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Venezia e i turisti. “Tassa di sbarco”, non siamo pronti: tutto rinviato al 2020

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Venezia e i turisti. "Tassa di sbarco", non siamo pronti: tutto rinviato al 2020

La ‘Tassa di Sbarco’ (tecnicamente nominata ‘Contributo di accesso’) era stata una piacevole novità introdotta con l’ultima Legge di Bilancio del governo Salvini. Senza tanti giri di parole si trattava di un ‘ticket di ingresso che devono pagare i visitatori per la città’.

Contributo di accesso per Venezia: le origini.
Venezia (e le grandi città d’arte) hanno un problema comune: ai milioni di turisti che arrivano e pernottano in città (pagando la Tassa di soggiorno) si sommano altri milioni di visitatori giornalieri, i cosiddetti ‘mordi e fuggi’, che arrivano la mattina e ripartono la sera non portando alcun beneficio alla città. Anzi, questo peso supplementare su, ad esempio, mezzi pubblici super-affollati e raccolta di rifiuti, è interamente a carico dei residenti.

Il ‘Contributo di accesso’ (o Tassa di sbarco) era un modo per limitare le presenze di visitatori giornalieri o, più realisticamente, introdurre una voce in bilancio del comune che così sarebbe stato ‘indennizzato’ per il peso di questo tipo di turismo trovandosi un bel gruzzoletto a bilancio da spendere.

Nelle premesse iniziali, con il fervore dell’entusiasmo, era stato anche dichiarato che l’entrata supplementare dell’amministrazione comunale sarebbe potuta essere stata investita per iniziative a favore della residenzialità veneziana che presenta ogni anno una paurosa curva verso il basso (anche per il fatto che sarebbe poi il soggetto che soffre fisicamente l’impatto dell’eccesso turistico), ma di questo argomento sembra essersi smarrito anche il ricordo.

L’insostenibile Leggerezza dell’Essere… la Tassa.
Per il momento la Tassa è un’esistenza teorizzata. A febbraio del 2019 era uscito il vademecum con tutte le norme delle varie casistiche sulla sua applicazione a Venezia e l’annuncio diceva che sarebbe stata pienamente operativa da settembre 2019, perdendo tutta un’estate di incassi per l’amministrazione, se vogliamo. La cosa avrebbe infatti significato un incasso dimezzato per il Comune: 1,5 milioni di euro contro i 3 milioni inizialmente previsti.

Oggi però viene comunicato che slitterà al primo gennaio 2020 la partenza del contributo. Forse che l’amministrazione comunale, avendo risanato i bilanci, non abbia “bisogno”?


Le difficoltà dell’applicazione della ‘Tassa di Sbarco’.

E’ notizia di oggi infatti che la Giunta comunale ha approvato ieri sera un emendamento alla variazione del bilancio di previsione 2019-2021 con cui ‘tecnicamente’ si propone di sospendere fino al 31 dicembre l’efficacia del Regolamento Comunale che istituisce il contributo.

Sarebbero emerse “criticità operative e gestionali” nell’applicazione del Regolamento che avrebbero penalizzato tutti i passeggeri, mettendo così a rischio l’applicazione puntuale del tributo.

“Una scelta obbligata – spiega l’assessore comunale al Bilancio, Michele Zuin – scaturita a seguito delle interlocuzioni effettuate negli ultimi mesi dall’Amministrazione comunale con tutti i vettori
interessati”.

Le difficoltà sarebbero legate alle diverse modalità di vendita dei biglietti e a possibili criticità nell’interoperabilità dei sistemi di vendita e prenotazione.

“Inoltre – continua Zuin – alcuni vettori e operatori hanno instaurato dei contenziosi impugnando al Tar il provvedimento evidenziando, tra l’altro, l’impossibilità di adeguare i propri sistemi informativi e operativi in modo coerente entro il termine del primo settembre 2019”.

Nel frattempo, precisa l’amministrazione comunale, è già stata individuata la procedura operativa in grado di superare le criticità, che però deve essere oggetto di una “necessaria revisione” del Regolamento.

“La sospensione fino a fine anno consentirà di rivedere il Regolamento Comunale già a settembre, in tempo utile per la piena applicazione da gennaio”.

Era ovvio che le aziende di trasporto non avrebbero visto volentieri l’incarico di riscuotere il tributo, di eseguire controlli e riscontri sui passeggeri e di dover offrire, a loro volta, controlli e riscontri. Ma sembra parere popolare in città che comunque non si sarebbe dovuta perdere l’entrata di 3 milioni di euro dell’intero 2019. Era denaro che si sarebbe davvero potuto investire nella residenzialità o nella salvaguardia della città.

“Se i mìo disèva, andavo mì in Piassae Roma co un bancheto…”, commenta ‘Bepi canevassa’…

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Mario Nascimbeni
Giornalista professionista, collabora ed ha collaborato con grandi testate nazionali. Ha base operativa a Roma, ma la sua professione lo porta in ogni parte del mondo come inviato o per reportage personali.

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