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giovedì 29 Luglio 2021

Veneto “arancione” oggi, ma a rischio zona rossa domani

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Veneto “arancione”, come abbiamo visto, ma esiste il rischio di finire addirittura in zona rossa con i numeri attuali per un molto probabile cambio di parametri del governo.
La zona rossa è infatti un rischio oggi per Veneto ed Emilia Romagna.
Quali sono i pericoli?
La zona rossa scatterà automaticamente in quelle regioni dove l’incidenza settimanale è di 250 casi Covid ogni 100mila abitanti.
Il Veneto e l’Emilia Romagna potrebbero essere in questa fascia già alla fine della prossima settimana.
Il governo oggi sta lavorando ad una nuova stretta dato che si trova ancora attualmente con 20mila positivi e quasi 500 morti al giorno, e saranno certamente nuove misure restrittive in Italia, nel tentativo di frenare la risalita del virus.
L’indice Rt è stato il primo valore revisionato, ed è quello che ha fatto entrare la nostra Regione in zona arancione. E’ bastato “correggere” il dato ammesso abbassandolo a 1 (era prima a 1,25).
Domani, portando la soglia a 1,25 (anziché ad 1,50) ciò sarà sufficiente per passare alla zona rossa.
L’esecutivo punta ad inserire questa nuova modifica nel Dpcm che entrerà in vigore dal 16 gennaio.
E’ l’Istituto superiore di Sanità, con la condivisione del Comitato tecnico scientifico, a pretendere la variazione:

se l’incidenza settimanale dei casi supera i 250 casi ogni centomila abitanti, la Regione è automaticamente in zona rossa.
L’incidenza è un parametro fondamentale secondo gli esperti e la soglia ottimale è 50 casi ogni 100mila abitanti poiché è l’unica che garantisce “il completo ripristino sull’intero territorio nazionale” del contact tracing.
Il Veneto con i numeri di oggi sarebbe dunque attualmente rosso.
Il Veneto ha infatti un’incidenza di 453,31 casi, mentre l’Emilia Romagna, con 242,44 casi, rimarrebbe di poco fuori.
I dati sono però relativi alla settimana dal 28 dicembre al 3 gennaio che, secondo le stime degli esperti, andranno in peggioramento nel prossimo monitoraggio.
Del nuovo Dpcm che conterrà questa modifica si parlerà lunedì nella riunione tra governo e Regioni convocata dal ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia. E già si annunciano fibrillazioni

nonostante il ministro abbia fatto sapere che il governo garantirà i ristori a tutte le attività che a causa delle restrizioni resteranno chiuse.
I governatori non nascondono la loro perplessità alle modifiche: l’automatismo, è il ragionamento, potrebbe finire per penalizzare le regioni più virtuose, quelle che fanno il maggior numero di tamponi, proprio come il Veneto, dice Zaia.
Un compromesso dovrà essere trovato ma la volontà ormai certa del governo è quella di stringere ulteriormente le maglie. Anche e soprattutto per evitare che un’impennata dei casi vada a compromettere la campagna di vaccinazioni. Nel provvedimento in vigore dal 16 verrà quindi confermato il divieto di spostamento tra le regioni, comprese quelle in zona gialla, verrà ribadito il coprifuoco alle 22 e non è escluso ci sia anche la proroga dello stato d’emergenza, che scade il 31 dicembre.
Bar e ristoranti resteranno con tutta probabilità nelle stesse situazioni, cioè

potranno potranno rimanere aperti solo in zona gialla e solo fino alle 18, e la norma che prevede la possibilità una sola volta al giorno e per un massimo di due persone (oltre ai minori di 14 anni) di andare a trovare amici o parenti.
Nel Dpcm, oltre alla scuola, entrerà molto probabilmente anche la proroga della chiusura degli impianti da sci, che al momento dovrebbero riaprire il 18 gennaio. Più volte nei giorni scorsi Boccia ha ribadito che potranno riaprire solo quando si sarà tornati alla normalità: “prima si mettono in sicurezza sanitaria le comunità, prima si fanno tornare a scuola in presenza tutti gli studenti delle scuole superiori e poi si potrà tornare a parlare di impianti da sci”.
Ma l’obiettivo del governo è anche quello di dare un segnale di speranza: per questo nel Dpcm dovrebbe essere introdotta una nuova zona ‘bianca’ nella quale sarebbero aperte tutte le attività, scuole comprese. Il criterio ipotizzato per accedervi, al momento, sarebbe l’Rt sotto 0,5: una soglia che però ad oggi è ben lontana dall’essere raggiunta dalle regioni.

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