria si spostò in Calle dei Fabbri, occupando i locali che prima ospitavano la Domus e i suoi articoli per la casa. Lo spazio era ancora grande, distribuito su due livelli.
“Ma anche qui dovemmo lasciare – continua Stefano – per trasferirci nel 2017 nell’ultima sede di Campiello Corner”.

Testolini prese così il posto di Euroshop, negozio di oggettistica a pochi passi dall’(ex) Ponte dei Giocattoli.

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“Confidavamo nel cambio dei flussi post-Calatrava, sperando di coinvolgere quei turisti che un tempo compravano le stampe, il vero souvenir di Venezia. Ma tutti tornavano da San Marco con articoli senza valore. I Veneziani non c’erano più, e un turismo del genere non portava alcun beneficio”.

Oltre al caro-affitti e allo spopolamento, a tagliare la gambe a Testolini sono stati i costi di trasporto: “Non parlo dei prezzi della merce, per i quali eravamo ancora competitivi, quanto delle movimentazioni: ci sono compagnie che compiono fino a 10/15 consegne all’ora, cosa per noi insostenibile. La ciliegina sulla torta riguarda le banche, che non ci hanno per niente aiutato”.

E adesso cosa accadrà? “La ditta non esisterà più e il nome ‘Testolini’ sopravviverà nella Bottega dell’Arte di Bacino Orseolo, in gestione d’azienda a un ex-dipendente. Personalmente rimarrò nel settore lavorando in franchising con Buffetti, l’unica formula ancora in grado di dare garanzie. Con il gruppo cerchiamo una nuova location: quella di Campiello Corner è troppo estesa e i suoi costi proibitivi”.

Con la liquidazione dell’azienda, chiuderà anche il punto vendita di Mestre, che dal 2014 ospitava anche un’attività di ristorazione: i mille metri quadri di Via Paganello verranno interamente adibiti alla somministrazione di cibi e bevande.

Su quello che per 97 anni è stato il ‘Ponte di Testolini’ ha preso posto una catena di abbigliamento, mentre la successiva sede di Calle dei Fabbri è stata inglobata dal vicino ristorante.

Questa è la Venezia di oggi – conclude amareggiato Stefano – con questi affitti e questo pubblico c’è spazio solo per quelle attività. Mi dispiace per i nove dipendenti che perderanno il lavoro, perché in questi anni hanno davvero rappresentato la nostra famiglia. Ed è ciò che mi rattrista di più”.

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Così, anche Testolini e i suoi sacchetti di carta biancorossi – che per decenni hanno accompagnato la vita di ogni Veneziano – dal 30 novembre faranno ufficialmente parte solo del nostro passato.

Nino Baldan

La prima volta che entrai da Testolini fu con mio papà, che della pittura faceva la sua professione. Correvano gli anni ’80, e ai miei occhi di bambino il negozio appariva immenso: a sinistra c’erano le penne da regalo, mentre davanti si aprivano stanze e sotto-stanze stipate di matite, pastelli e fogli colorati.

Mio padre amava dilungarsi nelle conversazioni, lasciandomi a vagare da solo in quell’universo variopinto nel quale finivo spesso per perdermi. Andavo ancora all’asilo, e ad ogni visita ottenevo un pennarello per disegnare sui fogli trasparenti: con una pila e una scatola per scarpe papà mi aveva costruito un proiettore, e ogni sera irradiavo i miei schizzi sul muro del salotto immaginando fosse un cinema.

I sacchetti biancorossi di Testolini hanno accompagnato tutta la mia infanzia.
Alle elementari contenevano i pastelli, rigorosamente sfusi, oltre ai tratto-pen che usavo per il giornalino della scuola. Avvezzo alle sbavature, non mi facevo mai mancare un’abbondante riserva di bianchetti: tanto nelle fotocopie non si sarebbe notato.
Alle medie c’erano gli Uni Posca, i pennarelli-simbolo del periodo con i quali riempivamo i diari di graffiti in stile street-art. Ogni ragazzino ne aveva almeno cinque, e i più abili riuscivano a impreziosire le loro opere soffiando direttamente sulla punta.

Nino Baldan

Riproduzione Riservata.

 

7 persone hanno commentato questa notizia

  1. È una notizia tristissima, ho abitato per sessant’anni a Mestre e Testolini era un punto di riferimento meraviglioso, ora abito in Emilia Romagna in un paesino sull’Appennino e quando tornavo a Mestre non mancavo mai di fare una capatina da Testolini… mi mancherà moltissimo.

  2. Sono tristissima. Negli anni 60/70 andavo da Testolini con mio padre, architetto, che in negozio aveva il “conto aperto” . Mi piaceva vagare tra i vari reparti, adoravo l’immersione in quel mondo di colori e forme. Ricordo i riti di inizio anno scolastico alle Medie: quaderni, astucci con le Stabilo, le Staedtler o le Caran d’Ache che sostituivano le Giotto delle elementari, le prime penne a china Rotring e poi il famoso cubo di plastilina, per le prime sculture. A Natale i biglietti che accompagnavano i regali li compravo sempre da Testolini. Chiude una realtà commerciale che mi ha accompagnato nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza all’età adulta. Sono tristissima.
    Toti Rizzetto

  3. Un bellissimo articolo.
    Possibile che il Comune non tuteli le proprie attività storiche, come queste? Negozi secolari che non vendono merce di qualità e non paccottiglia… Dovrebbero godere di sgravi e aiuti, invece i pochi che resistono sono con l’acqua alla gola e continuano ad arrivare permessi per bar e ristoranti, plateatici in tutta la città.

  4. Mi ricordo con piacere il sig.Bettio e la Sig.na Testolini quando avevo continui contatti per il lavoro come
    magazziniere (ma lavoravo anche in Segreteria Amministrativa con contatti con i fornitori per preventivi e
    pagamenti ) presso l’Istituto Statale d’Arte di Venezia.Ricordo anche i suoi dipendenti molto bravi.
    Era un negozio che poteva fornire materiale per la scuola tipica come l’Istituto d’Arte.La collaborazione è
    continuata anche con i negozi di Corso del Popolo e a Marghera.
    Nostalgia per quella Venezia perduta.

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