Ucciso a botte a 21 mesi. Dottore del pronto soccorso sotto choc

ultimo aggiornamento: 19/08/2020 ore 11:01

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Coronavirus Fase 2, medici di urgenza: pronto Soccorso a rischio caos

Ucciso di botte a 21 mesi: fermati madre e compagno (che non è il padre naturale del bimbo morto). Inconfondibili i segni sul piccolo corpo, lividi e lesioni e per la situazione pericolosa il papà aveva già presentato un esposto a luglio. Purtroppo non è servito a evitare la morte al piccolo.

Oggi ci si interroga sui “perché”. Sarebbe stato il “silenzio-connivenza” e la “tolleranza” di uno stile di vita aggressivo, da “padre-padrone”. Uno stato che ha portato al decesso di una creatura innocente e al fermo della 23enne madre del bambino di 21 mesi morto.


Secondo l’accusa, nell’ospedale di Modica sarebbero stati accertati i postumi da lesioni. A procurargliele, sostiene la Procura di Siracusa titolare dell’inchiesta, sarebbe stato il convivente della donna, un 32enne, che non è il padre naturale del bambino e che era stato fermato ieri sera dalla polizia per gli stessi reati contestati alla madre: maltrattamenti in famiglia e omicidio.

L’uomo è stato portato nel carcere di Siracusa. Non sarebbe stata la prima volta, hanno ricostruito le indagini della polizia, che il piccolo subiva violenza fisica dal ‘patrigno’. Che in passato, in altri contesti, era stato già denunciato per maltrattamenti in famiglia.

L’uomo si sarebbe più volte lamentato perché non sopportava i suoi continui pianti e per questo, sostiene l’accusa, lo scuoteva e lo picchiava. Procurandogli anche, nei mesi scorsi, una frattura che è stata diagnosticata e medicata all’ospedale di Noto e che, fu spiegato ai dottori del pronto soccorso, era stata causata da una caduta a terra del piccolo.


Ma il padre del bimbo aveva presentato lo scorso luglio in Liguria, dove lavora, un esposto per maltrattamenti contro ignoti per lesioni ai danni del figlio. L’iniziativa sarebbe dovuta a dei lividi che il piccolo aveva in volto, vicino all’orecchio.

La nonna paterna aveva visto le lesioni e le aveva documentate con delle foto scattate al bambino che pare avesse anche problemi a camminare. E ieri però, è la tesi dell’accusa, l’aggressione, avvenuta nella casa della coppia un’abitazione di edilizia popolare di Rosolini, nel Siracusano, è stata particolarmente dura e violenta, tanto da procurargli delle lesioni fatali. E da rendere subito necessario l’intervento di un’ambulanza e del personale del 118.

Il piccolo paziente è stato subito portato nell’ospedale ‘Maggiore’ di Modica, città del Ragusano dove c’è il nosocomio più vicino a Rosolini. Anche questa volta, accusa la Procura di Siracusa, i due avrebbero mentito sull’accaduto. Cercando di nascondere la violenza con delle bugie: hanno detto che il piccolo era stato male, che aveva ingoiato un giocattolo, che era caduto, che era rimasto incastrato in una porta di casa.

Ma le ferite evidenti e l’esperienza del medico di turno al pronto soccorso hanno fatto scattare l’allarme e le indagini del personale del locale commissariato di polizia. Il dottore sarebbe rimasto “senza parole”, quasi “sotto choc”, davanti alle lesioni presenti sul corpo senza vita del bambino di 21 mesi.

Il medico non ha avuto esitazioni ed ha avvisato gli investigatori. Le indagini della polizia sono state veloci. La madre ha prima cercato di ‘coprire’ il compagno, ma poi ha raccontato l’accaduto e ha svelato anche le violenze che l’uomo avrebbe commesso nel tempo nei confronti del piccolo e anche nei suoi. Che lei avrebbe accettato in silenzio, senza mai parlarne con alcuno, tanto meno presentando denunce.

Un atteggiamento che, secondo la Procura di Siracusa, l’ha resa in qualche modo complice del delitto per non avere protetto un piccolo indifeso. Nessuna aggressione, invece, avrebbe subito un altro figlio, più grande, di circa sei anni, che la 23enne aveva avuto durante una ‘vecchia’ relazione poi finita.

Il padre del bambino di 21 mesi non viveva da tempo a Rosolini, ma in Liguria alla ricerca di un lavoro maggiormente stabile. Erano stati i familiari di quest’ultimo in passato a notare che “il bambino non era sereno” e avevano incaricato un legale di fare intervenire i servizi sociali perché non vedevano il piccolo con continuità, e nell’ultimo tempo da diversi giorni.

Dell’altro figlio della donna, portata nel carcere di Messina, si occuperà il Tribunale per i minorenni di Catania che dovrà decidere sul suo affido temporaneo.

Le indagini del commissariato di polizia di Modica sono state coordinate dal procuratore di Siracusa, Sabina Gambino, dall’aggiunto Fabio Scavone e dal sostituto Donata Costa. I magistrati hanno disposto l’autopsia.

(foto da archivio)

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