Venezia e i turisti cafoni, sta per arrivare la stretta, ma c’è chi si oppone. Anche in Giunta

ultimo aggiornamento: 21/09/2018 ore 07:22

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Venezia soffre il problema del turismo cafone, e l’argomento ha fatto il giro del mondo provocando più cautela nei comportamenti già morigerati, e, purtroppo, più volgarità ed esibizionismo nei caratteri menefreghisti in virtù di una fasulla impunità percepita.

Venezia ora prova a porre rimedio a questa mentalità sbracata, figlia spesso delle esuberanze e dei messaggi social, e propone nuove norme che, però, fanno discutere.

Negli anni ’80 divenne famosa la ‘battaglia’ contro i saccopelisti di Augusto Salvadori. Da allora in città le cose sono andate via via peggiorando. Ma forse neppure il severo ex assessore al decoro avrebbe immaginato che un giorno si arrivasse addirittura a parlare di un divieto di sedersi, per esempio, o sdraiarsi sui ‘masegni’ e i gradini.

La città storica, invasa da circa 30 milioni di visitatori l’anno, soffre dell’inciviltà di una buona percentuale di essi, tanto che è stato coniato il termine ‘turisti cafoni’. Gente
che scambia il gioiello sulla laguna per un camping, una spiaggia, una ‘terra di nessuno’ dove espletare qualsiasi – ma realmente qualsiasi – esigenza in libertà.

Per effetto della legge del contrappasso, oggi invece fanno discutere le rigide norme contenute nell’art. 35 del nuovo Regolamento di polizia e sicurezza urbana, che elenca gli ‘atti contrari al decoro in relazione all’uso improprio delle aree monumentali e dei ponti’. E che, se approvato senza modifiche, potrebbe introdurre il divieto perfino di sedersi a terra.

Certo, nessuno arriverebbe a multare il turista stremato dal girovagare nelle calli che si ferma a prendere fiato. Ma chi si siede a terra con bicchieri e piattini di plastica sì.

Quello della maleducazione di certi vacanzieri ‘mordi e fuggi’ è uno dei nervi scoperti dell’eterno, difficile rapporto fra Venezia e il turismo. Lo hanno dimostrato le recenti polemiche per un ‘atto di libertà’ come quello dell’attore Stefano Accorsi, fotografato su un tavolino a San Marco a gustarsi in smoking un trancio di pizza mangiata sul cartone. “Un bellissimo modo di godere della Bellezza d’Italia…” l’aveva definito l’attore.

Non così le associazioni di tutela della città, che avevano bacchettato Accorsi, prefigurando il pericolo-emulazione della pizza da asporto mangiata vagabondando nel salotto di Venezia.

Si è così aperto il contraddittorio con chi accusava, per contro, amministratori e residenti di un regime scarsamente democratico che obbligherebbe a “servirsi di costosi bar e ristoranti” per visitare la città.

La verità, come al solito, sta nel mezzo. Ma il fatto che sia diventato necessario redigere un decalogo su come comportarsi è, appunto, un fatto. Così ora sono in discussione le nuove norme che il Comune, stanco di pic-nic improvvisati in piazza San Marco, turiste in bikini ai Giardini Papadopoli, bagni nei canali e bici-turismo, sta mettendo a punto per difendere il decoro della città.
Ma non solo, perché i divieti verrebbero estesi anche ai campi e piazzali più gettonati dai turisti a Murano, Burano e al Lido.

E’ un giro di vite che puntualmente offre il fianco agli esegeti delle tesi opposte, tra cui alcuni gruppi dell’assemblea municipale stessa. Alcuni rappresentanti delle forze di minoranza, come il Pd, hanno eccepito che “non si può vietare tutto”, chiedendo che si pensi ad aree apposite con panchine per far sostare i turisti.

Il dibattito è stato molto acceso nella riunione della Commissione che deve vagliare il regolamento, prima che ad ottobre arrivi nell’aula del Consiglio comunale.

Le sanzioni, ad ogni modo, scatteranno solo in caso di violazioni reiterate del Regolamento: dopo il primo avviso degli agenti della municipale, e la richiesta di interrompere un determinato comportamento, solo persistendo nella condotta contraria al decoro si potrà incorrere nella multa, che partirà da 50 euro, ma potrebbe arrivare anche a 500, o al Daspo urbano, per violazioni nei luoghi di particolare pregio del centro storico.

Paolo Pradolin

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2 persone hanno commentato questa notizia

  1. Forse davvero non serve vietare “tutto”, basta semplicemente vietare che arrivino più di 25.000 turisti al giorno… (un turista ogni due abitanti credo sia più che sufficiente!)
    Ma il Comune non sembra affatto intenzionato a porre limiti credibili e severi…
    Intanto avremo presto anche i 12.000 pendolari delle nove strutture ricettive alla stazione ferroviaria di Mestre! I fatti smentiscono le propagande…

    Prof. Fabio Mozzatto – “Veneziano d.o.c.”

    • Infatti, Fabio: questi prima concedono/permettono il proliferare di ogni genere di attività ricettiva (anche con il bulimico degejo che rappresentano i dormitori che stanno venendo su), e di ristorazione (comprese le moltissime attività per cibi da asporto), e, poi, chiudono la classica stalla dopo aver fatto scappare i buoi. Io proporrei di modificare l’assessorato al commercio (anche se ora c’è la delega in mano al sindaco accentratore), in assessorato al magna, bevi e dormi.

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