Vaccino coronavirus: partite prime sperimentazioni. Grandi speranze per il ‘cerotto’

ultimo aggiornamento: 03/04/2020 ore 07:35

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Vaccino coronavirus: partite prime sperimentazioni. Grandi speranze per il 'cerotto'

Coronavirus: è il vaccino la grande speranza che si rincorre, con l’obiettivo di averne uno efficace entro fine 2020.

La corsa contro il tempo continua, sia per testare vaccini e sia sul fronte dei farmaci contro il coronavirus. Mentre le agenzie regolatorie mondiali sui farmaci si sono mobilitate per creare corsie preferenziali per dare l’OK ai trial clinici, fanno ben sperare i risultati dei primi test su uno dei vaccini in studio, che potrebbe essere applicato con un cerotto direttamente sulla pelle, in modo facile e indolore.


Vaccini in studio ce ne sono diversi, in questo momento l’Ema in Europa ne sta valutando almeno una dozzina (5 test preclinici sono partiti in Italia) mentre negli Usa e’ stata già avviata da un paio di settimane la sperimentazione sull’uomo, ma l’obiettivo e’ quello di bruciare i tempi e, come spiega Silvio Garattini, non e’ esclusa la possibilita’ che si possa arrivare a chiudere le sperimentazioni fra dicembre e febbraio e avviare in qualche caso la produzione delle prime dosi entro fine anno.

Il vaccino-cerotto è oggi una promettente possibilità sviluppata da Andrea Gambotto, della University of Pittsburgh e testata preliminarmente su topi in un lavoro su EBiomedicine.

Chiamato ‘PittCoVacc’, è un cerotto con 400 microaghi – spiega all’ANSA – che in 2-3 minuti si sciolgono”, rilasciando l’antigene che scatena la risposta immunitaria, la subunità “S1” della proteina virale “spike”.


“La possibilità che questo vaccino protegga dal virus SARS-CoV-2 è alta”, sostiene Gambotto; non appena ricevuta l’autorizzazione dall’FDA, spiega, sarà avviata la prima sperimentazione su pazienti.

“Speriamo di fare la fase I della sperimentazione in brevissimo tempo, anche il mese prossimo – auspica: in 6-8 settimane puoi avere indicazioni di efficacia, quando si tratta di un vaccino già pochi volontari bastano per vedere se c’è una risposta immunitaria”.

Il vaccino-cerotto contro il coronavirus, battezzato PittCoVacc – Pittsburgh CoronaVirus Vaccine – è semplice, funziona in modo simile agli attuali vaccini antinfluenzali, ovvero si basa sull’utilizzo di frammenti di proteine virali creati in laboratorio in grado di indurre l’immunità, ed ha diversi vantaggi d’uso. Lo spiega in una nota Louis Falo, coautore del lavoro su EBiomedicine e professore e direttore del Dipartimento di dermatologia della Facoltà di Medicina dell’Università di Pittsburgh e UPMC, University of Pittsburgh Medical Center, che estende le sue maglie anche in Italia.

“UPMC Italy, con ISMETT IRCCS e la Fondazione Ri.MED – sottolinea Bruno Gridelli, Vice Presidente Esecutivo di UPMC International e Country Manager di UPMC in Italia – è impegnata a sostenere la Regione Siciliana nell’affrontare l’emergenza COVID-19 sia sul fronte della cura che su quello della ricerca. Gli importanti progressi delle ricerche condotte a Pittsburgh dai ricercatori dell’Università di Pittsburgh e UPMC rientrano tra gli importanti benefici del partenariato internazionale del cluster ISMETT-Ri.MED”.

Tanti i vantaggi potenziali del vaccino cerotto: infatti, una volta prodotto, il vaccino può rimanere a temperatura ambiente fino al suo utilizzo, eliminando la necessità di refrigerazione durante il trasporto o lo stoccaggio.

Inoltre, spiega Andrea Gambotto, altro coordinatore del lavoro, il vaccino con cerotto a micro-aghi contro il SARS-CoV-2 mantiene la sua potenza anche in seguito alla sterilizzazione con raggi gamma, un passo fondamentale verso la realizzazione di un prodotto adatto all’impiego nell’uomo.

E ancora, continua Gambotto, con il cerotto c’è bisogno di meno principio attivo (un quarto di principio attivo rispetto all’iniezione) per dare la risposta anticorpale, perché la pelle è un’area molto recettiva tra le migliori per i vaccini.

Gli autori hanno presentato la richiesta di approvazione di nuovo farmaco sperimentale (IND) alla Food and Drug Administration per avviare un trial clinico.

Intanto in Giappone si va avanti con la sperimentazione dell’Avigan, pur non scevro da polemiche e in Emilia Romagna è partito un trial con l’eparina.

Made in Italy è invece il trial con eparina, che ha dato i primi riscontri nei casi di polmonite interstiziale nell’ospedale Castel San Giovanni (Piacenza).

La terapia sfrutta da un lato il potere antiinfiammatorio dell’eparina e dall’altro la sua capacità anticoagulante che previene una delle maggiori complicanze osservate nei pazienti covid: la trombosi diffusa (formazione di coaguli nel circolo sanguigno).

Intanto in Giappone il protagonista è l’Avigan: la casa farmaceutica Fujifilm Toyama Chemical tratterà con il farmaco 100 pazienti.

L’Avigan nasce come farmaco anti-influenzale e può essere utilizzato solo previa approvazione del Governo a causa degli effetti collaterali ancora poco chiari.

Anche le autorità che regolano nuove terapie sono in prima fila contro il virus, per dare il via libera sui trial il prima possibile: l’FDA ha avviato il programma Coronavirus Treatment Acceleration Program (CTAP) per velocizzare lo sviluppo di possibili terapie. Lavora h24 per esaminare le richieste che arrivano da aziende, ricercatori e medici impegnati contro il covid, facendo un vero e proprio triage delle richieste e dando risposte rapidissime.

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