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martedì 21 Settembre 2021

Vega di Mestre, si va verso concordato preventivo, oltre 7 milioni di perdite

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Buco di 7,3 milioni di euro e un indebitamento di altrettanti 15,5, per il Parco Scientifico e Tecnologico di Marghera, Vega. L’ex procuratore della Repubblica di Venezia, Ennio Fortuna, ieri ha concluso: “Mi chiedo se ci siano i termini per un concordato o se invece non sia da considerare la società fallita.”

Promotore e socio di maggioranza, il Comune di Venezia si difende così, tramite le parole del sindaco Giorgio Orsoni: “Perdite e indebitamento? Bisogna chiedere agli amministratori precedenti, noi monitoreremo fino in fondo tutte le operazioni: se emergeranno responsabilità degli organi societari valuteremo se promuovere un’azione di responsabilità.”

Un’azione di ricapitalizzazione da parte degli organi pubblici non è prevista dalla legge (dopo tre bilanci in rosso) e i soci non vogliono, così come la Regione, nonostante lì abbia dei propri spazi affittati (Veneto Nanotech).

«E chi paga? Come al solito i cittadini — afferma il consigliere comunale di Impegno per Venezia e Mestre, Renato Boraso —. Ma non ci sto, faccio un esposto alla Corte dei Conti, vediamo di chi è la responsabilità di questa gravissima situazione».

Il Vega di Mestre negli anni ha accumulato sempre più debiti e problemi. Dice Luigi Rossi Luciani, presidente, assieme al direttore ex vicesindaco di Venezia, Michele Vianello dal 2009 al 2012: «Abbiamo ereditato una situazione complessa, l’abbiamo lasciata un po’ meno complessa».

Nel luglio 2012 è diventato presidente Daniele Moretto e nel luglio 2013 Tommaso Santini, amministratore delegato. Hanno così iniziato ad occuparsi di alcune questioni strutturali (spese e costi della struttura e delle utenze): Santini ha rivisto il contratto d’energia, che veniva pagata il 30% in più del dovuto e la Cleanpower Scarl, perde almeno 2 milioni di euro all’anno, costando più di quello che ricava.

Rossi Luciani ha così affermato: “Il piano di rientro ce l’avevamo anche noi e prevedeva la vendita di alcuni asset immobiliari ma alla fine si sarebbe trattato di una svendita, saremmo stati capaci anche noi di chiedere il concordato ma avevamo preferito elaborare il piano di alienazioni», continua l’ex presidente.

Il risultato: la società andrà in fallimento se non verrà approvato dal tribunale il concordato che Vega presenterà entro sessanta giorni.

Alice Bianco

[27/11/2013]

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